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Antonio Calabrò “I Mille Morti di Palermo” (Mondadori)

Un racconto agghiacciante sulla seconda guerra di mafia. Da qui la necessità di non dimenticare. Mai.

di Emanuele G. - lunedì 14 marzo 2016 - 3871 letture

Il libro di Antonio Calabrò inizia con due cartine di Palermo. Questo per orientare già da subito il lettore sulla tematica principale dell’opera. Queste due cartine rappresentano la “via crucis” del capoluogo di Regione. A ogni strada corrisponde un morto ammazzato. Un morto ammazzato testimone del feroce controllo del territorio da parte della mafia. Un controllo militare. Tutto deve essere in suo potere. Alla stessa stregua di regimi totalitari quali nazismo e stalinismo. Tale feroce attitudine della mafia significa una città piegata ai voleri di un’organizzazione che fa della violenza estrema il proprio “modus vivendi”. Che libertà è mai immaginabile in simile scenario. Infatti, chi ha cercato di liberare Palermo e tutta la Sicilia dal giogo mafioso è stato ucciso senza pietà alcuna.

Nel corso del libro Antonio Calabrò ci fornisce le chiavi di accesso alla c.d. “seconda guerra di mafia” che investì Palermo e la Sicilia nel corso del primo lustro degli anni ottanta. Una guerra senza quartiere. Una guerra sanguinaria. Una guerra civile (posso utilizzare tale termine?-nda). Il conto di anni tragici è semplicemente spaventoso: MILLE MORTI. Un’ecatombe. E’ come se la famosa “Livella” di Totò avesse preso possesso del territorio siciliano per istaurarvi un domino che definire sanguinario è poco. Quegli anni sono stati anni terribili. Per inciso la figura dell’autore rassomiglia a quella di un inviato di guerra. Che differenza, in fondo, fra la Palermo di allora e un qualsiasi scenario di guerra? Nessuna. Alla fine del libro ci si sente svuotati e disgustati. Domandandoci come tutto questo possa essere accaduto in un paese dell’Occidente progredito.

Il racconto inizia con l’apertura del primo grande processo contro la mafia avvenuta nel 1986. La perizia dell’autore – già inviato del L’Ora – è quella di raccontare il processo e debuttare una lunga disamina sulla seconda guerra di mafia. Ciò ci permette di comprendere con maggiore efficacia cos’è la mafia e l’estremo pericolo che ha rappresentato e rappresenta tutt’ora. Di argomenti per approfondire la conoscenza del fenomeno mafioso in quegli anni non ne mancano. Anzi. E’ tutta la Sicilia palcoscenico del sanguinario potere mafioso. Sapientemente l’autore ce li ricorda. Il pentimento di Contorno. Gli omicidi eccellenti. Servitori dello Stato barbaramente assassinati. I cavalieri del lavoro. Gli esattori Di Salvo. L’emergenza del potere mafioso a Catania. Quel buco nero rappresentato da Trapani. L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito. Contro questa spaventevole strategia lo Stato inteso come politica balbetta anche perché fortemente colluso con la mafia. Gli unici che danno prova di attaccamento ai valori repubblicani sono le forze dell’ordine e la magistratura. Organi dello Stato che pagheranno tale lotta con un autentico bagno di sangue.

“I Mille Morti di Palermo” devono farci riflettere affinché ogni giorno sia fattivo nella lotta contro il fenomeno mafioso. Diciamoci la verità. Siamo sicuri che la mafia sia realmente indebolita? Essa ha un atout che la rende letale. Si adegua in maniera mefistofelica alla realtà. Attualmente sembra essersi dissimulata nelle pieghe di una società debole. Pertanto, è ancora più pericolosa. La mafia si sconfigge con una vera mobilitazione di noi tutti. Il che non è così. Purtroppo.

Crediti fotografici: La copertina mi è stata fornita dalla casa editrice.


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