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Arrivederci anche a te, Luciano De Crescenzo

Un altro illustre novantenne lascia un vuoto incolmabile nel panorama culturale italiano
di Piero Buscemi - giovedì 18 luglio 2019 - 577 letture

Noi di Girodivite lo avevamo incontrato cinque anni fa, in un’aula dell’Università La Sapienza di Roma, assieme ad un’aula gremita di giovani studentesse e studenti, con i quali lo scrittore amava circondarsi da sempre. L’occasione era il Premio Nanà nel quale De Crescenzo interpretava la parte di una sorta di presidente onorario, anche se fu un monologo improvvisato di battute del miglior cabaret partenopeo che, in certi momenti della cerimonia di premiazione, riuscì a deviare l’andamento eccessivamente dogmatico ed accademico che una tale circostanza pretendeva.

Le sue battute taglienti che riuscirono a coprire le prime tracce di un malessere che non era solo vecchiaia. Non era soltanto quel fenomeno naturale che il suo recente compagno di viaggio, Andrea Camilleri, ha più volte definito come un percorso forzato dal quale appare anche stupido, pensare di doversene distaccare. Era la sua immensa passione, ci riferiamo a De Crescenzo, verso la bellezza dell’umanità, la sua espressione di gioventù, l’entusiasmo che va a braccetto con la tensione che l’inesperienza solleva davanti ai traguardi della vita. Era il suo amore spassionato verso quel fascino e quella esternazione di perfezione anatomica che solo una donna riesce a rappresentare, e di giovani donne in quell’aula universitaria ne aveva a disposizione un sufficiente numero per sognare, almeno un momento, di avere ancora il carisma e la favella per far colpo sulla fantasia femminile, sempre imprevedibile.

Luciano De Crescenzo è stato lo scrittore che ha saputo farci "calare" quegli argomenti che nessuna riforma scolastica, da buona o da cattiva che fosse, abbia potuto mai farci digerire del tutto. Un personaggio da palco della vita, che ha messo in pratica quella chimera di alternativa di vita che tutti professiamo nei discorsi da bar o da ufficio e che poi nessuno ha mai il coraggio di trasformare in realtà. Avventurarsi nella scrittura, diventando il promoter e l’uomo immagine di se stesso, dove "se stesso" è la propria arte creativa depositata con ironia ed eleganza nei suoi libri. Quei libri che egli stesso andava per strada a vendere direttamente alla gente che incontrava, sfruttando l’esperienza accumulata nel suo lavoro da scrivania all’Ibm in tanti anni.

A vederlo nelle sue espressioni artistiche, tra cinema, televisione, letteratura appunto, ed ogni occasione in cui l’arte dell’improvvisazione, forse anche nella vita, ha saputo smussare quegli irti angoli che si sovrappongono tra la nostre ambizioni e la serenità mentale, unica vera compagna della nostra esistenza. Ridere di se stessi, se è stato un epitaffio che magari lui stesso avrebbe voluto scritto sulla sua lapide, è stato uno stile di vita che, letta nel suo sguardo che ride, quel volto da nonno delle fiabe e quel napoletano erudito che non ha dimenticato i "quartieri".

De Crescenzo ha saputo anche donarci la sua lezione di vita. Quella adagiata con furbo indottrinamento nelle scene dei suoi film e nelle sue personali reinterpretazioni dei miti greci che, diventante parabole nelle sue mani, ci hanno fatto riflettere sulle contraddizioni dell’essere umano, capace di ledere e danneggiare il suo stesso sangue. Epica la scena del film Così parlo Bellavista, dove lui stesso rivolge il suo anatema ad un camorrista intento a chiedere il pizzo ad un commerciante di quartiere, camorrista interpretato da un altro grande di Napoli, l’attore Nunzio Gallo. In quelle domande dirette e di stimolo ad un esame di coscienza di un uomo, che si definisce tale ma sfrutta il sudore del lavoro di un altro uomo nato e cresciuto nello stesso quartiere, magari anche ex compagno di giochi della sua età da bambino.

Nell’arco di qualche giorno abbiamo perso due uomini del sud che hanno saputo indicarci una possibile strada per riscattarci delle nefandezze e della pessima immagine che abbiamo consegnato al mondo, purtroppo oggi anche a livello nazionale. Resteranno le parole, quelle di speranza, magari anche quelle frasi fatte che hanno tempestato i social, con le quali abbiamo imparato a non dare niente per scontato. Perché la libertà di pensiero è la prima conquista dell’essere umano, prima ancora di quella fisica. Così parlò Bellavista? Forse no, ma che importanza ha...

Al seguente link, potete rileggere l’articolo del 7 giugno 2014 e vedere le immagini del maestro Luciano De Crescenzo:

http://www.girodivite.it/VI-Edizione-Premio-Nana-Nuovi.html?var_recherche=premio%20nana


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