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Ancora morte sul lavoro

Ultimi giorni di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare omicidio sul lavoro

di Redazione Lavoro - mercoledì 31 gennaio 2024 - 616 letture

In questi mesi la campagna di raccolta firme per introdurre il reato di omicidio e lesioni gravi e gravissime sul lavoro ha riscosso un grande successo: sono migliaia le persone che hanno firmato la legge promossa da USB e Rete Iside, insieme a singole persone ed altre realtà politiche e sociali.

Sarà possibile firmare, anche online, fino al 4 febbraio: tutte le info e la procedura di firma online sono disponibili su leggeomicidiosullavoro.it

Nel nostro Paese è diffusa una cultura datoriale che nella salute e nella sicurezza sul lavoro vedono un costo da ridurre al minimo: una situazione che costa la vita ad oltre tre lavoratori in media ogni giorno.

Negli ultimi giorni, purtroppo, la tendenza non si è invertita, anzi. Il 26 gennaio un operaio cinquantenne, Raffaele Massa, ha perso la vita schiacciato tra due rimorchi su cui venivano movimentati i container, poco dopo le 9:30. Sempre in Sardegna, ma in provincia di Sassari, il 29 gennaio un fabbro di 62 anni è precipitato dal tetto di un capannone in un’azienda agricola: si chiamava Sergio Vannini ed è caduto per sei metri.

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Stop omicidi sul lavoro

Ennesimo decesso, invece, nella notte del 30 gennaio sulle ferrovie, dopo un 2023 segnato dalla strage di Brandizzo e da altri gravi sinistri ferroviari: un operaio di 51 anni, Joao Rolando Lima Martins di nazionalità portoghese, è stato travolto da un treno mentre lavorava ad un traliccio a Chiari, in provincia di Brescia. Un altro decesso sui binari, ma le parole di cordoglio del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Salvini stridono: il vicepremier, infatti, parla di priorità della sicurezza nei cantieri, ma al momento negli scorsi mesi abbiamo visto da parte sua solo attacchi al diritto di sciopero di autoferrotranvieri e ferrovieri.

Anche sul fronte infortuni c’è da segnalare casi particolarmente gravi: nel parmense un uomo di 44 anni, operaio in un’industria alimentare, è rimasto gravemente ferito ad un braccio a causa dello schiacciamento di una pressa nella mattina del 30 gennaio.

È stato, invece, indagato il titolare della ditta per la quale lavorava Edoardo serafini, tecnico agrario di 29 anni schiacciato da una gru lo scorso 24 febbraio a Fiumicino: la ditta, la Maccarese Spa, è una delle più grandi aziende agricole e zootecniche del Paese, appartenente al Gruppo Benetton.

Anche nelle strade si continua a morire, spesso a causa della fretta e di infrastrutture non all’altezza: “C’è tanta nebbia, farò tardi” aveva scritto la mattina del 29 gennaio Aurelian Patrasc, di 41 anni e con origine rumena, ai suoi colleghi prima di perdere la vita in uno schianto mentre si recava all’azienda agricola per la quale lavorava nel padovano.

Queste sono solo alcune delle storie di chi muore sul lavoro in Italia. Gli spazi a rischio non vengono delimitati, i dispositivi di sicurezza non sono a norma o mancano del tutto, i tempi per svolgere una mansione sono sempre più stretti e occorre sbrigarsi per massimizzare i profitti di pochi. Tutto questo deve finire, con il reato di omicidio e lesioni gravi o gravissime sul lavoro vogliamo porre uno strumento di deterrenza reale che abbia un effetto immediato. USB e Rete Iside ringraziano chi ha sostenuto la legge: la battaglia per la sua approvazione è solo all’inizio. FIRMA LA PETIZIONE

Unione Sindacale di Base

Rete Iside

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