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Assemblea generale dell’Onu, per l’Italia la priorità è la moratoria per la pena di morte?


La ribalta dell’Onu sarebbe stata ideale per porre nel mirino gli intrecci internazionali delle mafie, per buttare le basi di nuovi e più utili accordi nella lotta contro il narcotraffico internazionale...
sabato 29 settembre 2007, di Antonio Carollo - 520 letture

Per Prodi la priorità in politica internazionale sembra essere la moratoria per la pena di morte. L’Italia non ha altri problemi da portare all’attenzione della sessantaduesima assemblea generale dell’Onu? La pena di morte, tuttora in vigore in molti paesi, ossessiona gli italiani? Non li fa dormire la notte? Mah….

L’altro giorno per un pelo cadeva il Governo. Per che cosa? Per una questione di poltrone alla RAI. Possibile tanta lontananza dai problemi veri della gente? L’assemblea generale dell’Onu è una ribalta mondiale di straordinario impatto comunicativo. Bisognerebbe non sprecarla in questo modo. L’Italia è afflitta da un male oscuro terribile. La mafia, con le variazioni della ndrangheta e della camorra, ha il dominio di due quinti dell’Italia. I guadagni stratosferici del traffico della droga hanno moltiplicato in maniera esponenziale le sue possibilità di espansione e di condizionamento nei settori più vitali dell’economia. La montagna di miliardi a disposizione le consente di espandere all’infinito le proprie attività criminose, ma anche quelle perfettamente legali derivanti dall’enorme industria del riciclaggio del denaro sporco.

Nelle regioni dove regna la mafia si vive sotto una cappa di timore, di omertà, di soggezione, in un clima ove le libertà di parola, di espressione, di intrapresa sono una chimera, mentre aumentano i comportamenti improntati a mafiosità, a complicità, a tolleranza partecipe verso l’operato dei gruppi mafiosi. Si giunge perfino a difendere il sistema di potere economico imposto dalla prepotenza mafiosa, a ribellarsi ai deboli interventi polizieschi dello Stato. Il quaranta per cento del territorio nazionale è sotto un regime di sopraffazione e illegalità. Questo quadro è presente al governo italiano, compresi quelli che lo hanno preceduto? Esiste nell’agenda del governo il problema del Mezzogiorno? Sembrerebbe di no, a giudicare dall’assenza di una qualsiasi vera, efficace, permanente iniziativa. In occasione di fatti clamorosi, come le guerre di mafia con centinaia di vittime, l’assassinio di politici, magistrati, poliziotti, avviene la solita mobilitazione generale con lo scatenamento di fiumi di retorica e di promesse, con l’adozione di misure repressive, talvolta efficaci, ma di corto respiro. Dopo qualche mese ritorna la normalità, che significa devastazione edilizia degli ambienti e dei paesaggi, racket, spaccio intensivo di droga, appalti truccati, commerci illeciti di ogni tipo, condizionamenti della politica, voto di scambio, ecc.

La ribalta dell’Onu sarebbe stata ideale per porre nel mirino gli intrecci internazionali delle mafie, per buttare le basi di nuovi e più utili accordi nella lotta contro il narcotraffico internazionale che impazza sotto la copertura indiretta e segreta di parte delle nomenclature di diverse nazioni produttrici della materia prima. Il problema del Mezzogiorno è enorme e complesso. Richiede studi e misure su diversi piani, culturale, sociale, repressivo, richiede un’attenzione permanente da parte dei massimi vertici della politica e delle istituzioni. A parer mio un quarto delle energie e delle risorse dei governi dovrebbe essere dedicato al Mezzogiorno, per più di una generazione. Utopia? Sì, in questo momento storico è utopia. Toccherà alle prossime generazioni costruire una vera nazione, paritaria e unita.

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