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Appunti sulle origini del PCI di Lentini


Nel 1921 la scissione della componente bolscevica dal Partito Socialista Italiano. Nasce il PCId’I. Anche a Lentini, città "rossa" - guidata dal sindaco socialista Filadelfo Castro - nasce un gruppo che aderisce al nuovo Partito Comunista d’Italia.
sabato 19 agosto 2017 , Inviato da Ferdinando Leonzio - 949 letture

Il quadro nazionale

L´entusiastica adesione che il PSI aveva dato, nel congresso di Bologna del 5/8 ottobre 1919, all´Internazionale Comunista, appena costituitasi, sarà causa di un tormentato periodo di lotte interne e di divisioni. Nell´estate del 1920 il 2° Congresso dell´Internazionale Comunista aveva formulato 21 punti, la cui accettazione era ritenuta indispensabile per la permanenza o l´adesione ad essa.

Due punti erano particolarmente rilevanti per il PSI: quello che esigeva l´espulsione dei riformisti, in Italia Turati e compagni (da non confondere con quelli del PSRI, già fuori dal 1912) e l´altra che praticamente stabiliva il mutamento del nome del partito da socialista a comunista.

Di fronte ai problemi sul tappeto tre anime emersero nel partito: quella riformista (Turati, Modigliani) che rivendicava per il PSI il metodo legalitario e gradualista (la destra); quella comunista (Bordiga, Gramsci), che riteneva indispensabile l´espulsione dei riformisti, accettava in pieno i postulati della Terza Internazionale e si richiamava al modello sovietico; quella massimalista o di centro (Serrati, Bacci) che, pur riconfermando l´adesione all’Internazionale Comunista, e dichiarandosi rivoluzionaria, respingeva la richiesta di espulsione dei riformisti, a cui del resto si imputava solo un „reato di pensiero“, in nome del supremo valore dell´unità del partito, per il quale si rifiutava il mutamento del nome e che, sostanzialmente, rivendicava una certa autonomia rispetto alla centrale di Mosca.

Fu quest´ultimo orientamento che prevalse nel congresso di Livorno (15/21 gennaio 1921), per cui le correnti comuniste lasciarono il PSI per costituire il P.Cd´I. (Partito Comunista d´Italia), fiduciose che i rivoluzionari rimasti nel PSI in un prossimo futuro le avrebbero seguito.

Il dibattito congressuale era stato lacerante e le polemiche continuarono, con piú vigore, dopo la scissione.

La nascita del PCI a Lentini

Nella Federazione di Siracusa i massimalisti erano prevalsi con con 382 voti contro i 206 ai comunisti (nessun voto ai riformisti). In provincia la scissione interessò soprattutto i giovani e piccoli nuclei di adulti. Del resto la rottura non si consumò tutta immediatamente, all´atto della fondazione del P.C.d´I., ma proseguì nei mesi successivi e la nuova formazione raccolse sempre nuove adesioni.

A Lentini le frange socialiste piú rivoluzionarie, che guardavano con ammirazione ai Soviet e a Lenin, erano rimaste deluse dal Congresso di Livorno, che sostanzialmente aveva posto il PSI fuori dall´Internazionale Comunista.

A questo malumore assai probabilmente, almeno secondo alcune testimonianze raccolte, si intrecciava una certa difficoltà di convivenza col leader Filadelfo Castro, ritenuto personalità accentratrice, uscito vincitore dalle elezioni amministrative del 1920 e divenuto il primo socialista alla testa del Comune.

Il primo segnale di questo disagio si ebbe il 2 aprile 1921, quando si dimisero, da assessori effettivi Paolo Aliano e Filadelfo Santocono e da assessori supplenti Sebastiano Cavaleri e Sebastiano Nipitella; quest´ultimo, però per essere eletto, subito dopo la presa d´atto delle dimissioni, assessore effettivo insieme con Rosario Mangano; a sostituire i supplenti furono chiamati Matteo Fisicaro e Alfio Nipitella.

Il 13 maggio successivo Santocono e Cavaleri si dimisero anche da consiglieri e contestualmente Ignazio Magrì si dimise da assessore effettivo e da consigliere comunale.

A sostituirlo come assessore sarà chiamato, il 23 luglio 1921 il consigliere Alfio Ioeli.

Ed è lo stesso Ioeli, assecondato da Alfio Catania che, nel corso del dibattito sulla presa d´atto, almeno secondo il verbale, „propone che siano accolte le dimissioni“ dei tre, in considerazione del fatto „che costoro, nell´esercizio delle proprie funzioni si sono aspramente condotti verso il pubblico in modo da suscitare un malcontento i cui effetti si sono riprodotti in seno all´amministrazione“.

Il Consiglio Comunale, senza ulteriori interventi, accettò la proposta e prese atto delle dimissioni con 18 voti favorevoli e 1 astenuto (la minoranza era assente).

L´astenuto era Gaetano Giudice, che a sua volta si dimetterà da consigliere l´8 ottobre 1921 e che sarà uno dei cofondatori del nucleo comunista. Il che è assai illuminante sulle reali motivazioni delle dimissioni e sulla rapida accettazione di esse da parte dei fedeli „castriani“.

Il 24 giugno 1921 si dimisero da consiglieri Paolo Aliano, Alfio Centamore, Francesco Martinez e Natale Vinci, e il 16 ottobre 1921 anche Francesco Carrà: una vera falcidia del gruppo consiliare che sembrerebbe preludere a una consistente scissione comunista.

Invece le masse, soprattutto contadine, rimasero con Castro, che da anni si era battuto per esse e le aveva guidate.

