Si parla di tragedia: il mondo animale si scontra con quello umano. E diventa difficile distinguerli.
E poi, a turno, qualcuno emette la sua sentenza sull’argomento cani. Propone, discute, contesta. E alla fine, partorisce un’altra legge innovativa. Parziale, improvvisata ed incompetente. Tralascia la pericolosità di altri animali esotici, che riempono le case degli italiani, magari giustificato dal fatto che le fiere fanno bella mostra nelle ville cittadine dei camorristi.
Sottovaluta, forse anche in malafede, di approfondire o meglio, di affidarlo a gente competente, lo studio del più antico rapporto uomo-animale, con le sue contraddizioni ma con l’obbligo dettato dalla natura, visto che da parte sua dovrebbe vantare il raziocinio, da parte dell’uomo di rispettare le regole mai scritte del buonsenso.
Ed invece, è l’istinto stupido e prepotente, che porta il personaggio di turno ad avanzare soluzioni che, alla lunga, si dimostrano fallimentari.
Senza andare troppo lontano nel tempo, un’idea l’aveva già lanciata il ministro Sirchia con l’ordinanza del 27 agosto 2004. Il contenuto era riassunto nell’impedire ai padroni l’esaltazione dell’aggressività dei cani in genere e dei pitbull, stimati come istintivamente più pericolosi. Si parlava addirittura di antidoping, oltre ad obbligare l’uso della museruola e del guinzaglio.
Davvero innovativo l’articolo che vietava l’acquisto di cani da parte di delinquenti abituali, di coloro che avevano riportato condanne per delitti contro la persona e il patrimonio. Ai possessori di cani pericolosi era fatto obbligo di stipulare una polizza assicurativa di responsabilità civile. L’elenco allegato all’ordinanza ha sicuramente messo in moto gli appassionati per analizzare il proprio cane e vedere se assomigliava ad un cane da pastore di Charplanina, o a un Fila brazileiro, o magari ad un Perro da presa canario.
Il 3 ottobre 2005, il ministro Storace, con un’altra ordinanza, ribadì i provvedimenti dell’ordinanza Sirchia, senza apportare particolari modifiche. Il 12 dicembre 2006 toccò al ministro Turco dare una ventata di novità alla soluzione del problema. Il ministro Turco pensò che, per frenare l’aggressività dei cani, era necessario vietare il taglio della coda, delle orecchie e la recisione delle corde vocali. L’ordinanza vietava anche l’uso di apparecchiature elettriche per l’addestramento degli animali e introduceva un piano di recupero rieducativo per i cani colpevoli di morsicature.
Nel 2007, la stessa Turco si ricredette sulla questione del taglio della coda, inserendo una parziale modifica che contemplava la possibilità di eseguirla nel caso di cani appartenenti alle razze dalla FCI nel rispetto della caudotomia per i cani da mostra.
Con l’inizio del 2009, il problema è stato demandato al sottosegretario alla salute Francesca Martini, che ha ritenuto discriminatorio il provvedimento rivolto solo alle razze definite pericolose, allargando così l’obbligo del giunzaglio a tutti i cani e ha proposto anche una sorta di patentino per i padroni, che attesti la sua idoneità a tenere un cane. Senza dimenticarsi dell’obbligo della paletta per la raccolta dei “refusi” canini dalle strade.
Saranno provvedimenti definitivi e risolutori? Difficile dirlo, se si considera che ogni anno una nuova proposta viene avanzata sul problema. Dovrebbe entrare a regime anche l’obbligo della museruola, da tenere a portata di mano in caso di pericolo. Intanto, le amministrazioni comunali interpretando a proprio vantaggio le ordinanze ministeriali, riempono le casse svuotate dall’abrogazione dell’ICI sulla prima casa, con le multe incontestabili per palette raccogli “bisogni”.
Intanto, la criminalità organizzata e no continua a fare soldi con i combattimenti tra animali. Un’indagine di una decina di anni fa evidenziava come la così detta "zoomafia" faceva affari stimabili tra i 1.000 e i 1.500 miliardi delle vecchie lire, frutto di scommesse sui combattimenti con quote che andavano da poche centinaia di migliaia di lire a diverse decine di milioni di lire.
Oggi la legge ha fissato la pena detentiva, per coloro che promuovono ed organizzano simili "manifestazioni", da 1 anno a 3 anni, giusto dentro l’applicazione dell’indulto. Una pena che si riduce addirittura, da tre mesi a due anni, per coloro che scommettono o procurano gli animali da destinare ai massacri. Ridicole, è il caso proprio di dirlo, le pene per coloro che organizzano le corse clandestine tra cavalli, fissate a un minimo di 3 mesi ad un massimo di 1 anno.
Le associazioni volontarie cercano di fare quello che sarebbe compito delle amministrazioni, cercando di limitare i danni e a proprie spese. E chi si illude che la multa di 50 euro (ma la tariffa varia di città in città), pagata per avere 3 minuti prima della contestazione, buttato il sacchetto con le defecazioni del proprio cane, possa almeno servire ad incrementare i fondi per la collettività, continua ad inciampare sui sacchetti della spazzatura, sparsi per le strade da altri “civili” a due zampe, ringraziando di non essere finito dentro una voragine del manto stradale, causato dall’ultima alluvione.