Art. 3

Se vi chiamano a testimoniare, non andateci. Inviate ai magistrati una lettera con le frasi che vi accludo
di Adriano Todaro - mercoledì 2 dicembre 2015 - 2519 letture

Oggi, cari lettori, vi darò una dritta. Diciamo che rientra non nei consigli per gli acquisti ma in quello spazio che tutti i giornali dovrebbero avere e cioè pagine dedicate a rendere facilitata la vita dei lettori. Del tipo come fare la maionese senza farla impazzire, a quale pressione vanno gonfiate le gomme dell’auto, quali regali fare alla zia di tua moglie e amenità del genere. Poi ci sono anche i giornali seri, come il nostro, che danno consigli su cose più importanti. E oggi è proprio una cosa importante.

Dunque ammettiamo che voi siete stati, per caso o per ragione, testimoni di una vicenda. La magistratura indaga ed, a un certo punto, sente il bisogno, di ascoltare anche voi. Ora io sono certo che voi, appena arriva il messo e vi consegna l’ordine di comparizione, cominciate a tremare proprio perché non siete abituati ad avere a che fare con magistrati, avvocati, poliziotti, aule del tribunale. Già prendere una multa vi mette in ambasce, figuriamoci una convocazione per una testimonianza.

Ebbene, respirate forte perché un modo per non andare in Tribunale a testimoniare c’è. Ed è giusto sia così perché viviamo nella patria del diritto e del garantismo. Se è garantista e garantito anche un personaggio come il dentifricio Denis, perché mai non potreste essere garantiti anche voi?

Dunque la cosa da fare è molto semplice. Per prima cosa dovete scrivere, ad esempio alla Corte d’assise che vi ha convocato, una lettera. Non una lettera qualsiasi. Deve essere di quattro pagine. Troppe? Beh certo, quattro pagine da riempire sono tante ma con un po’ di buona volontà ce la potete fare. Prendetela da lontano, descrivete bene cosa vi è accaduto, insomma dovete, tassativamente, riempire quattro pagine.

All’interno di queste quattro pagine devono risaltare alcuni punti fermi. Sin dalle prime righe dovete dichiarare che la vostra testimonianza è “irrilevante” e “ripetitiva”. Poi, con molto garbo, entrate di più nello specifico e potete scrivere in questo modo: “Nel rispondere alle domande della pubblica accusa e delle altre parti del processo di… [qui mettete la città dove si svolge il processo-Ndr] ho già avuto modo di illustrare ampiamente i fatti di cui sono venuto a conoscenza. Ecco perché le ripetizioni di quelle dichiarazioni non darebbero lumi su nulla di significativo”.

Chiaro? E se i giudici fossero un po’ tardi e lasagnoni? Nessun problema. Riprendete a scrivere e cercate di far venir fuori questa formula, forte e decisiva: “Non ho nulla da spiegare”. Bisogna essere decisi e chiari e non abbiate paura. Anzi. Per farvi capire meglio e far capire che non avete paura potete addirittura scrivere che è “Sorprendente e inesplicabile la richiesta di riferire su fatti di cui ai capi d’imputazione sia per la sconfinata comprensività che per l’assurda vaghezza del quesito”.

Bella questa frase, eh? Non che sia chiara ma non importa. Importanti sono i risultati che vogliamo ottenere. Ed allora dategli, a quei giudici, anche una lezioncina giuridica, così fate la vostra bella figura: “L’accertamento dei reati richiede la massima concentrazione delle energie processuali, e non la loro dispersione”.

In pratica i giudici si debbono concentrare di più mentre con la vostra testimonianza ci sarebbe solo una dispersione “delle energie processuali”.

A questo punto i giudici si debbono ritirare in camera di consiglio per decidere. Tranquilli perché decideranno a vostro favore e per farlo utilizzeranno l’articolo 495, comma quarto del Codice di procedura penale. E cosa dice il “comma quarto”? Dice che il giudice ha il “potere di annullare, nel corso del dibattimento, l’ammissione di prove ritenute superflue”. A questo punto il presidente del collegio riunito per decidere scriverà che “In base all’ampia attività istruttoria espletata nel dibattimento, la deposizione di … [qui metteranno il vostro nome-Ndr] è divenuta superflua, in quanto gli elementi raccolti consentono già un’approfondita ricostruzione delle circostanze indicate nella lista testimoniale”.

Ecco fatto. Voi ve ne resterete a casa e i giudici non vi romperanno più le palle. Semplice no? Perché fate quella faccia incredula. Vi assicuro che è così. Ci sono dei precedenti illustri. Non ci credete?

Ebbene, poco tempo orsono un cittadino italiano di nome Giorgio, è stato invitato a presentarsi alla Corte d’Assise di Palermo come testimone del quarto processo Borsellino. Il cittadino in questione ha scritto la lettera di quattro pagine, non è andato a Palermo e tutti sono restati felici e contenti.

Ora se il rifiuto è riuscito al cittadino Giorgio perché mai non dovrebbe riuscire a voi?

D’altronde non siamo forse tutti uguali di fronte alla legge? Ricordate cosa recita l’articolo 3 della Costituzione? “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ancora quella faccia? Non mi verrete a dire che Giorgio è più uguale degli altri? Mavalà! E’ un normale cittadino che, casualmente, ha fatto, per due volte, il presidente della Repubblica.

P.S. – La scorsa settimana avevo fatto un fioretto affinché il Callaghan di Vaprio d’Adda non scendesse in politica. Non sono stato esaudito. Di me, dall’alto dei cieli se ne fottono. Comunque il vendicatore della notte ha deciso di correre con Forza Italia per il Comune di Milano con un programma serio e chiaro: più armi per tutti e rastrellamenti contro gli immigrati. Non solo. C’è poi un aspetto qualificante del programma. Come lui stesso ha dichiarato, ha una grande stima per Berlusconi e una cosa in comune: ad entrambi gli piace per la “gnocca”. Letto questo ho pensato di fare un altro fioretto: se viene trombato mi faccio frate. Poi visto come vanno le cose meglio lasciar perdere. Non vorrei proprio finire in convento ed essere io il trombato.


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