Tuttavia un nucleo comunista sorse, ma di scarsa consistenza. Secondo la testimonianza del Magrì, da me in passato raccolta, si trattava di appena tredici persone, fra cui oltre allo stesso Magrì, falegname, vanno annoverati Filadelfo Santocono, calzolaio, Tano Giudice, muratore, Filadelfo Nigro, falegname, Paolo Di Giorgio, cartolaio, e Filafelfo Pupillo, calzolaio.

Tutti artigiani ed autodidatti, con una certa cultura politica ed ideologica di respiro più „nazionale“ che, se li configurava in un certo senso come „avanguardia“ del movimento rivoluzionario lentinese, li collocava in posizione un po´ elitaria rispetto alla masse bracciantili analfabete, affamate di terra, di cui Castro invece aveva saputo e sapeva bene interpretare le aspirazioni. E probabilmente si trattò di un nucleo legato al P.C.d´I. più da vincoli ideologici e politici, ammantati da un trasporto quasi romantico per il bolscevismo, che organizzativi, se gli iscritti al partito, in tutta la provincia, dai 204 del 1921 erano appena 5 nel settembre 1922 [1] e se, come si evince da un libro di Togliatti [2] nel 1923 a Lentini non risultava nessun iscritto al partito comunista.

In ogni caso, costoro furono sempre considerati da tutti, e in particolare dai comunisti locali, i fondatori del PCI a Lentini.

E la polemica tra questo gruppo comunista e Castro è da considerarsi una delle cause che provocheranno lo spostamento a destra dello stesso Castro nell´ambito del movimento socialista.

La fontanella di Santocono

Le cause della scissione comunista di Lentini hanno le loro radici in motivi politici (gli scissionisti erano ammiratori di Lenin e della rivoluzione bolscevica), ma anche in incompatibilità caratteriali con l´allora leader socialista, nonché capo dell´Amministrazione Comunale, Filadelfo Castro. Mi pare interessante, in proposito, quale fu la scintilla, la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, che determinò le dimissioni dell´assessore Filadelfo Santocono, il primo della serie.

La curiosa vicenda è stata da me appresa, nel secondo dopoguera, da due testimonianze molto attendibili, anche perché perfettamente collimanti fra loro: una di parte comunista, cioè di uno dei dimissionari e cofondatori del PCdI; l´altra da un importante esponente socialdemocratico, vicinissimo al Castro, che nel 1947 era passato appunto alla socialdemocrazia.

Dunque pare che il Santacono, assessore socialista ai Lavori Pubblici, dunque nella pienezza delle sue funzioni, abbia fatto installare una fontanella pubblica (l´acqua in casa era allora privilegio di pochissimi) in via Indipendenza. Il caso volle che tale fontanella fosse installata proprio davanti alla porta di un locale adibito a forno.

Ciò obiettivamente comportava, per il fornaio, una notevole comodità per il suo lavoro: una cosa è avere l´acqua davanti alla porta, altra cosa è doverla attingere a centinaia di metri.

Senonché capitò che anche il fornaio, come Castro e come Santocono, fosse un socialista.

La cosa, pensò il Castro, al di là della buona fede di tutti, avrebbe potuto dare adito a maliziose dicerie su ipotetici favoritismi.

La considerazione non era campata in aria, vista l´aggressività dell’opposizione nazionalista, avvelenata dalla sconfitta subita alle comunali del 1920. Inoltre, allora i socialisti ci tenevano non solo ad essere onesti, ma anche ad apparirlo. E, in effetti, si trattava di persone davvero illibate, sia quelle che rimasero nel PSI, sia quelle che che passeranno al PCdI. Dunque il primo cittadino Castro, volendo che sul partito e sulla sua Amministrazione non ci fosse nemmeno la più lontana ombra di favoritismi, ordinò d´autorità la rimozione della fontanella.

Tale gesto fu letto dal Santocono (e poi anche da quelli a lui vicini) come un´umiliazione grave inflitta al suo prestigio.

Non ci addentriamo nella psicologia dei protagonisti, ma diciamo che, in seguito a tale spiacevole episodio, il Santocono, primo fra tutti, rassegnò le dimissioni. Per questo gesto fu in seguito considerato dai comunisti locali, una specie di primus inter pares, il primo tra i 13 fondatori del partito comunista. In tale veste fu sempre rispettato nell´ambiente, non solo come galantuomo quale effettivamente era, ma anche come colui che aveva dato il via alla scissione e dunque alla formazione del partito comunista di Lentini, anche se non ricoprì mai cariche di rilievo nel partito.

Io stesso, negli anni ´50, ebbi l´opportunità di assistere a un significativo episodio in tal senso.

Seguivo, fra il pubblico, nei locali dell´attuale Biblioteca Comunale, un congresso sezionale del PCI, cui partecipavano i delegati dei congressi di cellula. La presidenza aveva da poco dato la parola ad un delegato, quando entrò in sala il Santacono, faticosamente appoggiandosi sul suo bastone. Il primo a vederlo fu l´oratore, che interruppe subito il suo intervento; gli altri si alzarono tutti in piedi e gli indirizzarono un lunghissimo e caloroso applauso.

Cose d´altri tempi, qualcuno dirà, ma anche queste cose fanno la Storia.


Il testo sopra riportato è stato tratto (con qualche adattamento) dal libro:

Lentini 1892-1956 : Vicende politiche / Ferdinando Leonzio. – Edizioni Ddisa, 2002, pagg. 75/78.

Per Girodivite è stata aggiunta la "postilla" riguardante "La fontanella di Santocono".


[1] G. Micciché – Dopoguerra e fascismo in Sicilia, Editori Riuniti,1976, pagg.88 e 124.

[2] P. Togliatti – La formazione del gruppo dirigente del PCI nel 1923-24, Editori Riuniti, 1984, pag. 372.


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