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Alla faccia dei fannulloni


Perché per i lavoratori è diventato così difficile vivere dignitosamente? Uno studio approfondito sul mondo del lavoro a cura dell’organizzazione sindacale RDB.
martedì 19 febbraio 2008, di Redazione - 1050 letture

Vedere nelle scorse settimane migliaia di risparmiatori britannici in coda davanti agli sportelli di una grande banca (la Northern Rock) per ritirare i propri soldi ed evitare il crack, è uno spettacolo decisamente insolito.

Eravamo abituati a vedere queste immagini negli anni scorsi in Argentina o in Corea o in Malaysia, ma non era mai avvenuto nel cuore della principale piazza finanziaria europea e della seconda borsa valori del mondo.

I mercati finanziari mondiali sono percorsi da shock ad altissima tensione che non è sempre difficile diagnosticare, anche perché possono nascere da iniziative deliberatamente perseguite dagli speculatori finanziari (che in Italia pagano però meno imposte che nel resto d’Europa).

Da tempo le tensioni nel mercato di Wall Street e i problemi economici degli Stati Uniti, concorrono all’instabilità internazionale e agli squilibri mondiali. La politica monetaria americana e l’esplosione della bolla immobiliare hanno portato ad agosto alla crisi dei mutui immobiliari Usa, i subprime, costringendo le banche centrali di Stati Uniti ed Europa (FED e BCE), ad immettere centinaia di miliardi di euro e di dollari di liquidità verso le banche con quote superiori a quelle seguite dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

I mutui immobiliare statunitensi (chiamati subprime) concessi a clienti non in grado di pagarli sono come un virus che ha infettato prima il sistema del credito e poi il mercato finanziario in generale, in quanto sono stati resi negoziabili cartolarizzandoli e trasformandoli in titoli vendibili e immessi come tali sul mercato diffondendoli ovunque.

Poiché si fa coincidere l’interesse del più forte e del maggior beneficiario-possessore di capitale con quello degli investitori come le famiglie, gli azionisti, i piccoli possessori di capitale, i lavoratori interessati al proprio fondo pensione, ai consumatori obtorto collo del credito immobiliare, ecco che la preoccupazione diventa generale per le sorti dello sviluppo economico.

E qui il bombardamento culturale, ideologico, informativo serve a far credere che le sorti dei signori del capitale e della speculazione finanziaria, delle multinazionali, coincidano con quelle di chi lavora per un salario sempre più basso (spesso anche ai lavoratori precari era stato agevolato l’’accesso al credito a rischio), del pensionato, delle famiglie appartenenti alla parte in discesa della classe media.

Negli Stati Uniti si calcola che sono oggi a rischio 2,5milioni di case, e 6milioni di mutui nei prossimi diciotto mesi. In Gran Bretagna c’è un boom dei pignoramenti d’abitazioni inferiore solo a quello del 1991. Le confische hanno registrato nei primi sei mesi del 2007 un più 30% rispetto al 2006, pari a 14mila abitazioni.

Nella “ricca” Germania, nei primi sette mesi dell’anno secondo l’agenzia federale di statistica tedesca, Destatis, si sono registrati 61.931 casi di insolvenza tra i privati, il 20% in più rispetto allo stesso periodo del 2006. L’incremento è stato del 21,2% nel mese di luglio. Ed anche in Italia i casi di pignoramento degli immobili per i mutui che non si riescono più a pagare sono cresciuti in tutte le principali città (Milano e Roma soprattutto).

Le crisi dei mercati finanziari inghiottono investimenti e capitali, mietono aziende che chiudono i battenti sacrificando decine di migliaia di posti di lavoro a cominciare da quelle che operano nel settore (banche, agenzie di credito, assicurazioni), bruciano risparmi di famiglie e pensionati che spesso si trovano non per loro volontà ad essere investitori in fondi come quelli pensionistici rischiosi e non protetti.

I lavoratori, i pensionati e i risparmiatori che si sono “fidati” dell’operazione-scippo del TFR o che si sono illusi di poter guadagnare qualcosa anche loro investendo in Borsa o nei fondi di investimento, sono l’ultimo anello della catena degli investitori, sono gli attori deboli di tutto il mercato, sono quelli che ci rimettono tanto (spesso tutto) quando nei mercati finanziari esplodono le bolle speculative.

Se questo è il quadro, solo poco più di un lavoratore su dieci (il 14%) è caduto nella trappola preparata da governo, Cgil-Cisl-Uil, banche ed assicurazioni che volevano scippare e consegnare il TFR (le nostre liquidazioni) ai fondi pensioni che lo avrebbe poi investito nei mercati finanziari. Chi ci è caduto a giugno, ad agosto aveva già perso valore sui soldi del TFR che aveva affidato ai fondi.

Anche perché – come documentano tutti gli istituti di ricerca economica - gli investimenti del risparmio previdenziale acquisito dai fondi pensione, infatti, è collocato per il 77% all’estero, mentre solo una quota decrescente, che nel 2006 era del 1,7%, viene impiegata per acquistare azioni di imprese italiane.

