Intervista a Padre Palmiro Prisutto, da anni in prima linea contro l’inquinamento nella zona industriale di Augusta e oggi sul piede di guerra contro la decisione di Cuffaro di far costruire un mega inceneritore nella zona, massacrata da nubi tossiche e tumori
40 kmq di territorio, 12 industrie ad alto rischio (3 centrali termoelettriche, una fabbrica di cloro a celle di mercurio, 4 raffinerie, un cementificio, un inceneritore, una fabbrica di magnesio, un depuratore). La viabilità è fatiscente, ci sono molte discariche e si verificano spesso eventi sismici rilevanti. E poi ci sono basi militari italiane, Nato ed Usa. È il quadro tracciato da padre Palmiro Prisutto, parroco di Augusta, per descrivere il pezzetto d’Italia tra Augusta, Melilli e Priolo, soprannominato “il triangolo della morte” per l’alta incidenza di mortalità dovuta ai veleni rilasciati dalle industrie. Già nel 1990 il Ministero dell’Ambiente aveva dichiarato il territorio tra Augusta, Melilli e Priolo “ad alto rischio ambientale”. Da allora la situazione è peggiorata e ora la Regione Sicilia ha deciso di aggiungere alla torta la classica ciliegina: un mega-inceneritore. Una centrale termoelettrica sarà in parte riconvertita a carbone e in parte trasformata in “termovalorizzatore” per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati delle province di Enna, Catania, Siracusa e Ragusa. Per smaltire i rifiuti tossici e nocivi della zona industriale di Augusta-Priolo è stata progettata una piattaforma polifunzionale: tre inceneritori in un fazzoletto di terra martoriata dai gas nocivi. Il parroco, padre Prisutto, in prima linea nella lotta contro l’inquinamento sin dalla vicenda delle “navi dei veleni”, nel settembre dell’88, quando impedì insieme ad altre migliaia di manifestanti che alcune navi cariche di rifiuti tossici e nocivi provenienti da Nigeria e Libano attraccassero al porto di Augusta, ha organizzato per il 21 aprile una fiaccolata contro l’inceneritore ad Augusta. “Probabilmente l’ultima pacifica- dice- dopodiché se il sindaco è dalla nostra parte mobiliteremo la città e bloccheremo il porto. Così si accorgeranno in 12 ore del dramma che viviamo da cinquant’anni”.
Padre Prisutto, lei ha più volte denunciato l’allarmante situazione in cui si trova la zona...
I dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Enea parlano chiaro: la mortalità per cancro nella zona di Augusta è del 30%. L’incidenza dell’esposizione al cancro sulla popolazione arriva al 60%, mentre in Italia è del 25%. Un altro dato allarmante è la percentuale dei bambini che nascono malformati: 4% con picchi del 5-6% nel 2000.
I dati rilevano qualche attinenza con le industrie locali?
I più colpiti dal cancro sono gli uomini, con una maggioranza di tumore ai polmoni. Dati che non possono non far pensare ai lavoratori del polo industriale.
Quando parla delle vittime dell’inquinamento nell’area di Augusta, Melilli e Priolo usa termini come “olocausto industriale” e “strage di Stato”. Non è un po’ esagerato?
Negli archivi della presidenza della Repubblica ci sono mie lettere di denuncia a partire dal 1988. Io parlo di strage e di olocausto perché se si mettono insieme tutti i morti per cancro e per incidenti sul lavoro i numeri sono impressionanti. Solo che rispetto alle altre stragi italiane, questa è diluita in cinquant’anni. Lo Stato sa benissimo quello che succede ad Augusta ma non fa nulla perché ci sono in gioco interessi politici ed economici altissimi. Basta citare la presenza dell’Enichem, un’impresa a grande partecipazione statale e di colossi come Esso, Erg, Agip, Montedison e Enel, capaci di cambiare anche la geografia del luogo: per costruire la raffineria Isab il paese di Marina di Melilli fu raso al suolo, cancellato dalla carta geografica.
Quanto pesa il silenzio dei media e delle istituzioni sul “triangolo della morte”?
Moltissimo. Se la gente non viene informata la coscienza non può crescere. Innanzi tutto vogliamo che anche le nostre vittime vengano ricordate. Dopo le stragi delle torri gemelle e di Madrid abbiamo fatto tutti 3 minuti di silenzio. Per i morti di cancro causati dall’inquinamento ci sono toccati cinquant’anni di silenzio. Solo che questo non è silenzio commemorativo, è silenzio colpevole.
A dire il vero, anche la popolazione locale ha avuto e ha difficoltà a contrastare con fermezza questa politica rovinosa di sviluppo industriale...
Nel triangolo della morte non ci sono processi nei confronti delle aziende che inquinano perché è in atto un vero e proprio ricatto occupazionale: in questa zona tutta l’economia è basata sul settore petrolchimico. La popolazione viene messa di fronte alla scelta “o questo o niente”. Non c’è alternativa alla povertà. Ogni famiglia o quasi ha una persona impiegata nel settore. Anche se il numero degli occupati è diminuito di 2/3 dal massimo occupazionale.
Le aziende fanno pressione in qualche modo sui lavoratori?
Ho scoperto da poco che quando un operaio va in pensione deve firmare una liberatoria in cui dichiara che le patologie che insorgeranno successivamente non sono addebitabili al lavoro svolto.
L’inceneritore s’inserirebbe in un territorio più volte interessato da “strani fenomeni” come le nubi tossiche.
Le nubi tossiche che avvolgono la zona sono periodiche, agiscono con ondate di poche ore. Ogni volta le strade si ricoprono di una strana sostanza gialla: sembra zolfo ma alcuni dicono che si tratti di polline. Solo che per riempire le strade di polline dovrebbe esserci una foresta vicino ad Augusta. Dopo ogni nube tossica il prefetto convoca aziende, associazioni, sindaci per sapere di chi è la responsabilità. Le aziende naturalmente respingono ogni sospetto.
Non ci sono enti appositi per individuare la provenienza degli elementi inquinanti?
I sistemi di rilevamento delle particelle inquinanti nella zona sono affidati a Enel, alla Provincia e al Cipa (Consorzio Industriale per la Protezione Ambientale). A causa della carenza dei mezzi a disposizione delle prime due, le autorità si rivolgono spesso al Cipa, che fa capo alle aziende che inquinano il territorio. Che verità può esserci se il controllore e il controllato sono la stessa persona?
Resta il concetto espresso più volte dal Presidente della Repubblica: ognuno deve smaltire i rifiuti che produce.
Il principio espresso da Ciampi è sacrosanto. Nel nostro caso invece si parla dello smaltimento di 173.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, più 500.000 tonnellate di rifiuti provenienti da mezza Sicilia. In Italia non esistono impianti di tali dimensioni. In Val d’Aosta la benzina che viene raffinata qui arriva pulita, mentre i rifiuti prodotti per la lavorazione rimangono ad Augusta. Noi sopportiamo il carico inquinante e gli altri si godono l’aria pulita. Non siamo una pattumiera.