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Anomalia vaccinale

di Sergej - mercoledì 8 settembre 2021 - 946 letture

Sono diverse le anomalie che ci sembra di riscontrare nell’attuale situazione, a due anni dalla diffusione della covid-19. Partiamo da una definizione, su cosa sono i vaccini. La pagina web dell’Istituto superiore della sanità (ISS) [1] scrive:

Il vaccino è un farmaco che stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi, deputati a combattere i microrganismi causa di malattia. In pratica, quando ci vacciniamo, il nostro corpo reagisce come se stesse affrontando un’infezione, senza tuttavia averla contratta. La vaccinazione lo rende cioè capace di riconoscere, attraverso lo sviluppo della memoria immunologica, l’agente estraneo contro cui il vaccino è diretto e di innescare una risposta immune. Molto più velocemente di quanto avverrebbe in risposta a una infezione naturale in una persona che non abbia precedentemente contratto la malattia.”

Dunque, il vaccino crea anticorpi che appena entrano in contatto con i virus nemici, li individuano come nemici e li attaccano. In caso contrario, li farebbero passare e il vaccino avrebbe campo libero nell’innescare nel nostro corpo risposte immunitarie non desiderate devastanti per il nostro corpo e per la nostra salute.

Ora, con gli attuali vaccini, ci dicono:

- un vaccinato può infettare gli altri;

- un vaccinato è meglio protetto da un non vaccinato dagli effetti mortali dell’infezione.

Dunque, in questi vaccini attuali non viene bloccata l’infezione. Viene bloccata la risposta immunitaria (secondaria) del nostro organismo.

Direi a questo punto che non sono veri vaccini, ma immuno-bloccanti.

È come permettere a un esercito invasore nemico di entrare nel territorio dello Stato, e dire non solo alle truppe di frontiera, ma anche alle truppe interne (polizia, vigili del fuoco, forze di sicurezza) di non fare nulla.

L’invasore può abbeverare i cavalli alle fontane, stuprare donne e maschietti, bruciare le biblioteche ma - tranquilli! - è tutto ok, non sono nemici. Tanto, prima o poi se ne vanno. Che cosa faccia nel frattempo l’invasore (in questo caso il virus) alle nostre strutture interne, al DNA umano ecc_, questo non si sa.

Ora, capisco che con questa metodica viene “protetta” la fascia più debole della popolazione (anziani, debilitati). Ma null’altro. Non è una cura, non è una protezione vera.

La medicina (che, ricordiamolo, non è una scienza ma una pratica che solo in minima parte si avvale di alcuni metodi scientifici) ha la sua ragion d’essere nella capacità di cura di una malattia. In questo caso non si è (finora) messa in campo nessuna metodica che riguardi la cura. L’immuno-bloccante che si sta utilizzando è come una dose massiccia di calmante per un tarantolato: si occupa di alcuni effetti, ma non colpisce la causa.

D’altra parte tutto il sistema privato farmaceutico è da sempre impegnato non a eliminare le malattie (per cui perderebbero introiti) ma a escogitare sistemi che si occupino di alcuni effetti delle malattie. Il caso tipico è l’influenza annuale, mai debellata ma utilizzata ogni anno per poter vendere i “vaccini”, perpetuando in questo modo gli introiti ab aeterno. Non credo che dall’industria farmaceutica sia mai venuto un ritrovato che abbia mai debellato una malattia; se ciò è avvenuto, è stato grazie alla ricerca statale pubblica, e per l’apporto di alcuni medici che hanno poi donato alla collettività il risultato delle loro ricerche.