I guai per i lavoratori e le loro famiglie non dipendono solo dai crack finanziari e dalle ripetute crisi dei mercati finanziari. Il problema è che i lavoratori hanno dei salari sempre più bassi rispetto all’andamento dei prezzi, delle tariffe e delle case. Si aggira infatti intorno ai 23mila euro il reddito medio annuo netto pro capite dei dipendenti pubblici in Italia (compreso dirigenti, magistrati, ecc.), una cifra inferiore ai principali Paesi europei: in particolare un lavoratore pubblico medio percepisce oltre 12mila euro l’anno in meno che in Francia, oltre 4mila euro in meno che in Spagna; rispetto a Germania e Regno Unito, la retribuzione è più bassa di oltre 3mila euro. E’ quanto emerge da un confronto europeo realizzato dall’Eurispes su dati Istat, Eurostat e Ocse.

Anche la quota di spesa pubblica erogata dal governo per tali retribuzioni è inferiore non solo a quella della Germania, paese più grande dell’Italia, sottolinea l’indagine, ma anche di Francia e Regno Unito, che hanno all’incirca lo stesso numero di abitanti.

In un anno il reddito netto disponibile di chi è intorno ai 20 mila euro è sceso del 5,32% se non ha figli, del 5,45% se è sposato e ne ha uno a carico, del 5,88% se ne ha due. Il dato emerge in uno studio commissionato recentemente da un quotidiano a un gruppo di economisti.

I risultati sono stati ottenuti incrociando le tabelle della finanziaria 2007 per i calcoli fiscali (manca, però, l’impatto prodotto dalle addizionali locali), gli aumenti dei prezzi rilevati dall’Adusbef (rielaborati in funzione dei diversi panieri dei prezzi a seconda del reddito, e divisi fra prezzi di beni “essenziali”, “necessari” e “voluttuari”), il livello di indebitamento delle famiglie della Banca d’Italia.

Negli ultimi dodici mesi un contribuente con un reddito lordo di 20 mila euro ha assistito a una riduzione del reddito disponibile di 786 euro all’anno se single; di 875 euro se con moglie e figli a carico; di 983 euro se con due figli. Il reddito netto disponibile finiva al 20° giorno del mese nel 2006; mentre nel 2007 finisce al 19° giorno.

L’impoverimento delle famiglie dei lavoratori è cresciuto nonostante la modifica delle aliquote fiscali contenuta nella Legge Finanziaria dell’anno scorso che ha portato ad alcuni risparmi sulle imposte e avrebbe dovuto aumentare il reddito disponibile (sempre per questa fascia di contribuenti) per 47 euro l’anno (single); per 124 euro (con moglie e un figlio a carico); per 133 euro (con due figli a carico).

Secondo l’intervento del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi all’assemblea ordinaria dell’Abi nel luglio 2007, dalla fine degli anni Novanta l’indebitamento delle famiglie è passato dal 31% all’attuale 48% del reddito disponibile. Questo è un dato destinato ad aumentare.

La Banca d’Italia ha segnalato, infatti, un aumento dei prestiti alle famiglie consumatrici dell’8,7% sui dodici mesi dell’anno. Il loro ordine di grandezza oggi è di 342 miliardi di euro circa. Il maggior numero di famiglie indebitate risiede nel centro-nord, dove è concentrato il 78% circa dell’indebitamento delle famiglie.

Poiché le voci di debito familiare sono riconducibili a due grandi categorie (il mutuo immobiliare e il credito al consumo), la prima causa di indebitamento è dovuta all’inasprimento dei tassi di interesse sui mutui immobiliari. Infatti l’ADUSBEF preannuncia per fine anno un’esplosione dei pignoramenti di almeno il 19% dovuti all’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, circa il 91% in Italia, determinato dalla crescita dei tassi decisi dalla BCE, la stessa che elargisce miliardi di euro agli speculatori.

Va anche ricordato che Il tasso di interesse sui mutui in Italia è arrivato a 5,63%, che costituisce il livello più alto di questi ultimi cinque anni e risulta notevolmente superiore alla media europea (4,72%). La seconda causa dell’aumento del credito al consumo è per beni non più solo durevoli, ma anche di consumo intermedio (telefonini, computer, vacanze e beni di uso quotidiano).

QUANTE ORE DI LAVORO EFFETTUANO I LAVORATORI ALL’ANNO?

- GERMANIA 1.436
- FRANCIA 1.564
- OLANDA 1.391
- ITALIA 1.800
- UNGHERIA 1.989
- GRECIA 2.031
- COREA 2.305

QUANTI CARRELLI DELLA SPESA POSSIAMO RIEMPIRE CON I NOSTRI STIPENDI?

- BERLINO: 18,8 (DIPENDENTE PUBBLICO); 13,7 (TRAMVIERE); 13,8 (METALMECCANICO); 16,5 (IMPIEGATO DI BANCA)
- MADRID: 16,4 (DIPENDENTE PUBBLICO); 10,4 (TRAMVIERE); 10,4 (METALMECCANICO); 19,7 (IMPIEGATO DI BANCA)
- BRUXELLES: 11,7 (DIPENDENTE PUBBLICO); 10,1 (TRAMVIERE); 14 (METALMECCANICO); 15 (IMPIEGATO DI BANCA)
- PARIGI: 9,5 (DIPENDENTE PUBBLICO); 9,6 (TRAMVIERE); 8 (METALMECCANICO); 28,2 (IMPIEGATO DI BANCA)

- ROMA: 10 (DIPENDENTE PUBBLICO); 9,7 (TRAMVIERE); 7,8 (METALMECCANICO); 12,9 (IMPIEGATO DI BANCA)

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Alla faccia dei fannulloni
23 febbraio 2008

Quanti carrelli della spesa possiamo riempire con i nostri stipendi?

Dipende da quello che mettiamo dentro il carrello!

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