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I 25 anni della Compagnia d’Encelado Superbo

Sono passati 25 anni dal giorno in cui li ho ascoltati per la prima volta in una serata di maggio dal profumo di zagara al Cinema Odeon con “L’assedio alla città” uno spettacolo...
di Luigi Boggio - mercoledì 2 ottobre 2019 - 668 letture

Sono passati 25 anni dal giorno in cui li ho ascoltati per la prima volta in una serata di maggio dal profumo di zagara al Cinema Odeon di Lentini con “L’assedio alla città” uno spettacolo di poesie, teatro e musiche di straordinaria intensità.

Era la Compagnia d’Encelado Superbo con le sue storie in dialetto e le sue musiche. La voce recitante di Peppe e la chitarra di Salvo. Il prossimo venerdì (4 ottobre 2019) li andrò ascoltare nuovamente a Palazzo Beneventano a Lentini per i loro 25 anni di cammino. Un lungo cammino di studio, di ricerca e di elaborazione dei testi e delle musiche.

Un cammino anche lontano da questa isola con i suoi colori sempre accesi, il profumo dei fiori d’arancio, il brontolio dell’Etnea e spesso gli odori acri che non lasciano respirare. Nel viaggio nel mondo dei Pink Floyd che sarà la prima parte dello spettacolo “la faccia niura della luna” troviamo la prima canzone dei Pink tradotta in dialetto Breathe/Respira “respira, respira nell’aria, non aver paura d’insistere parti, ma non lasciarmi” “vola,vola ‘nto celu, nun ti scantari, vai, si nun mi lassi”. In Time/Tempo “allora corri per raggiungere il sole che sta tramontando” “E allura curri, curri, acchiappa lu suli c’affunna”.

La ricerca dei brani e le scelte conseguenti si ispirano e sono in sintonia con la sensibilità artistica degli autori per l’interessante e impegnato lavoro di traduzione in dialetto dei testi e delle musiche dai diversi linguaggi e sonorità.

“In non aver paura di morire che potrà esser in ogni momento” The Great Gig in the Skai “E nun haiu paura di moriri, quannu sarà, nun m’interessa” si tocca il tema del fine vita “Non c’è ‘n mutivu, bisogna morire prima o poi”. E non potevano non venire fuori i Money/Soldi “sunu tutti i mali d’oggi e d’o munnu” “tròvati ‘n postu di travagghiu, na paga e si appostu”. In BrainDamage/Fora di testa “U pazzu si curca supra l’erba” “ I pazzi in fila,in fila pi la strada” uno dei testi che ti scuotano “E se il gruppo di cui fai parte comincia a suonare accordi diversi ti vedrò sul lato oscuro della luna” “E su la banda cumincia a sunari n’autra musica. Allura tutti ni la faccia niura di la luna” In Eclipse/Eclisse “Non c’è un lato oscuro nella luna, in realtà. Di fatto è tutto oscuro” “ In verità nun c’è la facci niura di la luna. In verità, tuttu è scuru”. “Il tempo è andato la canzone è finita”.

È finita la prima parte per andare verso la seconda che ripercorre gli anni passati con le tante emozioni che ci hanno dato per i tanti racconti che partano tutti dalla nostra terra e dal nostro sentire quotidiano. “Terra di vento, terra di storia con le radici al centro del mare, terra di luce e di antica memoria per strade e cortili ai canti di sera”. O l’incalzante “Storia d’incantesimi, luci, suli e fantasia, terra ciàuru di zagara, ceusa, mennula e gilsumini” in Storia di cunti e canti.

Non manca e non potrebbe la grande devozione per i Tre Santi in “chiamamulu Sant’Alfiu” e il pensiero ricorrente verso il Sud. “Semu genti d’o Sud” Per il riapparire e il sentire del cantastorie “E’ chista ‘na storia di ‘na terra di luci, di schigghi e puisia, di stiddi e catini, terra di vita e di morti, di meli si duci matri di figghi pirduti, di festi e distini”.

Ai maestri Peppe Cardello e Salvo Amore che sono stati e sono ancora, spero per tanto altro tempo, l’anima della Compagnia un grazie e un riconoscimento per il lungo sodalizio. Un rapporto di grande amicizia costruito nel tempo tra parole recitate e musiche avvolgenti con gli occhi rivolti sempre verso il chiarore della vita, la solidarietà e l’impegno civile.

Venerdì sera 4 ottobre, Palazzo Beneventano, incontriamoci per trascorrere insieme una serata che sarà sicuramente piacevole per i tanti altri musicisti presenti per ricordare da dove sono partiti e dove sono arrivati. Altri anni ancora d’Encelado.


L’immagine in icona: il poeta Pippo Cardello, dal sito su Lentini online.


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25 anni e La facci niura di la luna

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