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ArcelorMittal, reparti fermi e nuova cassa integrazione

USB: usano i lavoratori per battere cassa, il governo proceda con la nazionalizzazione
di Redazione Lavoro - mercoledì 24 marzo 2021 - 451 letture

Il premier Draghi temporeggia sui 400 milioni di euro necessari a garantire l’ingresso effettivo nella gestione dello stabilimento siderurgico da parte di Invitalia e la reazione da parte di ArcelorMittal è immediata. Ieri, venerdì 19 marzo, la multinazionale ha comunicato che Acciaieria 1, Treno Nastri 2 e altri reparti non sarebbero ripartiti, come era invece previsto.

Di conseguenza altri 500 lavoratori sono finiti in cassa integrazione, portando il totale a 4200; si tratta di unità lavorative che operano nelle aree magazzini e officine. Non verrà garantito il presidio ai forni, ma saranno al lavoro solo gli addetti alla salvaguardia degli impianti.

È evidente il tentativo di fare pressione sul governo attraverso la fermata di altri reparti dell’acciaieria, affinché vengano sbloccate le risorse. Ancora una volta viene utilizzata la minaccia occupazionale e i lavoratori diventano strumenti di ricatto nelle mani di chi ha a cuore unicamente il profitto.

USB continua a ribadire la necessità di interrompere ogni relazione con ArcelorMittal, che ha ampiamente mostrato la sua inaffidabilità. Il governo deve bloccare l’attuale gestione e procedere con la nazionalizzazione della fabbrica. Assolutamente necessario attuare un accordo di programma legato alla piattaforma presentata dalla nostra organizzazione al precedente Esecutivo, con proposte mirate a garantire tutti i lavoratori, avviando la riconversione economica della città di Taranto.

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Manifestazione USB


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