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Altri mondi possibili

Quante volte vorremmo scappare dalla realtà? Quante volte diciamo che vorremmo fuggire su un altro pianeta? Ecco, la lettura dei tre libri che propongo...

di Alessandra Calanchi - domenica 6 novembre 2022 - 1384 letture

Quante volte vorremmo scappare dalla realtà? Quante volte diciamo che vorremmo fuggire su un altro pianeta? Ecco, la lettura dei tre libri che propongo (tutti usciti nel 2022) si colloca proprio in questa prospettiva. E non per escapismo – al contrario, per l’importanza che viene data all’immaginazione, all’utopia, alla consapevolezza ecologica e sociale.

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Mundi inter sidera novi. La rotta delle stelle, di Riccardo Friolo

Il primo si intitola Mundi inter sidera novi. La rotta delle stelle e il suo autore è Riccardo Friolo, già professore di Geologia e Geografia, autore di numerose monografie scientifiche premiato anche dall’Accademia dei Lincei: il quale ha deciso, animato da uno spirito autenticamente divulgativo, di dedicare un romanzo alla riflessione sull’irreversibilità dei processi di degrado ambientale (di cui siamo responsabili), sulla squilibrata gestione delle risorse, sulla sperequazione sociale, sull’insistenza della guerra e della discriminazione. Il suo romanzo, stampato da Arcari (Mogliano Veneto) senza nemmeno un codice ISBN, rivela la modestia dell’autore, che ne ha fatto dono agli amici della Società Dante Alighieri e a chi poteva essere interessata/o. Ed è stata per me una scoperta preziosa, questo libro, che mi auguro possa trovare un vero editore perché lo ritengo valido sia sul piano dei contenuti sia a livello di trama, personaggi, stile e narrazione.

Come le migliori utopie americane di fine ottocento (per esempio, Paralleli pericolosi di Alice Ilgenfritz Jones ed Ella Merchant tradotto da Simonetta Badioli per l’editrice Le Lettere, Firenze 2021), questo romanzo ridisegna per l’ultimo avamposto dell’umanità rifugiatasi in Antartide un futuro diverso da quello a cui sembriamo predestinati: una via di fuga verso le stelle, un “pianeta B” disposto ad accoglierci, una condizione di pace e prosperità per tutti. L’autore non s’illude – sa bene che l’unica chiave non sta nel progresso tecnologico ma nel ritrovare il senso di empatia e di solidarietà, nel riconoscerci tutti uguali – mutanti, profughi, naufraghi, nativi.

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Benvenuti ad Atlantide. Passato e futuro di una città senza luogo, di Marco Ciardi

Il secondo romanzo ci trasporta dall’Antartide ad Atlantide: in Benvenuti ad Atlantide. Passato e futuro di una città senza luogo (Carocci editore) Marco Ciardi, storico della scienza all’Università di Firenze, ripercorre l’affascinante storia di un’invenzione capace di ricollegare i miti del passato alle visioni futuristiche, Platone a Verne, Conan Doyle a Lovecraft, i fumetti di Topolino e dei Fantastici Quattro alle riviste esoteriche, le serie tv alle canzoni di Francesco de Gregori. La storia del continente scomparso, misterioso, o mai esistito va dal diluvio universale a Bacon e oltre, e sono pochi gli studiosi che non vi abbiano mai accennato: interessante soprattutto che nel periodo compreso fra la cosiddetta scoperta dell’America (1492) e la pubblicazione dell’Origine delle specie di Darwin (1859) “Atlantide fu un tema scientifico a tutti gli effetti, riconosciuto a livello istituzionale” (p. 67). Ciardi elenca varie teorie e varie interpretazioni, tra cui spicca l’idea che Atlantide fu la prima area del mondo dove l’uomo passò dalla barbarie alla civiltà, una terra a cui si riferiscono tante leggende di diverse parti del mondo. Nel tempo le interpretazioni sono state variegate, e si va dall’idea che esista un mondo invisibile alla sua associazione con gli UFO alla sua persistenza come progetto declinato al futuro.

