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Alla guerra nucleare dalla base Usa di Sigonella

C’è un sistema che dalla fine della Seconda guerra mondiale consente di misurare il tempo mancante all’olocausto nucleare planetario.
di Antonio Mazzeo - mercoledì 28 febbraio 2018 - 1341 letture

Follie criminali. Segretamente a Sigonella sta per entrare in funzione la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di pronto allarme USA per l’identificazione dei lanci di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Nell’area 465 della base sorgerà il nuovo sito di guerra missilistico e nucleare. Della nuova “ricollocazione” a Sigonella grande felicitazione del Presidente del Consiglio Renzi e della Ministra Pinotti. Il governo italiano pare non abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica. Mister Trump ha annunciato un piano di “modernizzazione” degli arsenali che costerà più di 1.300 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni. Vorrebbe testate nucleari per “effettuare attacchi chirurgici con un numero ridotto di vittime”. Per le opere urbanistiche la US Navy ha affidato i lavori di costruzione degli impianti JTAGS alla D’Auria Costruzioni S.r.l. di Lamezia Terme che sembrerebbe una società quantomeno discutibile.

C’è un sistema che dalla fine della Seconda guerra mondiale consente di misurare il tempo mancante all’olocausto nucleare planetario. Si tratta di un orologio virtuale, il Doomsday Clock, le cui lancette si avvicinano o si allontano dalla fatidica mezzanotte dell’umanità a secondo la gravità dei conflitti in atto o dell’evoluzione della corsa al riarmo atomico. Questo sistema è stato adottato da centinaia di scienziati di fama internazionale che periodicamente pubblicano un report sul Bulletin of the Atomic Scientists dove “fotografano” la distanza delle lancette dalla maledetta ora X. Qualche giorno fa, nel corso di una conferenza stampa a Washington, il Presidente della prestigiosa rivista scientifica, Rachel Bronson, ha lanciato l’allarme: “Mancano solo due minuti alla mezzanotte”. Lancette così vicine all’ecatombe nucleare non si vedevano dai tempi della guerra fredda USA-URSS e dell’installazione in Europa dei missili a medio raggio (i Cruise, i Pershing e gli SS-20) e di 112 testate atomiche nell’allora base statunitense di Comiso, Ragusa. “L’odierna minaccia nucleare è insostenibile”, ha aggiunto Rachel Bronson. Nel pianeta la guerra è globale e permanente, anzi perpetua, e il presente e il futuro prossimo sono pesantemente minacciati dall’escalation nucleare di decine di grandi e medie potenze, dalle crescenti tensioni tra USA e Russia, USA e Cina, USA e Corea del Nord e – come avvertono gli scienziati No War - dal “miglioramento tecnologico delle armi nucleari che producono la concreta possibilità che esse vengano usate”.

A rendere ancora più inquietanti gli scenari internazionali e mettere profondamente in pericolo la stessa sopravvivenza di ogni forma di vita nel pianeta ci ha pensato la nuova amministrazione statunitense: mister Trump ha annunciato una radicale riforma della postura nucleare a stelle e strisce grazie a un piano di “modernizzazione” degli arsenali che nei prossimi 30 anni dilapiderà più di 1.300 miliardi di dollari. Obiettivo chiave della nuova dottrina nucleare statunitense, lo sviluppo di testate nucleari a potenza ridotta, anche di un solo kiloton (17 volte meno potente della bomba sganciata su Hiroshima) per “effettuare attacchi chirurgici con numero ridotto di vittime”. E poi ancora altre atomiche più precise e più potenti da utilizzare con i nuovi caccia, i sottomarini e i missili a medio e lungo raggio, forse anche con una nuova generazione di aerei senza pilota e senza controllo umano a distanza. I moderni dottor Stranamore del Pentagono puntano alla supremazia assoluta in campo tecnologico e nucleare e all’annientamento ovunque e comunque di ogni minaccia, anche di quella rappresentata magari da piccoli gruppi insorgenti contro cui potrebbero essere sganciate le nuove mini-atomiche per la “guerra nucleare limitata”. Un mixer di ultra sofisticati sistemi radar e satellitari, centri di comando, controllo, comunicazione e intelligence consentirebbe – sempre secondo Trump & C. – di poter “controllare” preventivamente ogni eventuale operazione missilistica nemica e scatenare dunque il “primo colpo” nucleare, evitando qualsiasi ritorsione e dunque i limiti-pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata”.

