Aldo e Peppino

Da Portella ai nostri giorni ci sono stati sempre pezzi degli apparati dello Stato che hanno trattato, aiutato, protetto per non fare emergere la verità e non fare progredire e rinnovare il Paese.

di Luigi Boggio - martedì 9 maggio 2023 - 1467 letture

Il 9 maggio 2011, un gruppo di uomini e donne si sono riuniti in piazza Guido Rossa a Lentini per ricordare le vittime della violenza delle Brigate Rosse e dello stragismo neofascista con la complicità di non pochi Traditori dello Stato democratico, nato dalla lotta di liberazione antifascista. Quel pomeriggio sono stati letti i nomi delle vittime innocenti e ricordato quello che avvenne il 9 maggio del 1978. In Via Caetani a Roma veniva trovato il cadavere del segretario della Democrazia Cristiana onorevole Aldo Moro, mentre lungo i binari della ferrovia vicino a Cinisi veniva scoperto il corpo straziato da una bomba del giovane militante di Democrazia Proletaria Peppino Impastato.

Lo stesso giorno dello stesso anno Aldo Moro da un gruppo di brigatisti rossi, dopo 55 giorni di prigionia e di sofferenze psicologiche, e il giovane Peppino Impastato ridotto in brandelli da una bomba piazzata dalla mafia per vendicarsi dall’impegno profuso da Peppino e i suoi compagni contro Tano Seduto alias Badalamenti. il capo dell’organizzazione criminale di Cinisi e dintorni.

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Aldo Moro e Peppino Impastato - 9 maggio 1978

Due storie lontane ma vicine per la violenza cieca esercita su quei corpi da gruppi eversivi diversi, ma con un unico fine impedire ad Aldo Moro d’aprire un dialogo fruttuoso dopo i socialisti anche con i comunisti e al giovane Peppino Impastato d’esercitare l’azione di contrasto in quelle terre contro la mafia e le zone grigie. Su chi aveva assassinato Moro non c’erano dubbi, i depistaggi però non si contarono, mentre su Impastato sin dall’inizio si fece circolare voce che la bomba gli era scoppiata nell’istante che la stava piazzando.

Ci sono voluti anni per smontare questa falsità e il coraggio di mamma Felicia per ottenere giustizia. Come nella vicenda drammatica di Moro ci sono stati i TRADITORI, anche in quella di Peppino ci sono stati i TRADITORI. Non c’è storia di terrorismo e di mafia che non spuntano sempre i depistatori e i traditori. Da Portella ai nostri giorni ci sono stati sempre pezzi degli apparati dello Stato che hanno trattato, aiutato, protetto per non fare emergere la verità e non fare progredire e rinnovare il Paese. Un Paese sempre osservato e controllato dentro e fuori i confini.


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