Sei all'interno di >> :.: Culture | ParoleRubate |

Animali e filosofi. Il nuovo libro di Giuseppe Pulina

Non occorre essere filosofi per prendere coscienza dell’importanza che in tutti i tempi gli animali hanno avuto per l’uomo. La loro presenza ha reso più facile l’avventura umana nel pianeta.
di pietro g. serra - martedì 8 aprile 2008 - 8402 letture

Non occorre essere filosofi per prendere coscienza dell’importanza che in tutti i tempi gli animali hanno avuto per l’uomo. La loro presenza ha reso più facile l’avventura umana nel pianeta. Gli animali hanno dato all’uomo più di quanto quest’ultimo sia stato in grado di restituire a loro: conforto (basterebbe pensare alla presenza di un animale domestico in casa), forza lavoro (che ne sarebbe stato delle prime industriose civiltà umane senza l’impiego dell’energia animale?) e, per molti, anche sostentamento. Per documentarne l’importanza si potrebbe pensare alla vicenda biblica di Noè che costruisce una grande arca per scampare al diluvio, dimostrando che la vita dell’uomo sulla Terra diventerebbe difficilmente immaginabile se da questa venissero esclusi gli animali. La convivenza tra uomini e animali (o, come direbbe, il filosofo americano Robert Nozick, gli animali non umani) non è però mai stata facile. Se gli animali potessero dire chiaramente quel che pensano, giudicherebbero duramente l’operato degli uomini. Ma è giusto dire che gli animali non pensano o che, capaci forse di riflettere, non sono comunque in grado di comunicare con l’uomo? Molti filosofi, in tempi diversi, lo hanno rigorosamente escluso. Si può allora riformulare la domanda e chiedersi se gli animali non abbiano invece tentato di porsi in contatto con gli uomini. Si vedrà come Friedrich Nietzsche, interrogando gli animali, riesca ad ottenere anche dai loro silenzi risposte inattese e illuminanti. Jacques Derrida, filosofo francese a noi cronologicamente più vicino, va oltre Nietzsche, sino al punto di affermare che gli animali comunicano e interrogano gli uomini e che questi, quando sentono di essere i destinatari delle loro attenzioni, non rispondono perché non sono in grado di farlo. Certo, l’impresa non è delle più facili. Il fatto che qualche filosofo si sia cimentato in essa dimostra che il mondo animale ha davvero molto da insegnare non solo agli etologi che per professione studiano il comportamento di leoni, elefanti, cani, gorilla, uccelli migratori e tartarughe. Il numero di questi filosofi è però sorprendentemente basso. Il dato colpisce perché i filosofi hanno spesso intrattenuto un rapporto molto stretto con gli animali. L’animale è sempre stato considerato uno strumento di grande valore per pensare il mondo. «Penso un animale, parlo di un animale e, come per magia, secondo una discutibile proprietà transitiva applicata alla forza dei concetti, riesco a formulare un giudizio sul mondo e sugli uomini». L’animale diventa in questo modo una cavia filosofica, una cosa tra le cose, un mezzo con il quale conseguire i fini più diversi. Un esempio sul quale si ritornerà più avanti può essere quello di Mandeville, filosofo olandese che nel Settecento scrisse una bella favola delle api con l’intento di definire i tanti vizi e le più rare virtù dei suoi contemporanei. Dissertando sul mondo delle api, Mandeville riuscirà a parlare di sistemi politici, valori morali e convenzioni sociali. E così farà anche Platone quando si occuperà di cani e lupi. Il lettore di Voltaire saprà, ad esempio, che questo illuminista francese aveva una predilezione per il cane. Nel Dizionario filosofico, alla voce “Bêtes” (“bestie”), il cane diventa la prova dell’ingratitudine umana, della cecità dei meccanicisti, dell’orrore della vivisezione e dell’ottusità di quanti, credendo nell’esistenza dell’anima, l’attribuiscono all’uomo e non anche agli animali. Voltaire parla di un «cane, che ha perduto il suo padrone, lo ha cercato per tutte le strade con grida dolorose, rincasa agitato, inquieto, sale, scende, va di stanza in stanza, e trova infine nel suo studio il padrone che ama, e gli testimonia la propria gioia con la dolcezza delle sue grida, con i suoi salti e le sue carezze. Dei barbari prendono questo cane che supera tanto prodigiosamente l’uomo nell’amicizia, lo inchiodano su una tavola, e lo sezionano vivo per mostrarti le vene mesaraiche. Tu scopri in lui gli stessi organi di sentimento che sono in te. Rispondimi, meccanicista, la natura ha dunque combinato in questo animale tutte le molle del sentimento perché non senta? Ha forse dei nervi per essere impassibile?» Parlare di filosofi antichi e moderni in relazione a cani, gatti, cigni e serpenti servirà allora per chiedersi quale percezione pensatori di tempi diversi abbiano avuto dell’animalità. L’hanno addomesticata così come i primi pastori della storia hanno fatto con il lupo, snaturandone l’istinto e assicurandosene le preziose prestazioni? Se così è stato, bisognerà allora riconoscere che l’uomo non è più in grado di comprendere pienamente il mondo animale, perché questo avrebbe definitivamente perso la sua originaria identità. Ma l’uomo è in realtà mai stato capace di farlo? Secondo James Hillman, psicologo junghiano che ben conosce i limiti delle scienze dello spirito, molta strada deve essere ancora fatta. «Leggere l’animale, sentirlo parlare – scrive Hillman in Animali del sogno, libro ricco di stimolanti intuizioni – richiede una percezione estetica ed ecologica per la quale la psicologia non si è ancora fatta l’occhio e l’orecchio, per la quale non ha ancora trovato parole che non siano semplici moralismi allegorici ma vadano al di là delle metafore dell’essere maialesco, topesco, degli scherzi da scimmia e degli abbracci da orso, al di là di ogni metafora semplicistica, del tentativo di cogliere il significato dell’animale, fino a raggiungere l’appercezione estetica di ciò che si presenta, rispondendo al significato della sua forma – una risposta appropriata, capace di apprezzare, felice che l’animale sia lì, che sia venuto in sogno, e che tale apparizione sia una momentanea restaurazione dell’Eden». Hillman parla di sogni, di un Eden perduto da riconquistare e punta l’indice contro certa psicologia. Niente di azzardato potrà esserci nel fare altrettanto con la filosofia.

Dall’introduzione del libro di Giuseppe Pulina, Animali e filosofi, Giunti, Milano 2008


Rispondere all'articolo - Ci sono 3 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Animali e filosofi. Il nuovo libro di Giuseppe Pulina
15 aprile 2008

E’ un peccato che l’articolo di Giuseppe Serra, che riproduce l’introduzione del libro, non sia presentato in modo più visibile nella home page. Per saperne di più sul libro si può anche visitare www.contro-mano.net
Animali e filosofi. Il nuovo libro di Giuseppe Pulina
23 aprile 2008, di : G. Pulina |||||| Sito Web: http://www.quinotizie.mediatag.it/i...

Ringrazio l’autore del precedente messaggio e, approfittando dello spazio-forum concesso da girodivite, vi indico un link (www.quinotizie.info) che potrebbe essere utile per ricavare ulteriori informazioni sul libro di cui sono autore. http://www.quinotizie.mediatag.it/index.php?categoria=HOMEPAGE&id=1140&action=mostra_primopiano
Animali e filosofi. Il nuovo libro di Giuseppe Pulina
30 aprile 2008 |||||| Sito Web: Diogene Magazine

Un capitolo del libro, "Il linguaggio delle api", si trova sul sito della rivista Diogene.