Follie criminali con immediate ricadute innanzitutto sui paesi partner alleati di Washington, Italia in testa. I nuovi sistemi di distruzione di massa, infatti, sono destinati ad essere installati (e utilizzati) principalmente in Europa, a partire dalle ammodernate bombe aviotrasportate a guida laser B-61 da custodire nei bunker delle basi di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone) o delle potentissime testate che armeranno i sommergibili a propulsione atomica che incrociano le acquee nazionali e sempre più spesso approdano ad Augusta, Napoli, La Spezia, Taranto.

Anche la base di Sigonella, capitale mondiale dei droni da guerra e base avanzata per le forze speciali e di pronto intervento USA e NATO, assumerà un ruolo strategico nei programmi di supremazia nucleare planetaria delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Segretamente, senza che mai il governo italiano abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica, sta per entrare in funzione nella grande infrastruttura militare siciliana la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” USA per l’identificazione dei lanci di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali.

“JTAGS è il principale sistema di US Army per integrare ed espandere le capacità di allarme, attenzione e pronta informazione sui Missili Balistici da Teatro (TBM – quelli con gittata compresa tra i 300 e i 3.500 km) ed altri eventi tattici che interessano il teatro operativo che utilizza i network di comunicazione esistenti”, spiega il Pentagono. “Esso è in grado di ricevere e processare tutti i dati trasmessi a banda larga dai sensori della costellazione satellitare del Defense Support Program. JTAGS determina la fonte TBM identificando il punto e il momento di lancio del missile, la sua traiettoria e il punto e il momento dell’impatto. Quando è installato nel teatro di guerra, riduce la possibilità di singole interruzioni nei sistemi di comunicazione dei rispettivi Comandi. I benefici operativi includono anche quello di poter dare i segnali d’attacco agli assetti operativi per individuare e distruggere le capacità di lancio del nemico. JTAGS svolge un ruolo operativo a favore dei Comandi di guerra all’estero e dei Sistemi di difesa dai missili balistici (BMDS) per la protezione degli assetti militari, delle popolazioni civili e dei centri geopolitici. Opera pure nell’ambito del Theater Event System (TES) del Comando per le operazioni spaziali USA e supporta l’Agenzia per la difesa missilistica e le sue reti di collegamento con i sistemi strategici anti-missile come l’Aegis, il THAA (Terminal High-Altitude Area Defense), il Kinetic Energy Interceptor e i Patriot”. Operativamente la Joint Tactical Ground Station utilizza i più aggiornati sistemi di telecomunicazione satellitare a partire da quelli UHF - Ultra High Frequency (il MUOS con uno dei suoi terminali terrestri a Niscemi è uno di essi) o l’Integrated Broadcast System (IBS).

A prima vista la JTAGS potrebbe apparire come un moderno “scudo protettivo” per difendersi da eventuali attacchi missilistici nemici, ma a ben analizzare i manuali e i documenti delle agenzie di guerra USA, la portata tutt’altro che “difensiva” del sistema in avanzata fase d’installazione a Sigonella è evidentissima. “JTAGS può essere descritta come un sistema mobile di elaborazione delle informazioni, ma in verità è molto più di ciò, in quanto i dati raccolti sono un elemento chiave per stabilire e mantenere il dominio”, si legge nell’apposito manuale operativo Field Manual FM 40-1 - Joint Tactical Ground Station Operations, redatto dall’Esercito USA nel settembre 1999. “JTAGS supporta i tre pilastri che sostengono la cosiddetta Difesa dai missili di teatro (TBM), cioè la difesa passiva, la difesa attiva e le operazioni di attacco, nonché la gestione del campo di battaglia, delle comunicazioni e delle strutture informatiche e d’intelligence”.

