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Antimafia in salsa milanese


Il Pd attacca Nando Dalla Chiesa e il suo Comitato antimafia. Alla fine ci potrebbero essere due comitati mentre la ’ndrangheta scalda i motori in vista dell’Expo 2015
martedì 24 gennaio 2012, di Adriano Todaro - 173 letture

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, durante la campagna elettorale l’aveva promesso: costituiremo il Comitato antimafia affinché non avvengano infiltrazioni mafiose anche in occasione dell’Expo.

A Milano, però, le cose si fanno sempre in grande e così ci potrebbero essere ben due Comitati antimafia: quello presieduto dal professor Nando Dalla Chiesa, già esistente da qualche settimana, che risponde direttamente al sindaco e un altro composto dai rappresentanti dei partiti presenti in Consiglio comunale. E per non farsi mancare nulla ecco che spunta, immancabilmente, l’accusa ai "professionisti dell’antimafia in cerca di pubblicità".

La vicenda parte alcuni mesi orsono quando in due grossi e periferici quartieri milanesi, Affori e Quarto Oggiaro, alcuni esponenti del Pd ricevono intimidazioni per la loro attività antimafiosa. Nei due quartieri c’è illegalità diffusa, si spaccia droga, ci sono minacce, ci sono famiglie mafiose che dettano legge. Le forze politiche non colgono appieno la gravità delle minacce e sottovalutano il problema.

E qua entra in campo Dalla Chiesa forzando i tempi biblici del dibattito consiliare e istituisce, d’accordo con il sindaco, il Comitato antimafia milanese. Oltre a Dalla Chiesa fanno parte del comitato persone come il figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli (ucciso da un killer inviato da Sindona nel 1979), Umberto, anch’esso avvocato, Luca Beltrami Gadola (architetto, esperto nello studio della vita cittadina), i magistrati protagonisti di importanti indagini sulla criminalità organizzata come Maurizio Grigo, Giuliano Turone e Gherardo Colombo (questi ultimi anche protagonisti della scoperta della lista di Gelli).

Sono tutti personaggi di specchiata onestà e competenza. Dovrebbero andare bene a tutti ed invece... La capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Carmela Rozza, accende le micce e, pur senza fare nomi, parla di "professionisti dell’antimafia in cerca di pubblicità". Poi così continua: "Dobbiamo fare in modo che questa commissione non diventi una vetrina pubblicitaria per qualcuno, perché se diventasse questo si offende la memoria di tanti che combattendo la mafia sono morti".

Concetti simili li aveva già espressi il 10 gennaio scorso su Libero sottolineando di essere d’accordo con la famosa intervista fatta dal Corriere, il 10 gennaio 1987, a Leonardo Sciascia "se non all’attacco specifico a Borsellino, ma sul principio".

Ma perché questo attacco del Pd a Nando Dalla Chiesa? Carmela Rozza, siciliana di Ragusa, che ha conosciuto, come lei afferma, Sciascia e lo ammira, prima di arrivare in Consiglio comunale è stata per lunghi anni nel Sunia, il sindacato unitario inquilini e quindi conosce bene le periferie milanesi e lo stato di illegalità diffusa esistente. Ma non è questo il problema quanto piuttosto il fatto di aver bypassato le forze politiche, di averli messi in una situazione di non grande visibilità.

Si scontrano, in pratica, due concezioni. Da una parte Dalla Chiesa che vorrebbe il comitato composto da persone appartenenti alla società civile, esterni al Palazzo e, dall’altra, il Pd e le altre forze politiche che la vorrebbero formata esclusivamente da consiglieri comunali.

Anzi, l’organigramma è già pronto. Presidente il consigliere Pd David Gentili e vice, incredibilmente, l’eterno vice, quel Riccardo De Corato, ex Msi poi Fi e Popolo della Libertà, ex vicesindaco di Milano e terrore di venditori ambulanti e zingari.

E così ci potrebbero essere due comitati antimafia. Un problema in più da risolvere per il sindaco Pisapia. Intanto Carmela Rozza nega di avercela con Dalla Chiesa: "Citando i professionisti dell’antimafia, non mi riferivo a Dalla Chiesa. Se lui lo pensa, è un problema suo. Quando critico qualcuno faccio nomi e cognomi. Volevo solo far capire all’opposizione che la Commissione comunale lavorerà seriamente e non sarà la vetrina di nessuno...".

E così per farlo capire all’opposizione, il Pd attacca Dalla Chiesa. Una strategia di difficile comprensione, il classico rammendo peggiore della toppa.

E mentre a livello politico si litiga e si polemizza, la ’ndrangheta e compagnia si frega le mani. Le cosche pensano, giustamente, che sin quando partiti e associazioni litigano fra loro, gli affari continueranno a prosperare.

ULTIMA ORA − Lunedì 24 gennaio si è riunito il Consiglio comunale di Milano per decidere il via alla Commissione antimafia comunale. Hanno votato a favore 28 consiglieri su 36. Si sono astenuti Pdl e Movimento 5 stelle. La Lega ha lasciato l’aula.

In pratica, come detto sopra, avremo due organismi: uno definito Comitato di "esperti" (quello di Nando Dalla Chiesa) e una Commissione composta interamente da 18 consiglieri comunali. Questi 18 raccoglieranno le istanze sia dei cittadini sia degli "esperti" per poi portarle davanti al Consiglio comunale che dovrebbe legiferare in tema antimafia.

Per questo risultato-pastrocco, ci sono voluti sette mesi di discussioni.

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