Nell’Europa dell’Est l’ambiente è considerato volano insostituibile per lo sviluppo. Qui da noi, invece, un ostacolo da rimuovere.
IL FATTO
E’ notizia di qualche giorno fa di un accordo fra i governi di Austria, Croazia, Slovenia, Serbia e Ungheria per creare il più grande parco orientato d’Europa. Esso si svilupperà in perfetta simmetria con il bacino idrografico del Danubio. Anzi, il Danubio sarà l’item di riferimento attorno al quale strutturare il succitato parco sia dal punto di vista della congruità storica che delle attività – non solo economiche – che si andranno a implementare.
La notizia è di rilevante importanza poiché si prende coscienza che l’ambiente può costituire un volano formidabile per attivare un reale sviluppo del territorio e dei territori. Il punto di partenza è quello di preservare l’habitat unico del fiume Danubio in modo che possa continuare nella sua opera di ponte d’unione fra differenti aree del vecchio continente. E’ prevista la creazione di un immenso parco a tema che rileggerà la storia millenaria del fiume con lo scopo di far capire l’importanza del Danubio nelle vicende storiche europee. Contestualmente saranno attivate tutta una serie di attività in grado di implementare un modello di sviluppo ecosostenibile del territorio. Quindi, attenzione a un turismo fortemente collegato al rispetto della natura. La stessa cosa dicasi sul bilanciamento fra esigenze di infrastrutturazione del territorio con quelle ambientali.
In breve, si ha l’intenzione di creare un modello di riferimento intelligente per quanto riguarda la gestione del territorio tale da preservarlo dagli appetiti famelici di quanti perseguono uno sviluppo economico senza regole e in manifesto sfregio alle più elementari norme di rispetto della natura.
L’ITALIA
Quanta differenza con l’Italia! Infatti, la legge finanziaria per l’anno in corso taglia da 57 mln di euro ad appena 35 mln la dotazione per l’amministrazione dei 27 parchi nazionali. Un’ecatombe ingiustificabile. Mi chiedo se fra due/tre anni in Italia esisteranno ancora i parchi. L’obiettivo è chiaro. Trasformare i parchi in strumenti inconsapevoli per squallide operazione di sfruttamento intensivo del paesaggio, del territorio e dell’ambiente.
Si vede che nel nostro paese l’ambiente viene visto con diffidenza. Alla stregua di un inutile ostacolo da abbattere a tutti i costi. In modo da accontentare il partito unico del cemento armato che fa dell’Italia il paese al mondo che utilizza di più questo ritrovato dell’edilizia. Invece, tanto altro si potrebbe fare utilizzando in modo intelligente ed ecosostenibile il territorio creando, in primis, vere occasioni di lavoro. Di quel lavoro che manca così ferocemente in Italia.
RIFLESSIONE
Al momento della lettura di questa notizia mi occorre in mente un’altra. E’ quella che riguarda i c.d. “Not in Employment, Education and Training” (in acronimo NEET). Ossia persone – per lo più giovani – che non studiano, che non si formano e che non cercano lavoro. E’ una tendenza allarmante di un’Italia malata, chiusa in sé e ferma. E guarda caso le città dove ci sono più NEET sono Catania e Napoli, ma anche nel Nord non si scherza.
Come credete, ordunque, che si possa creare vero lavoro? Con idee strategiche che superino vergogne che vanno sotto il nome di precariato. Idee strategiche che si mettono in campo ad Est dell’Adriatico, ma non da noi. Ad esempio, quella testé annunciata dai cinque governi appartenenti alla regione danubiana. La cosa è semplice. Qui no. Lì si sta costruendo il futuro. Da noi, al contrario, si rivanga sempre il passato. Quanto deciso dai governi di Austria, Croazia, Slovenia, Serbia e Ungheria rappresenta uno schiaffo morale a una classe politica – quella italiana – che da vent’anni ha relegato l’Italia in un inferno morale, sociale ed economico senza precedenti. Mi sa che dovrò preparare le valigie per andare ad abitare in quei paesi civili.