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Anonima Scrittori: creatività e condivisione


A colloquio con l’Anonima Scrittori. Nelle Pillole il limite è dato dalla quantità, 2500 battute e un genere fisso da scegliere. In Resistenze si ricerca la qualità, concorso per scrittori da 8000 battute, sulle resistenze quotidiane...
giovedì 30 agosto 2007, di Tano Rizza - 800 letture

Nelle Pillole il limite è dato dalla quantità, 2500 battute e un genere fisso da scegliere. In Resistenze si ricerca la qualità, concorso per scrittori da 8000 battute, sulle resistenze quotidiane. L’Anonima Scrittori nei suoi progetti sfida il mondo dell’editoria tradizionale, lo fa con le armi della creatività e della condivisione. In progress un laboratorio di scrittura collettiva che ha trovato l’appoggio di Pennacchi, l’obiettivo (nascosto) è partire da Internet e arrivare in libreria. Ne discutiamo con loro, per capire meglio il loro modo d’intendere la scrittura e il perché dell’importanza del concetto di limite.


A colloquio con l’Anonima Scrittori

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Il concetto di limite come stimolo alla creatività. In 2500 battute una storia. Questo avvicina la gente alla scrittura?

Questo limite è utile per portare alla luce dei meccanismi della scrittura che sono nascosti, gli stessi scrittori o chi bazzica attorno alla scrittura fa finta che non esiste un limite, nel senso che è molto facile incontrare l’artista libero, i geni sono tutti così. É convinzione dell’Anonima Scrittori che la libertà è una parte del lavoro, per il resto è lavoro, studio, applicazione, fatica e soprattuto committenza. Nel momento in cui ti occupi di comunicazione e arte, e la scrittura entra in questi campi, ti raffronti con l’altro, anche se l’altro lo hai interiorizzato dentro. Non esiste l’artista in cima alla montagna che produce l’opera immortale. Infatti noi poniamo i vincoli, poniamo l’abitudine a fare tutti quello che facciamo quando lavoriamo, darci una scadenza, un limite, dei paletti fissi. In 2500 battute bisogna poter esprimere un concetto e una storia.

Nelle Pillole gli scrittori hanno rispettato i vincoli. Sono tutte persone che si sono avvicinate a voi tramite il sito?

Si, ma anche incontrandole negli incontri pubblici di Anonima Scrittori. Nelle serate come questa. Il fulcro principale della nostra attività nasce e si svolge su Internet. Chi si avvicina a noi accetta i nostri vincoli, e si misura nella sfida delle 2500 battute.

C’è una selezione sui racconti che vi arrivano?

Abbiamo diversi progetti. Resistenze è strutturato in una maniera diversa rispetto alle Pillole. In Resistenze, che è un concorso, c’è una selezione qualitativa. C’era una giura di professionisti. Quindi la qualità dei racconti è alta. Nelle Pillole l’approccio è diverso. Sono come delle fotografia, chi manda un racconto e si attiene alle nostre linee giuda lo vedrà pubblicato sul sito, senza filtri. L’importante è che si rispettino le 2500 battute e il genere prefissato. A noi interessa che la gente interagisca con noi, che lavori assieme a noi ai nostri porgetti, per crescere assieme. Non abbiamo un problema di sovrabbondanza di racconti per le Pillole, vanno in stampa parte di loro, ma è una semplice questione economica. Il problema lo abbiamo avuto con Resistenze, lì la giuria ha dovuto fermare l’afflusso di racconti, sono arrivati 87 racconti, ma ne sono stati pubblicati 20. Si sono letti e valutati, scelto i vincitori e fatto un incontro pubblico. Resistenze è uno spaccato della vita quotidiana di molte persone, ne è uscito fuori un lavoro interessante, di qualità.

E più un esperimento di scrittura collettiva o collaborativa?