Per ciò che riguarda la difesa passiva, il sistema JTAGS “consente di notificare agli staff di comando il pronto allarme di lancio da parte del nemico dei missili balistici e l’immediato trasferimento del messaggio d’allerta alle unità che stazionano nell’area minacciata”. Sempre secondo il Field Manual di US Army, le misure di difesa passiva includono “la protezione elettronica ed NBC (nucleare, biologica e chimica), la contro-sorveglianza, la mobilità, il camuffamento, la dispersione, il ricovero, ecc.”, in modo da “ridurre la vulnerabilità e i danni causati dai TBM”. La cosiddetta difesa attiva del sistema JTAGS punta invece alla “distruzione della minaccia nemica” con gli intercettori della difesa anti-missile e all’“azione in profondità contro tutti i sistemi missilistici da teatro e i sistemi difensivi del nemico”. “I dati raccolti dalla JTAGS possono supportare le operazioni d’attacco”, conclude il manuale operativo di US Army. “Gli attacchi puntano alla distruzione, disgregazione o neutralizzazione delle piattaforme di lancio dei TBM e dei loro centri di comando, controllo e comunicazione; delle infrastrutture logistiche; dei sistemi di riconoscimento, intelligence, sorveglianza, ecc. I comandi e i centri di controllo preposti alle operazioni d’attacco riceveranno da JTAGS le informazioni sui punti e i tempi di lancio in modo da facilitare la pianificazione e l’esecuzione delle missioni di fuoco e di altre missioni offensive (strike aerei o da parte delle forze operative)”.

La Joint Tactical Ground Station di “pronto allarme” è sotto il controllo della 1st Space Company (JTAGS), una compagnia specializzata della 1st Space Brigade dell’US Army Space and Missile Defense Command, attiva dal 1992 presso il quartier generale di Colorado Springs (Colorado). La storia e l’evoluzione della JTAGS è strettamente legata al multimiliardario programma di “difesa anti-missile” varato dal Pentagono a metà degli anni ’80 del secolo scorso, per “contrastare la crescente minaccia di missili balistici a livello globale”. Elaborazione, progettazione e produzione dell’architettura del sistema fu affidata ai colossi industriali Aerojet e Northorp Grumman mentre il primo prototipo JTAGS fu testato in Germania nel 1993 e l’anno successivo in Corea del Sud. Nel febbraio 1997 fu installata la prima stazione JTAGS nella base “Kelley Barracks” di US Army a Stoccarda (Germania) e fu creato un apposito distaccamento denominato 15th Air Defense JTAGS Det, il primo in grado di operare con il sistema di pronto allarme anti-TBM. Attualmente la 1st Space Company (JTAGS) si compone di alcuni distaccamenti con personale misto dell’esercito e della marina militare: due presso l’installazione di comando di Colorado Springs; una per le attività di addestramento a Fort Bliss (Texas) e altri tre rischierati fuori dal territorio USA: presso la base aerea di Osan in Corea del Sud; a Nasawa (Giappone) e, in Europa, ieri a Stoccarda ed oggi a Sigonella. Logisticamente, ogni stazione JTAGS è ospitata all’interno di shelter protetti dagli attacchi NBC e può essere facilmente trasportata via terra a bordo di camion pesanti o per via aerea grazie ai velivoli cargo C-141, C-17 e C-5 dell’US Air Force.

Il Pentagono ha riservato ingenti investimenti per potenziare le funzioni e le caratteristiche tecniche della Joint Tactical Ground Station. Nell’aprile 2011, la società produttrice del sistema di difesa/attacco anti-missile, Northrop Grumman (la stessa che ha realizzato i droni spia e killer ospitati a Sigonella) ha ottenuto un contratto di 24 milioni di dollari per fornire un addizionale supporto ingegneristico al programma. L’anno successivo ancora a Northop Grumman è stato affidato un progetto di ricerca e sviluppo quadriennale per un importo complessivo di 31.397.000 dollari (poi ampliato a 37.986.896 dollari) per incrementare l’operatività della Joint Tactical Ground Station nell’ambito della Difesa Aerea e Anti-missile Integrata delle forze armate USA e consentire la sua piena integrazione con i nuovi satelliti dello Space-Based Infrared System – SBIRS (un network satellitare a raggi infrarossi che consente il costante monitoraggio di ogni punto della superficie terrestre) e altri sensori strategici disseminati da Washington in tutto il pianeta. Altri due contratti pro-JTGS sono stati firmati con Northrop Grumman nel luglio 2015 (15 milioni di dollari per modificare software e apparecchiature di supporto) e nel settembre 2017 (17,2 milioni per ulteriori trasformazioni tecnologiche che saranno completate entro la fine del 2021). Numerose le esercitazioni di “pronto allarme” che la 1st Space Company (JTAGS) di US Army ha effettuato negli ultimi anni n Europa, Asia e Medio Oriente. Le più complesse e sicuramente più pericolose dal punto di vista geostrategico si sono svolte tra il giugno e il novembre 2010 in Israele (deserto del Negev) e nelle acque del Mediterraneo orientale. Durante le esercitazioni congiunte israelo-statunitensi fu simulato un attacco missilistico nucleare iraniano combinato al lancio di missili a corto raggio dal territorio siriano e libanese, e la loro distruzione in volo mediante il lancio dei missili di produzione israeliana Arrow II, degli intercettori anti-missile THAAD, dei missili anti-aerei Patriot PAC-3 e dei nuovi sistemi di combattimento navale Aegis. All’attivazione dello “scudo anti-missile” in Israele, concorsero allora gli uomini e le apparecchiature del distaccamento Joint Tactical Ground Station di Stoccarda, assicurando la connessione della rete di monitoraggio terrestre e satellitare USA con le postazioni radar e le batterie missilistiche delle forze armate statunitensi ed israeliane.

