Una splendida sceneggiatura, un buon intreccio narrativo, grandi figure protagoniste completamente buttate alle ortiche dalla recitazione e dalle scelte del regista
La sagra delle occasioni sprecate. Una splendida sceneggiatura, un buon intreccio narrativo, grandi figure protagoniste completamente buttate alle ortiche dalla recitazione e dalle scelte del regista.
Due identità deboli: un ragazzo cieco e un serial killer. Il ragazzo cieco vive con la madre e assorbe tutto ciò che sente tramite internet, le chat, la radio, i baldacchini, ascolta anche le frequenze della polizia, ad ogni voce corrisponde per lui un colore, la voce del serial killer è verde nella sua mente. Il serial killer conosce suoi coetanei, studenti, li uccide e si traveste per assomigliare a loro. A legare queste due personalità borderline sarà un agente della UACV (Unità Analisi Crimini Violenti) che indagherà su questo caso dai risvolti davvero inaspettati.
La fotografia ricorda un frullato di cattivo gusto tra “Alexia” e X-files,la telecamera mobile vorrebbe dare il senso della precarietà e della velocità. Riesce solo a stordirci. La recitazione è a dir poco inguardabile, i protagonisti bidimensionali e poco credibili, le battute quasi sempre fuori tempo. Il film strabocca di stereotipi: la ragazza tormentata che è affascinata dal suo mestiere - ci crede insomma - attorniata da poliziotti rudi e insensibili, il superiore della ragazza, bel tenebroso che spunta nei posti più inaspettati nei momenti più inverosimili e parla-sempre-sussurrando, il ragazzo cieco che aspetta solo l’amore per risolvere i propri problemi, il serial killer con l’infanzia disturbata...
Inguardabile se non siete masochisti.