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All’US Open 2019 un tennis di altri tempi

Taylor Townsend accede agli ottavi dell’ultimo slam di stagione, sbarazzandosi in due set (7-5/6-2) della rumena Sorana Cirstea
di Piero Buscemi - sabato 31 agosto 2019 - 756 letture

Averla vista nel turno precedente vincere al terzo set contro la ex numero uno del mondo e recente vincitrice di Wimbledon, Simona Halep, rientrava tra quei pronostici che si mettono sempre in conto, quando al di là della rete c’è la campionessa rumena, in grado di grandi risultati e di crolli psicologi devastanti da permetterle di perdere con qualsiasi avversaria si trovi di fronte.

Certo, la partita dell’americana Townsend, proveniente dalle qualificazioni, era stata degna di attenzione dai più esperti di questo sport che, da tempo, avevano dimenticato che il tennis è uno sport che si possa ancora giocare con tatticismo, colpi di volo e pressione sotto rete, senza obbligatoriamente trasformare una partita in uno scambio estenuante da fondo campo a colpi di forza e precisione dove, oltre alla preparazione fisica, conta molto di più la tenuta mentale a sostegno del resto del corpo costretto ad inseguire e recuperare la potenza dell’avversaria, espressa indifferentemente con il dritto e il rovescio bimane.

Taylor Towsend si è presentata con uno stile di gioco che molti avevano sottovalutato o, quanto meno, non avevano considerato potesse dare alla lunga risultati determinanti. Quel gioco tipicamente vintage, a volte nel vederla giocare, ci vengono in mente la classe ed il tocco di un polso sensibilissimo di Martina Navratilova, anche se non amiamo molto fare simili confronti.

Quelle discese a rete a seguire il servizio, sia con la prima palla che con la seconda, sfruttando anche una massa corporea che copre molto bene la visuale di intervento di chi viene attaccato, sono l’arma vincente di questa ragazzotta che ha confermato il suo stato di forma e le sue intenzioni d’ambizione in questa edizione degli US Open.

Oggi si è presentata costretta a confermare quanto già visto con la Halep, trovandosi di fronte un’altra rumena, Sorana Cirstea, non così dotata neanche di quei colpi di potenza da fondocampo che sono la caratteristica principale della più quotata connazionale. Ed è così che la Townsend, dopo un approccio di studio dell’avversaria, che ha portato il punteggio sul 5 pari al primo set, ha cominciato a rompere gli indugi ed attaccare anche nei turni di risposta.

Ha sperimentato questa tattica sin dall’undicesimo gioco, quando ha strappato a zero il servizio della Cirstea e poi ha chiuso il primo set sul 7-5. Il secondo set è stato in discesa, con la rumena in piena confusione agonistica, pressata sempre di più da una sempre più sicura americana, capace di chiudere ogni tentativo di passante che la rumena ha tentato. Il punteggio di 6-2 finale del secondo set ha lanciato l’americana agli ottavi di finale.

Quello che ha maggiormente colpito, vedendo all’opera l’atleta statunitense, è quel tipo di gioco che ci ha regalato campioni del passato, in modo particolare in campo maschile, che hanno monopolizzato questo sport su un fondamentale sul quale hanno costruito la loro carriera e, quindi, i loro successi.

Nel tennis moderno, le nuove protagoniste si sono trovate in grosse difficoltà a decidere in una frazione di centesimo di secondo il lato giusto attraverso il quale passare l’avversaria. Essere costrette a scegliere in un brevissimo spazio di tempo se provare il lungolinea, l’incrociato o il pallonetto, non rientra ormai da anni tra le preparazioni e gli allenamenti delle nuove campionesse. A dirla tutta, la Townsend è stata in grado di mettere in dubbio in una settimana di tennis d’altri tempi, che lo sport portato in giro per il mondo in questi ultimi decenni, di fatto è interpretato da limitate tenniste con una scarsa tecnica esecutiva dei più importanti e storici colpi che hanno fatto di questo sport, uno dei più tecnici da interpretare.

Abbiamo assistito in moltissime partite quelle giocate a rete da parte di vincitrici di tornei importanti, degne del più amatoriale circolo di tennis provinciale. Un fenomeno riscontrabile anche in campo maschile. Per non parlare dei colpi classici, ammirati per anni da fenomenali esecutori del passato, quali la smorzata o la palla bloccata al volo che ricade sul terreno con un rimbalzo di pochi centimetri.

Pensare che Townsend possa essere la nuova interprete di un tennis più tradizionale e tecnico, ci riempe di speranza e di orgoglio riaccendendo l’entusiasmo e la passione verso questo sport che rischia realmente di annoiare gli spettatori in un monotono gioco da pallettari ad alta velocità, o al massimo (o al minino) in una serie infinita di servizi vincenti, sparati a 200 km/h.

Non sappiamo se l’america sarà in grado di confermare le premesse. Di sicuro, la nuova stessa canadese poco più che diciannovenne, Bianca Andreescu, probabile avversaria agli ottavi della Townsend e, ironia della sorte di origine rumene anche lei, forse avrebbe preferito rinviare lo sfida a qualche turno più avanti. In attesa delle conferme o delle smentite, godiamoci i raffinati colpi sottorete dell’americana, come da tempo non ne godevamo.

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