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Anatol Lieven “Pakistan a Hard Country” (Penguin/Alien Lane)


Un libro che ci fa capire l’estrema problematicità della situazione del Pakistan
mercoledì 6 luglio 2011, di Emanuele G. - 428 letture

Lievin è un profondo conoscitore dell’Asia Meridionale. Prima come corrispondente del Times di Londra. Ora in qualità di professore al King’s College in Inghilterra ed alla New America Foundation in Washington. Pertanto, il suo libro intitolato “Pakistan a Hard Country” assume un rilievo del tutto particolare. Si può – infatti – considerare come il saggio più completo ed esaustivo pubblicato di recente sul Pakistan. Anzi, “Pakistan a Hard Country” ha tutti i crismi per essere definito “un livre de chevet” sullo strategico paese asiatico.

Si tratta di un libro molto corposo. Ben 560 pagine. Un libro che ricostruisce il Pakistan con un puntiglio scientifico davvero ammirevole. Si rimane favorevolmente colpiti dalla perizia di Levin nel costruire un prodotto editoriale avvincente e in grado di fornire un’analisi sul Pakistan di altissimo valore.

“Pakistan a Hard Country” è diviso in quattro parti. La prima si occupa di analizzare il territorio, il popolo e la storia del paese asiatico. Levin si addentra in una riflessione ampia e approfondita per fornirci di quei parametri propedeutici alla comprensione di questa entità statale sorta da una separazione dall’India nel 1947 ad opera di Mohammed Ali Jinnah. Sempre la prima parte si addentra a focalizzare il significato della presenza della religione islamica nell’Asia Meridionale. La seconda parte è orientata all’analisi delle strutture portanti della Nazione pakistana. Esse sono la giustizia, la religione, il potere militare e la politica. Per ognuno di questi attori Levin si perde – in senso positivo – in una carrellata enorme di annotazioni, ragionamenti e riflessioni. In quanto il Pakistan è un paese molto complesso che non va liquidato secondo schemi superficiali e semplicistici. La terza parte è più geografica. Si parla delle tre regioni principali del Pakistan: Punjab, Sindh e Belucistan. Ogni regione è descritta sotto un ampio caleidoscopio analitico. Proprio per capirne appieno la specificità e il suo inserimento nel più generale contesto della Stato pakistano. Infine, e siamo alla quarta parte, Levin affronta un tema di eminente valenza geopolitica: i Talebani. Anzi, i Talebani pakistani. Una nuance che ha una sua certa importanza. Capire i Talebani pakistani è senza dubbio un utile esercizio analitico al fine di comprendere cosa succede nell’inquieto vicino del Pakistan. Cioè l’Afghanistan. Ma attenzione, il saggio di Levin non è pensato esplicitamente per comprendere il problema posto dall’Afghanistan. L’obiettivo è il Pakistan. Ma avendo una visione meno provinciale del Pakistan è pensabile che si possa affrontare la pratica afgana con maggiore precisione e libertà.

Il saggio di Levin mi ha fatto capire alcune cose. Le elenco brevemente…

- Dal 1947, data della sua fondazione, in poi il Pakistan ha beneficiato di performance economiche molto più soddisfacenti rispetto all’India. In rewaltà il Pakistan non ha le spaventose sacche di povertà del vicino indiano. E l’equaglianza sociale è un dato acquisito;

- Il concetto della donazione secondo le leggi islamiche è molto rispettato in Pakistan. Rappresenta il 5 % del prodotto interno lordo. Un dato assolutamente impressionante;

- La politica pakistana si può sintetizzare così: ci sono molti democratici che giocano a fare i dittatori e viceversa;

- L’agricoltura non paga tasse, mentre il Governo destina molte risorse al business finanziario. Il risultato è che ci sono aree del Pakistan dove non si pagano tasse. Se il Pakistan, quindi, fosse una regione dell’India ne sarebbe la parte più ricca;

- Il Pakistan è molto più stabile di quanto si pensi. Ciò è dovuto a strutture feudali modernizzate come la “kinship” e la “landholder”. Esse assicurano una stabilità davvero invidiabile equilibrando spinte centripete e centrifuge;

- La reale emergenza del Pakistan non è il possesso insicuro delle armi atomiche, ma le sempre più disastrose conseguenze di un territorio esposto come non pochi alle intemperie atmosferiche e ambientali;

- Il saggio da delle informazione di particolare utilità su come gli Usa tentino di influenzare su più livelli la vita del Pakistan.

Non c’è che dire. Un saggio avvincente. Da possedere nella propria biblioteca perché “Pakistan a Hard Country” va oltre ai luoghi comuni. E se volgiamo capire il mondo dobbiamo sforzarci di andare oltre le banalità semplificatrici a cui ci sottomette un’informazione fin troppo rapida e parziale. Un’ultima annotazione. Al momento è disponibile nella sola edizione in lingua inglese.

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