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Avanguardie femminili in Italia e in Russia - Mostra pittorica sul Futurismo

Nei locali dell’ex Convento del Ritiro, a Siracusa, in via Mirabella, è in esposizione una mostra dedicata all’arte futurista, poco pubblicizzata ma che merita di essere visitata.
di Donatella Guarino - venerdì 19 ottobre 2007 - 4984 letture

Avanguardie femminili in Italia e in Russia (1910-1940) è il titolo di una mostra dedicata all’arte futurista, poco pubblicizzata ma che merita di essere visitata.

Nei locali dell’ex Convento del Ritiro, a Siracusa, in via Mirabella, è esposta una ricca rassegna di quadri di pittrici e di donne di cultura che nel primo Novecento, tra l’Italia e la Russia, hanno dato un contributo notevole all’arte della scomposizione e della iterazione.

Dopo il Manifesto Futurista pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 su Le Figaro, apparve in Italia il Manifesto dei pittori futuristi, sottoscritto da Boccioni, Carrà, Balla, Russolo e Severino, che doveva codificare modi e metodi ribelli e comunque di rottura, di un’arte, quella pittorica, che insieme alla scultorea, fu di gran lunga più importante rispetto alle opere futuriste letterarie e teatrali.

Il Futurismo, si sa, non fu un’esperienza omogenea.

Al suo interno si manifestarono polemiche e divisioni. Fu una donna, Alma Fidona, che insieme ad altri fonda a Milano il gruppo “Nuove tendenze”, e fu ancora un’altra donna, Marisa Mori, fotografa sperimentale e scenografa, a far parte di un gruppo di futuristi indipendenti. I loro nomi non sempre sono conosciuti al grande pubblico.

La mostra, dunque, colma un vuoto, che è quello di dare spazio a delle pittrici – aviatrici o fotografe, comunque donne che incidono con il loro spessore culturale - che hanno avuto delle cose da dire e che le hanno dette, dando modo di comprendere l’arte futurista da un’altra prospettiva: attraverso l’occhio (privilegiato) femminile, attraverso una diversa sensibilità, un modo diverso di vivere la vita, la politica, la cultura del tempo.

Cogliere il movimento nel suo essere, mentre sta accadendo, mentre è… movimento, e renderlo con matite colorate e tempere, con acquerelli e colori ad olio, e qualche volta ricorrendo anche all’uso di stoffe e di sete, cuscini e telai, come ha fatto nelle sue opere Bice Lazzari. Questo è possibile vedere.

E poi il mondo privato e quello pubblico come in “Autoritratto” e “Tavolo da ristorante” di Nadezhda Udalscov, la terra vista dal cielo attraverso le tele di Leandra Canirazzini Angelucci o ne “La città che ruota” di Barbara (Olga Biglieri), la modernità in “L’aeroporto abbranca l’aereoplano” ancora di Barbara (Olga Biglieri) o le lamiere di alluminio di Regina (Prassede Cassiolo Bracchi), o ancora la velocità del treno di “Luci + rumori di treno notturno” rappresentato nel collage su tela e rame di Benedetta (Cappa Marinetti) sono alcuni dei temi rappresentati e “fermati” per sempre.

E poi la rilettura della donna, come nelle tele di Adriana Bisi Fabbri – la donna è ora lucertola, ora pavonessa, ora civetta - . Per non parlare poi dei colori usati. Bellissimi quelli de “Le calendule” di Pasquarosa.

Accanto alle pittrici citate sono da ricordare: Juba Popola, Anna Leporskaia, Brunas, Olga Rosanova, Carla Badioli, Deina Terradura De Angelis, Elisa Maria Moriali Baglino, Rougena Zatkova, Natalija Sergeevna Goncarova.

Alla diversità dei percorsi artistici di ciascuna corrisponde una medesima difficoltà esistenziale, una instabilità che forse la sensibilità femminile ha comunicato ancora meglio…


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