Anche l’Unità aspetta Godot

Biden chiede il silenzio sulle armi a Kiev ‒ Sul Covid 7 mila notizie false ‒ Classifica social sulla guerra ‒ Libertà di stampa in declino in tutto il mondo

di Adriano Todaro - mercoledì 18 maggio 2022 - 4126 letture

CLASSIFICA SOCIAL SU GUERRA ‒ Sui social, le conversazioni sulla guerra Russia-Ucraìna mette in prima posizione fra i Top 10, Fanpage.it che dall’inizio della guerra (24 febbraio) ha raggiunto 17 milioni di interazioni con la pubblicazione di 482 contenuti sul tema. Il post più performante, pubblicato su Instagram, racconta la storia di un soldato russo accolto da alcune donne ucraine dopo essersi arreso. Segue il Corriere della Sera, staccato di sette milioni d’interazioni da Fanpage.it, a parità di contenuti pubblicati. I contenuti pubblicati vedono l’alternarsi di storie di cronaca e post informativi, ma il post più apprezzato dall’audience social parla del gesto di “ribellione” di alcuni cittadini russi scesi in piazza a San Pietroburgo il 24 febbraio per manifestare contro la guerra. Si può inoltre osservare che tre posizioni su dieci sono occupate da giornalisti, con Lorenzo Tosa a raccogliere 3,3 milioni d’interazioni sul tema, di poco davanti ad Andrea Scanzi, ma con un numero inferiore di contenuti pubblicati. Altro nome nella Top 10 è quello di Roberto Saviano. Analizzando i loro contenuti, si può notare anche in questo caso l’alternanza di storie di cronaca e post informativi, ma i più performanti riguardano in tutti e tre i casi prese di posizione di personaggi pubblici sul conflitto.

7 MILA NOTIZIE FALSE ‒ Secondo un’indagine di Reputation Science, la prima società italiana in grado di gestire in modo scientifico e integrato la reputazione di aziende, manager e istituzioni, sono state ben 7 mila le notizie false o potenzialmente tali sulle mascherine durante il Covid. Se poi si considerano anche quelle relative a tamponi, saturimetri, respiratori e test sierologici, arriviamo a 10.877. Sul totale dei contenuti analizzati (3.6 milioni), sono stati riscontrati infatti quasi 11mila contenuti fake o potenzialmente fake. Queste ultime si propagano per lo più attraverso fonti non giornalistiche: il 52% viaggia attraverso Twitter, i blog ne sono responsabili per il 26% dei casi, mentre l’8% di notizie non veritiere trova spazio sui siti online. Per le mascherine si parla d’ipossia e ipercapnia nonché candidosi, riduzione di ossigeno e tumori. Le teorie più spinte ma meno diffuse, raccontano di nano particelle che si interfacciano con le frequenze del 5G. I tamponi sono accusati di contenere veleno in grado di causare cancro o danni al cervello. Sui test sierologici, le fake news si basano sull’incertezza dei test sierologici giudicati poco affidabili. I respiratori sono accusati forieri di danni bariatrici. I saturimetri generano il maggior numero di conversazioni a novembre 2020 col rialzo dei contagi. A causare le fake sono i sequestri di Dispositivi Medici non a norma da parte della Guardia di Finanza.

NEL MONDO LIBERTÀ DI STAMPA IN DECLINO ‒ Secondo The Economist circa l’85% delle persone vive in Paesi in cui la libertà di stampa è stata limitata negli ultimi cinque anni. Le testate che stanno dalla parte del potere, sono gratificate con contratti pubblicitari notevoli; le testate che criticano il potere, subiscono controlli fiscali e multe per diffamazione. Tutto ciò porta in rosso i bilanci delle aziende mediatiche e molte di esse sono acquistate dai sodali di chi è al potere ai quali non importa se queste aziende perdono denaro, purché siano gradite a chi distribuisce i contratti per i lavori pubblici. Che fare? Una cosa da fare subito nelle democrazie liberali sarebbe eliminare le leggi arcaiche che criminalizzano la diffamazione, che sono ancora sorprendentemente comuni. Poi trovare nuove fonti di finanziamento.

BIDEN CHIEDE DI EVITARE INFORMAZIONI ‒ Il presidente Usa ha chiesto alla intelligence statunitense e al Pentagono di evitare di rivelare informazioni ai media sul supporto fornito da Washington a Kiev. Secondo Formiche, tutto ciò fa parte della strategia americana per inviare messaggi alla Russia. È accaduto spesso prima e durante il conflitto con l’obiettivo di far sapere a Mosca di essere sotto i riflettori, ma ora questo parlare rischia di essere controproducente. Gli Usa da un lato vogliono aiutare gli ucraini, ma dall’altro non vogliono imbarcarsi nel conflitto e innervosire eccessivamente Putin. Ad esempio, Washington ha precisato di aver fornito informazioni sulla presenza di generali russi sul campo, ma che è l’Ucraina ad aver deciso di eliminarli.

L’UNITÀ SOSPESA NEL NULLA ‒ Dall’1 gennaio 2022 per i dipendenti de l’Unità, giornalisti e poligrafici, è terminata la cassa integrazione e non hanno neppure la disoccupazione. Sono sospesi nel nulla, dipendenti di un giornale che non esiste più (grazie all’avvedutezza dei “comunisti”) se non una volta l’anno quando esce la testata che le permette di non far decadere la registrazione in tribunale. È quanto denuncia il comitato di redazione chiarendo che «dal 1° gennaio di quest’anno siamo rientrati alle dipendenze de l’Unità srl, la società che edita un non giornale». «A fronte delle innumerevoli richieste d’incontri, chiarimenti, da parte delle rappresentanze sindacali – aggiunge il cdr – la società editrice ha innalzato un impenetrabile muro di gomma. Una vicenda che da tempo ha ormai travalicato la red line della vergogna, si è ‘arricchita’ di un’altra pagina-farsa: la pubblicazione di un numero unico, un foglio di quattro pagine, anche con contributi giornalistici esterni. E questo all’insaputa del comitato di redazione, pur avendo in organico, non pagati, giornalisti e poligrafici. E tutto questo mentre si trascina all’infinito una procedura di concordato che permette all’azienda di guadagnare tempo sulla pelle dei lavoratori. Hanno ucciso l’Unità, mortificato i lavoratori, lasciato cadere manifestazioni d’interesse per l’acquisto della testata. Una vergogna assoluta. Che deve finire». È dal 2017 che la farsa continua. Il Pd ha il 20% delle azioni, mentre la Costruzioni Pessina detiene la maggioranza. Perché Pessina ha acquistato l’ex quotidiano comunista? Secondo un’inchiesta di Report, Massimo Pessina ha rilevato il quotidiano con la sola finalità di trarne un tornaconto politico. Questo tornaconto sarebbe da ricercarsi in un rapporto privilegiato con le istituzioni e con il governo Renzi, l’esecutivo in carica all’epoca della cessione a Pessina. Seguono, ovviamente, querele. Ora i dipendenti attendono come nella commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot".


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