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Approvato il decreto "cinema" antipirateria


Associazioni per i diritti civili e Internet provider sono in subbuglio per il "decreto cinema" approvato venerdì in Consiglio dei Ministri.
mercoledì 17 marzo 2004, di Luca Salici - 2073 letture

Secondo intervento in materia di copyright digitale varato dal governo in meno di un anno, il decreto prevede pene amministrative fino ad un massimo di 1.500 euro per chiunque scarichi illegalmente film da Internet ed assegna ai provider un inedito ruolo di guardiani della Rete.

Il provvedimento, proposto dal ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani, è arrivato a due giorni di distanza da una bozza di direttiva europea che, secondo i portavoce di Strasburgo, dichiarava "non perseguibile" il downloading domestico.

"In realtà quello italiano e quello europeo, nello spirito e nelle indicazioni, sono due testi gemelli", ha dichiarato Urbani nella conferenza stampa di presentazione del decreto. "Le multe nei confronti di chi non agisce con scopo di lucro sono più simboliche che altro, hanno la finalità di disincentivare e di educare". Secondo il ministro, il decreto "non rappresenta una grande novità" in quanto "la natura tecnica dei provvedimenti è simile a quella prevista dalla direttiva comunitaria in materia di lotta alla pedofilia recepita dall’Italia qualche mese fa".

Ma è proprio l’aspetto tecnico del decreto, invece, a far montare su tutte le furie gli Internet provider, tanto che Paolo Nuti, presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider (Aiip), non esita a definire il provvedimento "un pasticcio". Il testo approvato in Consiglio dei Ministri prevede, infatti, che "i fornitori di connettività" non solo impediscano l’accesso ai contenuti protetti da copyright, ma informino l’autorità giudiziaria circa gli illeciti dei quali vengano a conoscenza.

"Noi provider non abbiamo nessuna intenzione di proteggere la pirateria", chiarisce Nuti, "ma qui ci viene assegnato un ruolo di istruzione dell’accusa che non ci appartiene, soprattutto da un punto di vista costituzionale". L’Aiip si sta attivando in queste ore per sollecitare un chiarimento da parte della Presidenza del Consiglio, dal momento che, dichiara Nuti, "stando così le cose la nostra unica opzione per non incorrere in illecito sarebbe staccare la spina".

Secondo l’Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica e Interattiva (Alcei) il decreto Urbani è "l’ennesima legge papocchio, inutile, inefficace e pericolosa", che "instaura qualcosa che somiglia molto a uno ’stato di polizia’, con la persecuzione delle intenzioni, l’obbligo di delazione, la violazione della vita e della comunicazione".

Il provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri sta ovviamente suscitando timori anche tra le migliaia di amanti del file-sharing che temono di essere colpiti dalle nuove misure. Al momento, comunque, non vengono segnalati provvedimenti specifici dell’autorità giudiziaria legati al nuovo decreto. "Peraltro, così com’è, il decreto è inattuabile", spiega Nuti. "In via teorica il provider può individuare senza difficoltà i pirati ma, a parte l’onere economico dell’operazione, agirebbe in violazione della privacy e della Costituzione. Una situazione da Cina popolare".

Contro il "decreto cinema" si sono scagliate, per motivi del tutto opposti, anche le associazioni dei discografici e degli editori. La Federazione dell’Industria Musicale Italiana (Fimi) ha contestato con forza il fatto che il decreto si occupi solo di cinema. "Urbani è solo il ministro del cinema?", si chiede anche Federico Motta, presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie). "Noi a quale ministro dobbiamo chiedere aiuto per la tutela del nostro diritto d’autore?". Preoccupazioni che non hanno motivo di essere secondo il presidente dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, Alberto Francesconi, secondo il quale il decreto "provoca anche una ricaduta positiva su tutte le altre attività di spettacolo". Ed il ministro Urbani assicura che, in caso di successo dell’iniziativa, le misure saranno estese anche ad altri ambiti, prima di tutto il file-sharing musicale.

di Alessio Balbi Fonte: La repubblica

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