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Asparano: le eccezioni che confermano le regole

Il villaggio turistico dell’Alpitour si inaugurerà a giugno, secondo i tempi prefissati. Località: Punta Asparano. Estremo sud della Sicilia. Un tempo, ultima area incontaminata.

di Piero Buscemi - mercoledì 25 febbraio 2004 - 7625 letture

Siracusa è una città di mare. E come per tutte le città di mare, questo bene ereditato dalla Natura ha fatto le "fortune" e le sfortune degli abitanti di questo lembo di terra che si sta avviando a superare i tremila anni di storia.

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Progetto Alpitour
Area dove sorgerà il megavillaggioturistico

Un tempo, erano i tiranni originari della Antica Grecia a far parlare di sé. Con le loro guerre, con i loro interessi culturali ma soprattutto economici, con i loro templi da consegnare agli eredi. Con le loro glorie e le loro vergogne. Oggi, i tiranni sono stati sostituiti dai politici della democrazia moderna. Sono cambiati i nomi: Archia, Gelone, Dionigi per il Mondo Antico; Bufardeci, Prestigiacomo, Marziano per la Siracusa dei tempi moderni. I primi fanno già mostra di sé nei siti archeologici della città e agli angoli dei palazzi con il nome delle vie. I secondi si stanno impegnando seriamente per lasciare ai posteri le tracce del loro passaggio. I primi ci hanno lasciato il Teatro Greco, l’Orecchio di Dionigi, l’Ara di Ierone. I secondi consegneranno alle future generazioni, le raffinerie di Priolo, l’incompiuta autostrada Siracusa-Gela. E il megavillaggio turistico Alpitour a Punta Asparano.

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Punta Asparano
Punta Asparano - Siracusa

L’annuncio è stato dato dall’assessore regionale ai beni culturali, Fabio Granata. L’assessore ha tenuto a precisare che tra le regole da rispettare, è d’obbligo quella che prevede l’innesto di "essenze autoctone ad alto fusto", come le ha definite lui stesso. In pratica, alberi sufficientemente alti da coprire le infrastrutture, atti a "mitigare l’impatto sul paesaggio" - utilizziamo ancora le sue parole. La Blumarin, la società incaricata alla gestione della costruzione del villaggio, aveva chiesto una piccola modifica del progetto originario, suggerendo l’innalzamento degli edifici di un metro e mezzo, rispetto a quanto concordato, ma in questi giorni la Soprintendenza ha reietto la richiesta. Nonostante questa contenuta diatriba, la società ha ribadito che il tutto verrà completato con la massima attenzione per il rispetto delle regole e dell’ambiente.

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Punta asparano
Veduta aerea

I lavori erano iniziati due anni prima, a maggio del 2002. Affidati appunto alla Blumarin, società del gruppo Alpitour, sono costati 48 milioni di euro con l’obbiettivo di realizzare 1.553 posti letto distribuiti su 66 ettari di terra così distribuiti: 17 destinati alla costruzione degli edifici, 10 per la realizzazione di un’azienda agricola, 11 per le attività di servizio attinenti il villaggio, 9 per l’organizzazione di spiagge private, 4 per dar vita ad un parco naturalistico e 15 per l’istituzione di un altro parco gestito dal comune ma finanziato dalla Blumarin. Nello stesso periodo Legambiente fregiò il sindaco di Siracusa, Titti Bufardeci, di una delle Bandiere Nere del dossier Mare Monstrum, che vengono assegnate a coloro che si rendono protagonisti di attentati a quei siti adiacenti le coste italiane, utilizzando le vie della cementificazione, tanto da meritarsi l’appellativo di "pirata del mare". Per consolare il nostro sindaco, Legambiente per comunicò la sua non esclusiva appartenenza a questo gruppo di "nuovi invasori", precisando che la Sicilia poteva vantare in quell’anno ben 4.648 infrazione accertate, collocandola al primo posto assoluto in questa particolare classifica.

Ma cosa ha fatto di così particolare, Gianbattista Bufardeci, sindaco in carica eletto a plebiscito nella lista di Forza Italia nel 1999, stretto collaboratore della ministro Prestigiacomo? Ha semplicemente partorito "una generosa variante urbanistica" come l’ha definita il presidente di Legambiente Ermete Realacci, che ha consentito la realizzazione del megavillaggio, invalidando con un centrato colpo di spugna il Piano Paesistico Regionale che prevedeva la riqualificazione della zona dalla sua caratteristica macchia mediterranea e da una spiaggia tipicamente siracusana, caratterizzata da un arenile di sabbia finissima bagnata da uno Ionio cristallino e qui particolarmente basso. L’intervento del sindaco ha consentito alla Blumarin il totale ed esclusivo utilizzo del golfo, senza la garanzia per il cittadino comune di libero accesso al mare, sconfessando un diritto inalienabile, riconosciuto qualche tempo fa dal Parlamento, dopo anni di soprusi e privatizzazioni abusive.

Il tentativo di bloccare questo ennesimo sopruso ai danni della collettività è stato appannaggio, ancora una volta, di Goletta Verde che, attraverso sit-in organizzati in luogo in collaborazione con la spontanea adesione di un comitato locale di ambientalisti, ha provato con striscioni di disapprovazione a dire la sua sull’argomento. Scontato il risultato, abbiamo provato a farci un’idea più precisa sui motivi del "SI" e quelli del "NO". Abbiamo scoperto così che l’idea della realizzazione del villaggio colloca la sua nascita qualche decennio fa. Alcuni abitanti abituali del posto ricordano i tempi di quando, coalizzati con maggiore impeto, negli anni Settanta invasero le strade della città per opporsi ad un primo progetto di sfruttamento turistico che, grazie anche alla determinazione di queste persone, fu accantonato. Un successivo scontro di idee si manifestò negli anni Ottanta, quando i famigerati Cavalieri dell’Apocalisse di Catania, descritti egregiamente dal compianto Pippo Fava (è doveroso riconfermare la preveggenza di questo grande giornalista), provarono a rimettere le mani su questa incantevole e così "allettante" parte della Sicilia, usando mezzi convenzionali alla mafia, arrivando a minacce palesi nei confronti del nuovo comitato dei cittadini, ricostituito per l’occasione. Qualcuno però ha accolto l’avanzata della Alpitour, con maggiore enfasi e consenso. Come è d’uopo in questi casi, il ricatto morale rappresentato dal numero di posti di lavoro messi a disposizione per la costruzione del villaggio, che l’Assindustria ha ottimisticamente quantificato in 500 unità, ha rotto gli indugi. Se poi, come fonti diverse hanno paventato, la realizzazione dell’impianto turistico è coincisa con la bonifica delle situazioni al limite della legalità presenti nella zona, tramite i soliti condoni mediante i quali, oltre alla regolarizzazione dello smaltimento acque nere, fino a poco tempo fa assolutamente improvvisate, hanno previsto il completamento della fornitura elettrica della zona, ha avuto la meglio sullo "spirito" ambientalista del momento.


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