Mi sembra, dal discorso fin qui fatto, che ci troviamo comunque davanti a una “anomalia vaccinale”. Non sono veri vaccini quelli che sono utilizzati. Non si sta facendo ricerca, per quanto se ne sappia, su cure reali - e comunque senz’altro non all’interno dei laboratori di ricerca dell’industria farmaceutica. Posso osservare tra parentesi - ma questa è solo una illazione - che mi sembra persino sospetta la rapidità con cui l’industria farmaceutica abbia trovato “il vaccino”. Un vaccino vero di solito, nella storia della medicina, è stato ottenuto grazie alla casualità, o a tentativi che si sono protratti per decenni. La cosa più semplice da pensare è che l’industria bellica avesse già elaborato da tempo questi “vaccini” poi passati (come sempre) ai privati per lo sfruttamento commerciale una volta che sono ritenuti obsoleti dai militari. Per l’Italia in particolare non mi sembra che sia in atto né alcun tipo di tracciamento o di statisticazione seria del fenomeno epidemico, né tantomeno una ricerca da parte dei nostri “centri di ricerca”. Ci sono casi sporadici e fortuiti, legati a singoli ricercatori; non c’è un coordinamento né un investimento autonomo. I nostri ministri e i comitati “scientifici” e “esperti” sembrano più attivi a limitarsi ad accogliere indicazioni e dati provenienti dall’OMS che non a elaborare strategie e sperimentazioni autonome. L’Italia d’altra parte è ancora un Paese che ha perso la guerra e dunque ha l’alibi di non poter sviluppare determinati settori “sensibili” e con implicazioni militari; ma ha continuato a trattare il settore scientifico in maniera improvvisata e baronale secondo lo schema già in uso nell’Italia savoiarda e fascista. Un controllo sulla popolazione non è per l’Italia possibile - metti che nel far i controlli si scopra quanti sono impiegati in nero nelle attività commerciali e di ristorazione… sono voti, signora mia…

Se gli attuali “vaccini” non sono veri vaccini, direi che tutta la “narrazione” propagandistica in atto è destinata a cadere. Riducono la mortalità nelle fasce più colpite (e già questo è meritorio), impediscono la congestione degli ospedali (ma su questo ci sarebbe molto da dire), ma...

Questione dei green-pass. Dovrebbero servire a certificare che il possessore è “vaccinato”. Ebbene, a che serva diventa una legittima domanda.

Se il “vaccino” protegge solo le fasce più anziani e immunodepresse (ma ve lo ricordate quando qualche imprenditore e alcuni politici all’inizio della pandemia dicevano chi se ne frega, tanto sono fasce non produttive...?), occorrerebbe stare attenti che a essere vaccinati siano questi individui. Non serve assolutamente sapere che un ragazzino sia vaccinato; tra queste fasce di popolazione non sembra siano registrate vittime, dunque vaccinare con questi “vaccini” queste fasce non serve. Perché i “vaccini” di cui stiamo parlando (non essendo veri vaccini) non ammazzano i virus, non bloccano l’infezione. Essere infetti non è lo stesso che essere malati - almeno non questa covid-19.

Ma dato che gli attuali “vaccini” non ammazzano il virus, non sono in grado di bloccarne la mobilità (e dunque l’infezione); e non sono in grado di bloccare il proliferare di mutazioni. È questa una conseguenza logica, e potenzialmente molto pericolosa. Permettendo la diffusione i “vaccini” favoriscono in pratica la possibilità di sviluppare varianti. Nella casualità, si possono così sviluppare varianti che indeboliscono il virus, o che creino virus più potenti - financo il tanto e temuto virus-killer che gli epidemiologi si aspettano da qualche decennio a questa parte, stante anche il riscaldamento globale che tende a rendere i virus più prolifici e l’aumento della popolazione umana che rende gli umani più facilmente attaccabili da un virus qualsiasi.

Per quanto scritto fin qui, mi piacerebbe trovare qualcuno, più esperto di me, che mi smentisca.


Per una approssimazione di dati: Wikipedia.

Ministero della Salute, situazione nel mondo


[1] https://www.iss.it/focus/-/asset_publisher/92GBB5m5b1hB/content/vaccini


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