L’utilizzo del precariato nelle forme che conosciamo ha creato anche sacche di lavoro nero, destabilizza il sistema sanitario, rende precario anche chi non lo è mettendo in pericolo il futuro delle strutture sanitarie. La finanziaria 2006 non prevede alcuna soluzione per i precari .............
A settembre del 2003, mi feci promotore di una vertenza sindacale in Campania, per l’applicazione “forzata” di alcuni principi normativi (D.Lgs 368), per la stabilizzazione degli infermieri precari che da oltre 10 anni, con incarichi semestrali, avevano perso ogni speranza per il proprio futuro.
Va considerato che all’epoca il fenomeno del precariato, di questa delicatissima figura professionale, interessava in Campania oltre 2000 unità lavorative. Inoltre, tale situazione di precarietà aveva creato una forma di migrazione forzata verso il nord, dove nel frattempo si espletavano i concorsi per coprire le note carenza di questa figura.
Nella sostanza, si era creato un circolo vizioso che vedeva dopo sei mesi (il famoso periodo di prova), fare richiesta di mobilità, per ritornare in Campania, da parte di questi operatori.
Il fenomeno contraddittorio che si realizzava era che chi sceglieva di “sacrificarsi” per qualche mese fuori regioni riusciva a ritornare anche dopo sei mesi (di ruolo). Nel mentre i suoi vecchi colleghi continuavano qui il circolo vizioso di precariato con incarichi semestrali.
Questa situazione aveva creato un grave disagio sia nelle nostre strutture sanitarie che nelle aziende sanitarie del nord Italia, che non vedevano mai la fine di un processo di integrazione di personale qualificato. Il turn over così veloce non garantiva l’acquisizione di esperienze professionali adeguate ai bisogni assistenziali.
Per questo motivo e per fermare questa “emoraggia” il sindacato nazionale fu costretto, nell’ultimo contratto nazionale di lavoro del personale della sanità (2004), ad inserire una clausola che non consentiva più al lavoratore di fare domanda di trasferimento extra regionale se non fossero passati almeno due anni dall’immissione in ruolo. Non bastavano più i sei mesi di prova.
Ora, la dimensione del precariato in Italia, in diversi settori della pubblica amministrazione e non solo, non è diminuito ma, nella sostanza, si è “stabilizzata” in “precarietà cronica” senza nessuna speranza per il futuro e, cosa ancora più grave, anche in Campania si sta cercando di cancellare, in un certo senso, questo importantissimo risultato che ha cercato di riconquistare un minimo di dignità al lavoro.
Infatti, oltre all’Azienda Ospedaliera di Salerno solo poche altre hanno utilizzato questa norma e solo nella provinica di Salerno con l’ASL 2 e 3 di Salerno le quali hanno utilizzato la graduatoria dello stesso concorso per coprire le loro carenze e ciò nel rispetto di una legge nazionale che garantisce, a fronte di un risparmio di spesa per le procedure concorsuali, di utilizzare la graduatoria del concorso fatto anche in altre aziende.
La stessa precarietà quindi col tempo ha reso precario lo stesso Sistema Sanitario in Campania ed i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti e lo stesso sindacato, è intervenuto più per inserire clausole di limitazione del danno, che pure intervenire in maniera più organica anche a livello nazionale per regolamentare e far legiferare meglio sulla materia con una norma di salvaguardia come un concorso riservato.
L’esperienza vissuta e che ha reso protagonisti questi lavoratori precari in una battaglia di dignità resta quindi anche di controtendenza alle situazioni che ancora oggi si registrano, purtroppo ancora oggi, in altre aziende sanitarie pubbliche della Campania. Il risultato raggiunto nell’Azienda Ospedaliera di Salerno, con la stabilizzazione di oltre 180 infermieri precari, resta un risultata importante.
Costituito il Comitato di Infermieri Precari all’interno dell’Azienda Ospedaliera di Salerno (dove lavoro), iniziammo una serie di iniziative di sensibilizzazione, tra le quali (anche) la realizzazione di uno SPOT di 45 secondi realizzato in collaborazione con “Campania Film Commission” e qui ringrazio ancora oggi il suo responsabile, il carissimo amico Rino Piccolo, napoletano laureato in Economia e Commercio alla Università Federico II, ricco di più di 10 anni di esperienze come Produttore ed Assistente Produttore Cinematografico maturate ad Hollywood per grandi produzioni Italiane e Statunitensi ed in frequente contatto con le Film Commissions di tutto il mondo.
