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325° Anniversario del terremoto della Val di Noto

Avremo mai una Sicilia totalmente poggiata su un’economia votata al turismo?
di Piero Buscemi - mercoledì 3 gennaio 2018 - 1787 letture

Giungere a Noto durante queste feste presuppone un’aspettativa emotiva che va oltre un’idea ben precisa di quello che la città sarà in grado di offrirci. Percorrere il Corso Vittorio Emanuele risveglia i cinque sensi sempre in modo nuovo, quasi rinnovato. Quasi a farci credere di ritrovarci tra quelle pietre barocche per la prima volta.

C’è una memoria storica che trascina il visitatore su quel selciato, oltre la Porta Reale d’ingresso alla città. Il subconscio emotivo sa cosa gli occhi potranno ammirare nei successivi metri di questa passeggiata nella storia. Ci aspetteranno le chiese, i palazzi, i numeri civici posti al primo piano delle case ad indicarci il livello stradale posto molto più in alto di quello attuale. Sarà una passeggiata lenta, distratta dal dorato barocco delle giornate soleggiate, qui così frequenti, dai tavolini all’aperto dei ristoranti, anche nel periodo invernale, difficilmente rigidi e per periodi troppo lunghi.

Scrivere di Noto ci fa pensare anche a quel terremoto devastante di oltre tre secoli fa. Esattamente il prossimo 9 gennaio saranno trecentoventicinque anni. Lo scriviamo a lettere, non solo per un dovere dogmatico giornalistico, lo facciamo perché fa meno impressione soffermarci sul passare del tempo rispetto a doverlo constatare con i numeri.

La città si sta organizzando per celebrare questo drammatico anniversario. Ci saranno diversi eventi legati a questa pagina di storia che coinvolse gran parte del territorio orientale siciliano, toccando una vastissima area da lambire le stesse Isole Eolie, al largo di Messina.

Sarà un pretesto per farci riflettere su quanto sia successo, su quanto questa terra a grosso rischio sismico ha riproposto anche nei secoli successivi. Nessuno dimenticherà mai il più recente del 1990. Nessuno si sentirà mai sicuro di non dovere ripetere questa esperienza.

Eppure Noto non è stata sempre così attraente ed adulante come la città che ci siamo trovati davanti agli occhi il primo gennaio. La trasformazione è abbastanza recente. Non intendiamo sulle bellezze architettoniche che l’hanno sempre caratterizzata. Fortunatamente per tutti, sono opera di popoli che ci hanno preceduto e che, dai ruderi della città antica sventrata dal terremoto del 1693, sentirono il bisogno di ricostruirla più a valle, preservando nei secoli il ricordo di Noto Antica e, nel contempo dare vita ad una nuova città che il mondo intero avrebbe ammirato ed invidiato.

Il degrado culturale è di epoca moderna. Ognuno potrà scegliere il suo periodo storico dal quale far partire l’imbarbarimento delle recenti generazioni che furono capaci di abbandonare tanta bellezza all’incuria e al lassismo indifferente dei tempi moderni, troppo impegnativi in una delle tante corse al modernismo industriale che, peggio di catastrofi naturali, ha provocato migliaia di morti.

Non sarà facile dimenticare l’assurda vicenda della cupola della Cattedrale di Noto e del suo crollo avvenuto il 13 marzo del 1996. Non sarà facile dimenticare la sommaria gestione dei lavori di restauro, a seguito del già citato terremoto del 1990, né sarà facile cancellare del tutto dalla nostra memoria gli oltre undici anni che ci sono voluti per rivederla inaugurata nel suo antico splendore.

Più volte sulle nostre pagine, abbiamo sottolineato la "capacità" delle generazioni recenti di distruggere quanto di splendente hanno saputo lasciarci i nostri avi. Ci ritroviamo sempre a dovere constatare che, dagli errori del passato, non riusciamo ancora ad imparare la lezione, finendo per ripercorrere gli stessi errori, quasi a lasciare il sospetto di una certa e subdola volontà a commetterli.

Noto si è presentata nel migliore dei modi in questo primo giorno del 2018. L’occasione era l’appuntamento annuale con il Teatro Tina Di Lorenzo e il concerto di Capodanno, quest’anno affidato alla Banda dell’Istituzione Musicale Città di Noto, diretta da Francesco Parisi. Nelle ore di attesa all’inizio del concerto, abbiamo avuto occasione di constatare le innumerevoli iniziative culturali che, da qualche anno hanno riempito l’agenda appuntamenti dei turisti in visita alla città.

Tra mostre di quadri, visite guidate del centro storico, presepi artigianali, oltre alla possibilità di visitare gli interni dei palazzi nobiliari che hanno conquistato l’attenzione dei turisti di tutto il mondo, è possibile perdersi tra le varie attrattive culturali che hanno avviato il 2018 all’insegna di un programma di ulteriore rilancio della città che si trascinerà durante tutto l’arco dell’anno.

Vediamo di buon auspicio questo fervore culturale che sta interessando Noto in questi ultimi anni. Sono quelle situazioni per le quali conta davvero poco individuare i soggetti ai quali riconoscere i meriti. È abbastanza evidente che la risposta dei turisti a queste attrattive ed iniziative culturali, possa rappresentare la svolta di un’intera economia dell’isola, costituendo un esempio anche per altre località narcotizzate in decenni di pessima gestione del patrimonio ambientale e architettonico. Siamo convinti che la chimera della Sicilia votata economicamente ed esclusivamente al turismo, non possa attendere altri anni di apatia e completa assenza di idee innovative per rilanciare una importante fonte di reddito che, lo ribadiamo, noi abbiamo solo ereditato dal passato e da una natura generosa, costantemente aggredita da scelte scellerate e stolte, le cui conseguenze, purtroppo, quotidianamente sono documentate dalle età sempre più giovani, registrate sui necrologi appesi ai muri delle località della provincia siracusana, a ridosso dei sogni infranti delle vicine raffinerie.

Teatro di Noto Il direttore Francesco Parisi e la sua Banda IMG-20180101-WA0014 IMG-20180101-WA0016 IMG-20180101-WA0018 IMG-20180101-WA0020 IMG-20180101-WA0022 IMG-20180101-WA0024 20180101_205408


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