Angoscioso dubbio

Il ministro Renato Brunetta poteva vincere il Nobel, ma "l’amore per la politica" l’ha distolto dall’obiettivo e così, oggi, taglia i precari
di Adriano Todaro - mercoledì 8 ottobre 2008 - 1505 letture

Se avete dei pensieri, consolatevi. C’è sempre qualcuno che sta peggio di voi. Uno di questi è senza dubbio il presidente del Consiglio, il nostro faro, il nostro grande timoniere e condottiero, l’uomo più amato dagli italiani, come la cucina Scavolini. Recentemente ho letto che, a causa di tutte le accuse che da anni, rovesciano su di lui i magistrati comunisti, solo di avvocati e consulenti ha dovuto pagare ben 180 milioni di euro.

Converrete con me che è una bella cifra per uno che si sbatte a più non posso per il bene dell’Italia e degli italiani. Certo bisognerebbe eliminare i magistrati. Ma come si fa? Alfano ci sta pensando seriamente tanto che ha sempre un gran mal di testa. La colpa di tutto questo, comunque, ha indicato il presidente, è dei comunisti e dei sindacati. Una cosetta originale, talmente originale che i vari governanti la ripetono da più di 50 anni.

Per fortuna che ci sono nel Paese anche persone che fanno da baluardo ai comunisti ma, soprattutto che hanno le idee chiare. Prendiamo, ad esempio, il ministro Renato Brunetta, un personaggio che impazza in tutte le trasmissioni Tv e dove lui, imperterrito, continua a dichiarare di essere il più bravo economista. Ad un certo punto voleva vincere il premio Nobel, ma poi, “l’amore per la politica” l’ha distolto dall’obiettivo, anche se, sottolinea il bravo professore, quelli che hanno vinto il Nobel “non sono molto più intelligenti di me”.

Brunetta che sembra il mio pizzicagnolo, non mette la matita dietro l’orecchio, ma le idee innovative che, per altro, aveva già sperimentato con i governi Craxi, Amato e Ciampi come consigliere economico. E lui consigliava, consigliava, consigliava… e intanto passava dai socialisti a Forza Italia.

Dal 1983 ha la scorta perché sembra fosse un obiettivo sensibile per le BR. Le BR non ci sono più, ma la scorta rimane e, appena diventato ministro, si è lanciato in una guerra contro i “fannulloni” della Pubblica amministrazione. Una battaglia importante, nobile, auspicabile. Non ne possiamo più degli impiegati fannulloni che sono sempre in pausa caffè.

Vogliamo efficienza, ordine, pulizia morale (e anche stradale). E così il ministro ha cominciato a far pulizia partendo dai precari. L’emendamento è stato chiamato, dai soliti comunisti, “ammazza precari”, ma è esagerato. Brunetta non vuole ammazzare nessuno, semmai razionalizzare. Ad esempio all’Istituto superiore della sanità taglierà 700 precari; all’Istituto nazionale di fisica nucleare, 250 posti di lavoro in meno e 350 assunzioni bloccate; all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, meno 150; al Cnr, i posti a rischio sarebbero 7 mila; all’Istituto per lo sviluppo della Formazione professionale dei lavoratori, meno 300; all’Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologica, meno 400; all’Istituto nazionale di astrofisica, meno 400; all’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti, meno 80.

Come si vede è una razionalizzazione. Certo, non si studierà più come debellare l’Aids, non ci saranno più controlli sui farmaci o sui cibi contaminati, sui vulcani, sulla difesa del suolo eccetera. Ma cosa volete? Brunetta deve tagliare e taglia, mica si può interessare lui, che è il più bravo economista del mondo, della sorte di migliaia di lavoratori. A lui il capitale umano non interessa. Interessa di più l’altro capitale, quello dei padroni.

Ora, però, ha una piccola bega. In una scuola di Milano, un’insegnante, ha detto ai genitori adottivi di uno studente nero, di portarlo nella jungla. Non mi sembra una grave offesa. Dopotutto da lì vengono e lì debbono tornare. Ma non divaghiamo. Ci sono state le solite noiose proteste fomentate dai comunisti e, alla fine, la preside ha dichiarato di non poter far nulla contro l’insegnante. “Ho consigliato alla professoressa – ha continuato questa brava educatrice – di mettersi in malattia”.

Bene! Finalmente una con le idee chiare. Un dubbio però mi rimane: quella professoressa che si mette in malattia senza essere malata, sarà “fannullona” o no? Renato, ti prego, non lasciarmi nel dubbio angoscioso. Fra un taglio e l’altro, fammi sapere qualcosa.


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