Secondo il report progettuale (titolo: Joint Tactical Ground Station – JTAGS. Relocation at the Naval Air Station II Sigonella, Sicily, Italy), approvato il 26 novembre 2014 dal Naval Facilities Engineering Command (NAVFAC EURAFSWA) di stanza presso l’aeroporto di Napoli-Capodichino, il terminale terrestre JTAGS di Sigonella “fornirà lo spazio operativo, di manutenzione, stoccaggio e amministrativo per i sistemi di processamento delle informazioni del sistema JTAGS”. La nuova installazione si compone di un edificio con una superficie di 500 metri quadri e un’area recintata con tre antenne di telecomunicazione satellitare del diametro di 4,5 metri, un raggio di elevazione compreso tra i 5 e i 90° e una copertura completa all’orizzonte di 360°. Queste antenne ricevono le comunicazioni satellitari trasmesse in banda Ku (frequenze comprese tra i 10.9 e i 12.75 GHz) e banda C (tra i 3.7 e i 4.2 GHz). “Le fondamenta per sostenere le tre antenne saranno adeguatamente rinforzate e tutte le utilities sotterranee saranno collocate all’interno di condotte protette e connesse alle nuove antenne e all’edificio che fungerà da centro di controllo”, si legge nel progetto NAVFAC. “Saranno pure installati reti e sistemi d’illuminazione di sicurezza e videocamere, mentre il nuovo edificio ospiterà gli uffici amministrativi, le sale per i server e i sistemi di telecomunicazione elettronica. La stazione JTAGS opererà 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana; il numero degli addetti impiegati per gli scopi del programma sarà di 35 unità”. Sempre secondo le indicazioni del Comando d’Ingegneria di US Navy, l’area prescelta per il nuovo sito di guerra missilistico e nucleare è quella a ridosso dell’edificio n. 465 di Sigonella, in direzione sud-est, vicina anche al grande impianto di trattamento acque di NAS 2 e della strada d’accesso agli hangar e alla pista di volo.

La “ricollocazione” a Sigonella della facility di pronto allarme missilistico è stata inserita tra i programmi strategici delle forze armate USA nel bilancio di previsione per l’anno fiscale 2016 (budget di spesa previsto, 1.850.000 dollari), congiuntamente alla realizzazione nella base siciliana degli hangar e dei centri operativi dei nuovi droni-spia “Triton” di US Navy (40.641.000 dollari) e degli hangar e della facility di supporto per nuovi velivoli pattugliatori P-8A “Poseidon” (62.302.000 dollari). Secondo il data base con i contratti sottoscritti dall’Amministrazione USA, i lavori di realizzazione della stazione JTGS hanno preso il via nella primavera 2016 e si sono conclusi il 6 ottobre 2017.