Lo spot andò in onda come “comunicazione sociale” in molte televisioni locali della Campania fu presentato anche a Napoli in una conferenza stampa organizzata dalla stessa “Campania Film Commission”. Lo SPOT riprendeva il susseguirsi veloce del tenersi per mano al capezzale di un letto d’ospedale tra un’infermiere ed un ammalato. Una scritta in sovrimpressione “avrei voluto dedicarti più tempo” sintetizzava il momento e la situazione di precarietà, in sottofondo molto sfumato, un bellissimo pezzo musicale dei Pink Floid. Lo spot fu molto apprezzato e toccò molto la sensibilità delle persone che lo videro. Non so se fu grazie a questo spot o anche ai presidi di lotta sindacale nell’atrio del Duomo di San Matteo (Patrono) di Salerno, che il Consiglio Regionale della Campania il 16 Dicembre 2003 (dopo 4 mesi dall’inizio della vertenza) promulgò una Legge Regionale la n. 26 che inseriva un criterio di salvaguardia e di “riserva” (30%) per i precari, nei pubblici concorsi, sui posti disponibili in organico.
Certo non era l’obiettivo sperato (sanatoria) ma in ogni caso riuscimmo così a sbloccare, dopo dieci anni di precariato, i primi concorsi riservati in Campania ed a stabilizzare nell’Azienda Ospedaliera di Salerno oltre (appunto) 180 infermieri. Del principio ne beneficiò anche altro personale precario, come nel caso di un gruppo di figure ausiliarie.
La “velleità” (personalmente l’ho sempre chiamato “sogno”) iniziale di questa battaglia sindacale aveva dato i suoi frutti. Certo, se questo si fosse realizzato prima, forse, non sarebbe stato necessario inserire nei contratti nazionali del personale della sanità la clausola dei due anni per chiedere un trasferimento e ciò avrebbe stabilizzato un flusso migratorio garantendo meglio le carenze di personale nelle strutture del nord Italia.
In questi giorni si è tenuta a Roma una manifestazione nazionale contro il precariato.
Considerata l’esperienza ed il potere dei messaggi mediatici suggerirei di fare uno spot e chiedere alle televisioni di mandarlo in onda (gratuitamente) come “comunicazione di utilità sociale” chissà forse si riuscirebbe a “ri-finanziare la finanziaria” e si riuscirebbe a definire una seria legislazione nazionale.
Dico ciò anche perchè la Legge Regionale n. 26 del 16 dicembre 2003 della Campania rischia nel frattempo di essere considerata “anticostituzionale” in quanto la materia del “lavoro” non rientra nelle deleghe che il governo nazionale assegna alle regioni, come nel caso del legiferare in altre materie (sanità, formazione professionale, trasporti , ecc), per questo urge una disciplina nazionale.
L’utilizzo del precariato nelle forme che conosciamo ha creato anche sacche di lavoro nero, ha destabilizzato il sistema sanitario, rende precario anche chi non lo è (l’ammalato nel nostro caso) mettendo in pericolo il futuro delle strutture sanitarie.
La finanziaria 2006 non prevede alcuna soluzione per i precari della sanità e di altri settori della pubblica amministrazione. Le regioni, senza intervento governativo non sono in grado di stabilizzare il precariato della sanità salvo eccezioni come abbiamo visto, tanto meno si presta attenzione al precariato dei servizi esternalizzati che rimangono in balìa di un’imprenditoria che ben conosciamo.
Su questo argomento a breve pubblicherò la storia di un’altra vertenza sindacale con la quale abbiamo garantito un futuro stabile di lavoro, nell’organico del nostro ospedale di Salerno, ad oltre 200 lavoratori precari di cui: 50 di una ditte che gestiva prima in appalto le pulizie, ed altri 33 Lavoratori che gestivano gli impianti idrotermoelettrici (vicenda che oggi alla luce di recenti arresti di alti dirigenti nella sanità campana assume un "valore aggiunto" a conferma "indiretta" dei suoi obiettivi di lotta dei lavoratori: contro tutti gli "sprechi" in sanitàe come la vigilanza e la tutela del lavoro possa evitare anche "inquinamenti" esterni) oltre alla stabilizzazione di 120 Lavoratori Socialmente Utili.
Il pericolo è l’isolamento dei precari e quindi occorre una presa di coscienza del problema da parte della nostra classe politica. Questa situazione non può restare più imbrigliata in futili promesse da parte anche di regioni di sinistra che procedono a piccoli passi, selezionando il precariato da stabilizzare e che sono di fronte ad una vigilia di tagli di posti di lavoro e servizi, la situazione della nostra regione Campania è emblematica anche in ordine al costo più alto di prestazioni straordinarie erogate senza nessuna politica seria di investimenti e sull’occupazione.
Spero che queste nostre esperienze possa essere un esempio ed un contributo concreto alla soluzione del problema di tanti precari: "le lotte sindacali quando si fanno si possono anche vincere".