11 aprile 2006, di :
Valerio Contarino
PALERMO - Il boss mafioso Bernardo Provenzano è stato arrestato dalla Polizia di Stato nel corleonese. Lo confermano il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ed i pm della Dda Prestipino e Marzia Sabella.
Maglione, jeans e scarponcini. Così era vestito il boss nel momento in cui la Polizia l’ha arrestato nelle campagne di Corleone. A quanto si apprende dalle prime informazioni, Provenzano non avrebbe parlato al momento dell’arresto. Ad effettuare materialmente l’arresto sono stati gli uomini dello Sco e della squadra mobile di Palermo. Dopo la sua identificazione, confermata dall’analisi del Dna, il boss è stato trasferito in una località segreta.
"La cattura di Bernardo Provenzano è lo straordinario risultato dell’impegno profuso in silenzio, con pazienza, determinazione e impareggiabile professionalità, dagli uomini delle forze dell’ordine, cui va anche il nostro personale ringraziamento". Così commentano l’arresto il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e i Pm della Dda Michele Prestipino e Marzia Sabella, che hanno coordinato le operazioni per la cattura del boss.
"La cattura di Bernardo Provenzano - affermano i tre magistrati - da parte del servizio centrale operativo della polizia di stato e della squadra mobile di Palermo costituisce un successo di eccezionale importanza perchè viene assicurato alla giustizia l’attuale capo di Cosa nostra, già condannato per le stragi piì efferate e pone fine ad una latitanza durata fin troppo a lungo"
"La cattura di Provenzano - concludono i tre pm - è il frutto di un progetto investigativo che la Procura di Palermo è riuscita a concludere dopo anni di lavoro e che ha consentito, nel tempo, di colpire le reti di protezione del latitante e insieme giungere all’ arresto ed alla condanna di numerosissimi capi e gregari, che garantivano la sua supremazia nell’organizzazione mafiosa".
"Un arresto importante per il quale si è lavorato da anni e che dimostra che lo Stato riesce a vincere". Così il presidente della Commissione Antimafia, Roberto Centaro, commenta la cattura del boss latitante Bernardo Provenzano. Centaro sottolinea come però "la lotta alla mafia non si esaurisce con questa importante operazione di forze dell’ordine e magistratura". "La lotta a Cosa nostra - spiega - prosegue da oggi come prima e se possibile più di prima perchè l’arresto di Provenzano ha certamente un grosso impatto sotto il profilo mediatico e elimina un importantissimo boss dal territorio, ma la lotta mafia deve proseguire senza sosta perchè la criminalità organizzata non è ancora sconfitta".
Il presidente dell’ Antimafia si "congratula con le forze dell’ ordine e la magistratura che - sottolinea -con pazienza certosina sono riusciti a compiere una splendida operazione: arrestare Provenzano".
Bernardo Provenzano era irreperibile dal 9 maggio del 1963, dopo l’ennesimo agguato della faida fra la cosca di Luciano Liggio, di cui faceva parte, e quella di Michele Navarra. Per ordine di Luciano Liggio avrebbero dovuto uccidere Francesco Paolo Streva, esponente del clan Navarra. Quella mattina, Streva riuscì a rispondere al fuoco e scampò alla morte. Fu poi ucciso il 10 settembre. Otto giorni dopo, i carabinieri denunciarono Provenzano: così il 18 settembre 1963 iniziava ufficialmente la latitanza della primula rossa di Corleone. Del boss non restava che una foto segnaletica scattata il 18 settembre 1959.
11/04/2006