Sulla rilevanza strategica della nuova Joint Tactical Ground Station di Sigonella si è soffermato il 13 aprile 2016 il generale David L. Mann (a capo del Comando generale per la difesa missilistica strategica e spaziale di US Army), durante la sua audizione nel Comitato per le forze armate del Senato degli Stati Uniti d’America. “In supporto al Joint Force Commander, il nostro Comando per la difesa missilistica continua a fornire il pronto allarme sui missili balistici in diversi teatri operativi”, ha spiegato Mann. “I nostri distaccamenti JTAGS sono installati all’estero per assicurare il controllo missilistico da parte di USSTRATCOM e delle nostre forze militari operative fuori dai confini nazionali. Continuiamo ad ottimizzare queste capacità e quest’anno abbiamo ottenuto il sostegno del Governo d’Italia per ricollocare il JTAGS in Europa presso la Sigonella Naval Air Station”. Nel 2016, presidente del Consiglio era Mattero Renzi, ministra della difesa (come oggi) Roberta Pinotti, entrambi Pd.

Il Dipartimento di US Navy ha affidato i lavori di costruzione degli impianti JTAGS alla D’Auria Costruzioni S.r.l. di Lamezia Terme (Catanzaro), per un importo complessivo di 1.776.232 euro. Lo scorso luglio, la società lametina è stata attenzionata dai ROS dei Carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell’ambito della cosiddetta operazione Mandamento Jonico, relativa all’infiltrazione criminale nella realizzazione di alcuni collettori fognari nel Comune di Gerace e del depuratore consortile a Siderno. Secondo quanto riportato da Lacnews24.it, l’imprenditore Mario D’auria, titolare e amministratore unico della D’Auria Costruzioni, è stato raggiunto da avviso di reato per “truffa in concorso, aggravata dalle modalità mafiose”. Immediata la replica dell’azienda calabrese che con una nota stampa ha smentito di aver ricevuto notifiche relative ad indagini pendenti a suo carico. “Possiamo, soltanto, in questa sede, limitarci ad evidenziare che in ordine a quei lavori di cui si fa cenno in quell’articolo, vi sono stati controlli giurisdizionali che hanno legittimato l’aggiudicazione della gara e riconosciuto l’esistenza dei titoli funzionali all’aggiudicazione della stessa”, riporta la D’Auria Costruzioni.

In verità il nome di Mario D’Auria compare tra i 291 indiziati di reato della monumentale ordinanza emessa dalla DDA di Reggio Calabria. Nello specifico, gi inquirenti ipotizzano che Antonio Barbaro e Rocco Perre, “membri della cosca Nigri, quale componente della locale di Platì”, avrebbero acquisito “con il concorso di Mario D’Auria della D’Auria Costruzioni S.r.l. e altri, l’appalto pubblico per la realizzazione di collettori fognari al servizio dei comuni di Canolo, Agnana Calabra, frazione di Gerace, al depuratore consortile di Sidern”, gara finanziata dalla Regione Calabria e gestita dal Comune di Canolo, per euro 1.088.447, aggiudicata in data 26.06.2009”. La DDA annota inoltre che sempre sul conto di Mario D’Auria, “con particolare riferimento ai pubblici appalti, alla Banca Dati delle FF.PP. figurano due denunce in stato di libertà per subappalto non autorizzato, la prima del Comando Stazione Carabinieri di Serrastretta (CZ), in data 16 aprile 2006 e la seconda del Comando CC di Girifalco (CZ), in data 25 maggio 2010”.

I due presunti componenti del clan di Platì, Antonio Barbaro e Rocco Perre, sono pure accusati di aver acquisito “in modo indiretto, con metodi mafiosi, in concorso con altre aziende, il controllo dell’appalto pubblico concluso tra la Provincia di Reggio Calabria (Stazione Appaltante) e l’appaltatrice A.T.I. con capofila DE.MO.TER. S.p.A. e successivamente alla subentrante Cubo S.p.A., per la costruzione e ammodernamento della ex SS.112 Bovalino-Bagnara – Lotti D ed E (1° e 2° stralcio), attraverso l’esecuzione di contratti di nolo a caldo stipulati con l’impresa appaltatrice dal 2008 al 2012, per un importo superiore ad euro 500.000”. Coincidenza vuole che proprio la DE.MO.TER., S.p.A., con sede sociale a Messina, eseguì per conto della Pizzarotti di Parma i lavori del valore di 5,2 milioni di euro per il completamento del Residence Mineo, nell’omonimo comune siciliano, dove furono ospitati per un decennio quattrocento alloggi familiari per il personale americano in forza a Sigonella, poi riconvertito nel febbraio 2011 nel più grande Centro di mala accoglienza per richiedenti asilo di tutta Europa.


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