Ma quali sono le cause del fascino duraturo di questo mito, oggi decostruito dalla geologia? È sufficiente il fatto di aver rappresentato fin dall’antichità “un luogo ideale per ambientare storie favolose o fantastiche, utopiche o distopiche, sentimentali o a sfondo etico e politico” (p. 99)? O non dovremo pensarla come un archetipo della ricerca della città (e/o di un’età dell’oro) perduta? O ancora, come antesignana della Metropolis di Fritz Lang, o come uno stargate? Sono tutte riflessioni, domande e speculazioni che Ciardi affronta con la sua solita maestria (è autore, ricordiamolo, di molti altri libri su temi analoghi quali Terra. Storia di un’idea (2017) e Il mito degli antichi astronauti (2° ed. 2018).

Questo libro ci permette di penetrare nei misteri della costruzione di un mito, nei meccanismi dell’antica sapienza, ma anche di riflettere sulle origini (e sulla fine) di quella che chiamiamo la nostra “civiltà” e di ragionare sulla sua sostanziale fragilità, vulnerabilità, transitorietà. Perché se è vero che il mito sussiste, è altrettanto vero che riguarda qualcosa che è stato perduto e mai ritrovato.

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Dalla Terra a Marte. L’affascinante avventura del Pianeta Rosso di Maria Giulia Andretta

Concludiamo con Dalla Terra a Marte. L’affascinante avventura del Pianeta Rosso di Maria Giulia Andretta (Carocci editore), dottore di ricerca in Storia della scienza e della tecnica all’Università di Bologna e già co-autrice di Stregati dalla luna. Il sogno del volo spaziale da Jules Verne all’Apollo (2019). Andretta passa in rassegna con precisione e passione le leggende e i miti antichi legati a Marte, per continuare con film romanzi graphic novels e videogames, senza dimenticare il contributo dell’italiano Virginio Schiaparelli, il celebre “scherzo di Halloween” di Orson Welles, le spedizioni americane e l’era dei rover.

Come Atlantide e l’Antartide nei libri precedenti, anche qui troviamo un mondo “ideale”: un pianeta tutto da esplorare, da scoprire, da “conquistare”. “Scenderemo su Marte e diventeremo ‘marziani’”, si legge fin dalla quarta di copertina: e questa identificazione aliena, che da un lato mi ricorda con piacere il finale delle Cronache marziane di Ray Bradbury, dall’altro mi pare assumere una connotazione più tetra, evocando lo spirito del colonialismo, dell’invasione, del suprematismo. Leggere (sempre in quarta di copertina) che “il genere umano avrà l’opportunità di sopravvivere attraverso insediamenti e colonizzazioni, terre promesse e future migrazioni” non mi rassicura troppo sul rispetto dell’ambiente, sull’economia sostenibile, sull’equità. Andretta giustamente cita il genio miliardario Elon Musk e il presidente della Mars Society Robert Zubrin, ma pur menzionando il terzo volume dell’astronomo ottocentesco Percival Lowell (Mars as the Abode of Life, 1908) non riporta quella che a mio parere è la frase più importante, che è stata ignorata per oltre un secolo: “[l’uomo] ha schiavizzato tutto quello che ha potuto; ora è impegnato a sterminare il resto […] L’uomo ha già iniziato a lasciare il suo segno su questo pianeta nelle opere di deforestazione, idrauliche e di comunicazione” (trad. mia).

Lo ammetto: io temo che andremo su Marte perché abbiamo distrutto il nostro pianeta, non per portare pace e civiltà. E temo che ci andranno in pochi, e che saranno i pochi che hanno avuto in mano la percentuale maggiore delle ricchezze e delle risorse. Spero di sbagliarmi. Ma sono convinta che sia necessario tenere vivi i sogni – i miti, le leggende, le favole, le illusioni, le utopie – senza ricadere negli errori già commessi. Il libro di Andretta è un’ottima rassegna di opere dell’immaginazione, ma ricordiamoci che in ambito letterario esiste da anni una critica postcoloniale e de-colonialista che inizia già a essere applicata anche all’ambito interplanetario. Per questo apprezzo molto l’accezione positiva che viene data al termine “migrazioni”, posto accanto a “terre promesse”: auspico che non siano solo quelle future ad affascinarci, ma che impariamo da questo libro anche ad accogliere quelle del nostro presente, su questo pianeta, qui-e-ora.


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