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Alluvioni dimenticate


Nel messinese le colline crollano ancora. E uccidono. Qualcuno ha provato a dimenticarsene e a farlo dimenticare agli altri. Ma la natura ha buona memoria.
martedì 8 marzo 2011, di Piero Buscemi - 817 letture

La pioggia è tornata nel messinese. Stavolta ha scelto il mese di marzo, proprio quando tutti abbiamo pensato che per questa stagione invernale avessimo chiuso i conti con le vendette della natura.

Non è stato così. Sono bastate quelle poche decine di millimetri di pioggia a rigettare nello sconforto e nella paura gli abitanti dei paesi che hanno riempito le pagine dei quotidiani nazionali nel recente 2009.

Nonostante alcuni stravolgimenti climatici, che spesso hanno giustificato e creato alibi "naturali" allo follia dell’uomo, questa zona non è ancora interessata dai fenomeni subtropicali con i loro tornado, tempeste tropicali e piogge monsoniche che qui, farebbero danni irreparabili.

Confidando nella clemenza degli agenti atmosferici, ci siamo concentrati sulla ricostruzione del territorio gravemente colpito dalle precedenti alluvioni, tralasciando l’attenzione sul pensiero primario che avrebbe dovuto accomunare gli interessi degli amministratori locali e del governo centrale.

Ma nella sostanza, nessun provvedimento serio e con uno sguardo al futuro di questi territori, è stato apportato ad una situazione che si trascina da decenni e che sembra continuare ad essere sottovalutata.

Rispetto a un anno e mezzo fa, stavolta non dovremo sorbirci la visita ufficiale e accusatrice di Bertolaso. Gli interessi su questi territori non erano così determinanti per il futuro politico dell’intera nazione e la politica ha abbandonato la sua perenne campagna elettorale su queste zone per indirizzarla su altri lidi.

Tutto sommato, da queste parti, non si è assistito neanche allo spettacolo mediatico che abbiamo potuto ammirare in Abruzzo, caratterizzato dalle casette in legno della ricostruzione post-terremoto. Le accuse dirette e senza attenuanti che il capo della Protezione Civile indirizzò alla popolazione, tacciandola di abusivista, manifestarono già allora lo scarso interesse ad approfondire la questione e trovarne una soluzione.

A Scaletta Zanclea si possono ancora visitare le case pericolanti a fine paese, puntellate ed abbandonate al ricordo. Stessa sorte la stanno vivendo le popolazioni di Giampilieri e degli altri paesi colpiti dalla tragedia del 2009. Una seria e ponderata progettazione per la messa in sicurezza dei territori non è stata neanche concepita e sembra non rientrare nell’immediato, tra le priorità delle voci a bilancio della provincia e dei comuni coinvolti.

Se per affrontare il problema sicurezza, nessuno sembra abbia intenzione di prendere l’iniziativa e quindi la responsabilità, in piena sintonia con la strategia di autodifesa adottata già all’indomani di quel tragico 1° ottobre, quando la priorità era quella di scagionare qualsiasi amministratore locale del presente e del passato, si è provveduto a chiedere l’archiviazione dell’indagine condotta dalla Procura di Messina sull’utilizzo dei fondi raccolti a favore degli alluvionati e che il sindaco di Scaletta pensò bene di utilizzare per l’acquisto delle divise dei vigili urbani. La richiesta di archiviazione è stata giustificata dalla mancanza di dolo da parte degli amministratori nel prendere quella decisione.

Adesso, che in questi giorni, l’alluvione ha spostato i suoi interessi nella Valle dell’Alcantara, portando distruzione e morte. Adesso, che un costone rischia di crollare sull’autostrada Messina-Catania ed ha costretto alla chiusura di una delle carreggiate. Adesso, che si prova a fare la conta dei danni da sommare alle precedenti alluvioni. Adesso, in questi giorni di allegria carnevalesca, siamo costretti anche a subire le richieste di finanziamenti, addirittura alla regione, per garantirsi un carnevale più colorito, per il prossimo anno.

Evitiamo ulteriori considerazioni e invitiamo i lettori a guardare la video-lettera che ci ha inoltrato gentilmente Renato Accorinti, nel tentativo di risvegliare le coscienze dei cittadini che, non dimentichiamolo, sono sempre le vittime delle loro scelte politiche.

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