Ma davvero ci si aspettava da Oliver Stone, il regista di "Platoon" e di "J.F.K.", una semplice ricostruzione storica delle gesta di Alessandro Magno?
Ma davvero ci si aspettava da Oliver Stone, il regista di "Platoon" e di "J.F.K.", una semplice ricostruzione storica delle gesta di Alessandro Magno? I grandi registi necessariamente escono fuori dai canoni ufficiali, dagli stereotipi: Oliver Stone non voleva e non poteva realizzare un semplice film storico o d’avventura, come forse si aspettava il pubblico americano o qualsiasi altro pubblico abituato alla grandiosità dei Kolossal, al lieto fine, alla presentazione dell’eroe buono e bello, che ama ed è amato da donne stupende.
Il giovane Alessandro è omosessuale. Ama Efestione (Jared Leto), che lo venera e lo segue fedele, come Patroclo Achille. Sposa Roxana, giovane ambiziosa persiana, dalla quale spera di avere un erede. Ma soprattutto ama se stesso e il suo impossibile progetto, metastorico e anacronistico: conquistare tutte le terre asiatiche e poi l’Occidente, formando un unico impero, trasformando popoli "barbari" in cittadini che avrebbero dovuto seguire i valori greci della tolleranza, della democrazia, della giustizia. E per realizzare questo sogno piegherà in battaglia il grande e temuto esercito persiano di Dario e poi quelli delle tribù delle montagne afghane e poi, ancora verso Oriente, quelli del subcontinente indiano.
Alessandro coltivava il mito di Achille: voleva misurarsi con lui per batterlo in coraggio, in uomini uccisi in battaglia, in conquiste e, come lui, cercava la gloria, per essere ricordato in eterno, al di là dei confini temporali della sua vita terrena. L’ombra di Achille si accompagnava spesso a quella del padre Filippo, anche lui guerriero vittorioso, ma uomo rude e violento.
Il giovane Alessandro lotta, invero, per approdare ad un’età matura in cui finalmente possa essere padrone delle sue azioni, senza doversi misurare con modelli esterni. Ciò gli sarà impossibile e resterà ancorato ad una fase evolutiva adolescenziale, dominata da un padre che giudica e punisce e da una madre oppressiva e onnipresente che lo attira in un rapporto ai limiti dell’incesto. E Alessandro, novello Edipo, porterà con sé il peso di tali ambivalenze emotive nei confronti di due genitori da cui vorrebbe affrancarsi, senza mai riuscirci. La madre Olimpia (Angelina Jolie), soprattutto condizionerà il figlio, determinando in lui una personalità poliedrica, priva di equilibrio e di identità.
In effetti, se volessimo trovare un significato profondo all’ansia di Alessandro di andare sempre "oltre", di spostare sempre il confine delle sue conquiste, potremmo cogliere la ricerca affannosa di una serenità che non riesce mai a trovare. A vincere sui suoi sogni di gloria sono i suoi sensi di colpa, per non aver salvato il padre dal complotto ordito dalla madre; per non aver punito la madre per quell’assassinio. A questi se ne aggiungeranno altri: il tradimento di Efestione per altri amori, l’uccisione di Cratero e di Cleitus, compagni di tante battaglie, la morte del suo amato Efestione.
In Alessandro sono presenti tutti i tratti dell’ulissismo che connotano chi, mai pago di una vita serena, ma prevedibile; tranquilla, perchè priva d’emozioni; pacifica, ma banale, si lascia vincere dal bisogno "di divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore" e si lascia andare all’ebbrezza di muoversi verso l’ignoto, misurandosi con paure ancestrali, sfidando limiti naturali e divini, cercando in un "folle volo" l’autodistruzione.
Non la storia semplice e banale di un eroe ci ha voluto, dunque, presentare Stone, ma quella di un uomo dai forti conflitti interiori, il cui comportamento toccava i lembi estremi d’una personalità dolce, sensibile ai sentimenti d’amore e agli ideali di giustizia, di magnanimità, di tolleranza, ma anche cinica, violenta, passionale, infine tirannica.
A una voce narrante, quella di Tolomeo (Anthony Hopkins), Stone affida il compito di tenere insieme le varie fasi del racconto insieme a riflessioni, ora politiche ora filosofiche sulle vicende del re macedone. Ciò ha consentito allo spettatore di non perdersi in una struttura narrativa complessa, affidata ad un montaggio sapiente che prevedeva ritorni indietro e anticipazioni; visioni straniate e scene iperrealistiche. Il risultato è stato uno spettacolo splendido, grazie a sequenze superbe e avvincenti (il giovanissimo Alessandro che doma e cavalca Bucefalo); ad una fotografia sempre azzeccata sia per gli esterni che per gli interni(le catene montuose innevate, le scene in campo lunghissimo degli eserciti schierati sul campo di battaglia); ad un’ottima recitazione degli attori protagonisti.
Lo spettatore ha potuto apprezzare il lavoro di un regista che, come il suo protagonista, è andato oltre i normali schemi espressivi, al di là dei pregiudizi e delle costruzioni di maniera, presentandoci l’eroe così come, probabilmente, è stato: omosessuale, a tratti pazzo, cinico, passionale, guerriero e saggio amministratore, razionale e sognatore.
Ottima anche la sceneggiatura, scritta dallo stesso Oliver Stone, da Christopher Kyle e da Laeta Kalogridis. I dialoghi in particolare avevano il difficile compito di comunicare concetti filosofici complessi, introspezioni psicologiche non facili, stati d’animo conflittuali, situazioni di gioia esaltante e di forte impatto drammatico.
A noi sembra che l’operazione di rappresentare le vicende di un gigante della storia sia pienamente riuscita, poiché a realizzarla è stato chiamato un gigante della cinematografia mondiale.
ALEXANDER di Oliver Stone
Genere: storico - drammatico
Regia: Oliver Stone
Cast: Alessandro ( Colin Farrell), Olimpia (Angelina Jolie), Filippo II (Val Kilmer) Efestione (Jared Leto), Tolomeo (Anthony Hopkins).
Sceneggiatura: O. Stone, Christopher Kile, Laeta Kalogridis.