Non è pura scrittura collettiva, ci sono i racconti scritti da più autori, tra di noi che ci conosciamo da anni abbiamo scritto spesso a 4 mani. Ci sono testi che sono stati scritti da un minimo di 2 persone, magari dividendoci i paragrafi, ma la strutturazione delle opere è condivisa. Stiamo conducendo un laboratorio di scrittura online (Nuovo Mondo) dove stiamo scrivendo un libro, con la collaborazione di Pennacchi e Anonima Scrittori, che alla fine sarà un romanzo scritto almeno a 8 mani. Noi crediamo molto nella scrittura collettiva, ma non come panacea, ma come indagine sulle opere che si trovano in giro. La cosa che è importante per noi, e che ci siano dei parametri prefissati. Cerchiamo di dare una bussola comune a chi scrive, i generi e il numero fisso di battute lo sono. In Nuovo Mondo c’è una traccia iniziale, un input dato da uno scrittore professionista, da lì abbiamo creato un mondo. Abbiamo un regista comune che è Pennacchi, ci sono già 7 personaggi, un indagine socio-economica sulla colonia di cui si parla nel testo, la storia, eventuali sviluppi futuri, ha già un contesto. La gente che si avvicinerà a questo laboratorio deve seguire questo binario, e deve continuare su questo contesto. La supervisione sarà nostra e di Pennacchi, il testo finale dovrà sembrare scritto da una sola persona, non un romanzo a puntate, questo richiede fatica e lavoro, e il risultato finale è ancora da scrivere.

Importante per voi è il concetto di condivisione, che traspare anche nella scelta del copyleft e dell’utilizzo delle licenze Creative Commons.

La condivisione delle opere online è il nostro punto di partenza, sul sito è ben chiaro anche questo concetto. La libera fruizione delle opere, e della conoscenza, è l’atteggiamento base che ci muove. Ha molte sfumature, noi crediamo anche nel lavoro intellettuale, il lavoro in qualsiasi forma ha bisogno della giusta remunerazione. Noi ricompensiamo quelli che partecipano ai nostri progetti con la visibilità. La qualità c’è, questo è ovvio. Per altre iniziative, come quelle con lo scrittore Pennacchi, lì ci sarà un vero confronto con il mondo editoriale tradizionale, l’approccio è diverso. Qui si tratta di un lavoro con uno scrittore professionista che si mette a disposizione. Neppure lui viene pagato, è un modo di mettersi in gioco, c’è il piacere di questa attività. Però se esce un progetto editoriale serio e di qualità, lì se ne discute. La cosa contro cui bisogna lottare è quella che quando vai in biblioteca, per il prestito di un libro, bisogna pagare. Bisogna andare contro la commercializzazione della cultura. I nostri libri sono tutti liberamente scaricabili da Internet, lì puoi far girare, darli a chi vuoi. Far circolare la cultura, far conoscere a chi vuoi quello che interessa anche a te, liberamente. Certo, non puoi pubblicare e vendere un lavoro altrui sotto licenze copyleft, non puoi lucrare sul lavoro degli altri. Perché sul mio lavoro decido io quello che ci faccio, non può essere un altro. Se io decido di dare gratis, su Internet, le mie opere, non esiste che un altro vende il mio lavoro.

Questa è un po’ la filosofia della rete. Progetti come Wu Ming e iQuindici vanno in questa direzione.

Noi con loro abbiamo collaborato, abbiamo lavoro in corso con loro, ci incontriamo ai reading, e ci siamo confrontati con loro. Sono tutte forme di interazione e comunicazione che vanno verso la libertà di circolazione e di informazione della cultura, che si scontrano e sono antagonisti alla realtà editoriale tradizionale. Oggi possiamo dire che tutto è copyleft, ma un domani potremmo anche mettere sotto copyright determinate opere, se un lavoro costa, in termini di lavoro, stampa e distribuzione poi inevitabilmente avrà dei costi per i fruitori finali. I nostri quaderni cartacei, sono stampati per gli amici. Quando andiamo agli incontri come questo ci piace che poi alla fine la gente possa avere un qualcosa di concreto in mano. Abbiamo molto rispetto per il libro stampato, quello che facciamo girare adesso è un affresco, senza marchio di qualità. Ci sono racconti belli dentro e altri meno, ma non ci affidiamo alla distribuzione tradizionale e neppure al prind on demand. Per adesso è una cosa che non ci interessa.


info e risorse online


l’intervista è stata raccolta nel contesto della festa dell’Unita di Pesaro:

www.dspesaro.it

il sito dell’Anonima Scrittori:

http://www.anonimascrittori.it/

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