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Aldo Brandirali "Sesta Lezione di Politica"

Nuovo appuntamento del secondo ciclo della Scuola di Politica organizzato da Democrazia & Comunità e Mi’Mpegno

di Emanuele G. - venerdì 29 maggio 2015 - 2050 letture

Primo punto : la società aperta

Se abbiamo un popolo disgregato e allo sbando è naturale che avremmo una politica autoritaria e corrotta. Ci sono diversi fattori che determinano l’atteggiamento del popolo, in primo luogo la tendenza del potere a disgregare l’unità nel popolo al fine di rendere inconsapevole l’elettore. In secondo luogo la debolezza della politica che non governa le regole della competizione economica e delle relazioni istituzionali. Oggi ci son le conseguenze di tali contesti, e vediamo alcune pratiche negative diffuse a livello popolare: la ricerca del lavoro e della carriera realizzata postulando raccomandazioni; la ricerca di benefici nell’abitare e nelle attività commerciali. La ricerca di agevolazioni nello sveltimento delle pratiche. La ricerca di contratti nelle opere pubbliche corteggiando il potere disponibile. La manipolazione dei costi delle opere, dei controlli , delle vertenze con la PA. Infine il costituirsi delle bande di potere, fra mafie e gruppi chiusi. Queste camarille arrivano fino alla disponibilità di massa a dare il voto o la preferenza secondo l’indicazione del gruppo malavitoso.

Si può fare una politica che codifica i lati retrivi del popolo oppure si può pensare alla politica con una responsabilità educativa verso il popolo. Pensando alla politica non tanto come educatore, ma come partecipante della responsabilità educativa, è compito della politica favorire la diffusione della cultura e la libertà religiosa. La Chiesa è un importante luogo educativo del popolo, e la libertà della Chiesa è condizione essenziale per la moralità del nostro popolo. La libertà culturale è da garantire facendo attenzione alla pluralità dei promotori di cultura , perché da questo dipende che ci sia una partecipazione responsabile alla vita comune.

Ricomposizione delle società e società aperta dipendono dal capire le tante storie umane. La cultura diffusa diventa polis, partecipazione ed etica. E non basta dire diritti di cittadinanza e eguaglianza sociale, sono espressioni astratte. Il senso vero della società dice : tutti eguali nelle opportunità,diversi nel contributo. Nella ricomposizione sociale si deve compiere il riscatto dalla solitudine , dalle difficoltà, si deve poter ricominciare. Quindi tutti si fanno carico dei soggetti più deboli,anziani e bambini , malati e poveri, e anche dei flussi migratori e le povertà del mondo. La povertà è una condizione che può essere superata se la società è condotta alla ricomposizione, se la società aperta è una comunità che accoglie e che tiene alla sua unità.

Secondo punto : la vita vera il servizio che deve prestare la politica

La società aperta è una espressione più vasta e reale rispetto alla funzione sociale dello Stato, la società solidale è più significativa del servizio di assistenza pubblica. Oggi le politiche di assistenza sono ancora pervase dalla ideologia che assegna allo Stato la laicizzazione della società. Dunque si pensa al superamento della carità praticata dalle religioni, come se le politiche sociali fossero più efficaci perché di iniziativa delle istituzioni pubbliche. Ma la logica di servizio pubblico forma l’assistenzialismo, con interventi a pioggia di sostegno senza progettualità,cioè senza l’accoglienza della persona nella sua concreta condizione. Dalla comunità in tutte le sue forme di prestazione di servizi di sostegno alla persona viene il vero carattere accogliente, mentre dalle istituzioni pubbliche deve venire la capacità di riconoscere i prestatori di servizi e la efficacia nell’esercitare il controllo sulla efficacia del loro operato. Purtroppo chi intende l’istituzione come alternativa alla carità e come unica fonte del diritto finisce con il far mancare proprio quello che ci si aspetta dalle istituzioni pubbliche, ovvero la garanzia che il sostegno sia per tutti senza abbandoni o discriminazioni. Da questo l’alleanza fra lo Stato e il privato sociale che può generare l’efficacia della società aperta.

C’è una politica diseducativa, volta a catturare il consenso delle realtà territoriali chiuse, che hanno paura e si difendono. In genere si manifestano con il collegare il migrante con la delinquenza, e questo è profondamente ingiusto. E’ vero che le lunghe operazioni necessarie per ottenere il permesso di soggiorno portano ad allungare i periodi di clandestinità, durante i quali si lavora anche nella illegalità. E anche nelle attività malavitose. Però queste attività esistono prima dell’arrivo della presenza degli immigrati. Dunque il problema della sicurezza precede il flusso migratorio, e riguarda il controllo del territorio e la regolarizzazione dei rapporti di sociali.

Con i ragionamenti sull’eutanasia , sull’aborto, e su tutte le forme di delimitazione della diritto alla vita, si mette in discussione tutta la struttura della responsabilità sociale. L’uomo secondo natura, come insegna la Chiesa, è da difendere per la sanità stessa delle relazioni umane. E’ vero che oggi non esiste la autorevole fonte che ci insegna a distinguere il bene dal male, ma proprio per questo siamo ancora di più impegnati a legiferare definendo ciò che comunque è vero. Nella dittatura del relativismo vi è tutto lo scempio che si sta compiendo verso la visione umanistica, non più l’uomo ma idee astratte di modernità dominano rendendo impossibile l’aiuto reciproco e la ricomposizione sociale. Nella vita vera, dove ogni momento dell’umano è valorizzato, si muove tutta l’energia della vita , amando si costruisce e si assumono le responsabilità. Nessuna teoria può sostituire l’amore per gli esseri umani. In particolare è così che avviene l’educazione, che non è il prodotto della modernità e acutezza dello Stato, ma è il prodotto di servizi pubblici che sostengono la libertà di educazione come impegno a dare il meglio a chi si ama.

Ma la narrazione delle esperienze di vita porta sempre un quadro diverso da quello che si vive veramente. Fa notizia il divorzio e la crisi delle famiglie, mentre non fa notizia il fatto che la maggioranza delle famiglie si prendono carico delle responsabilità di buona vita e buona educazione.

Possiamo parlare di popolo corrotto e di corruzione della vita pubblica, ma possiamo anche parlare di quello che produce responsabilità sociale e grandezza delle famiglie italiane.

Terzo punto : Comunità e politica

Ci sono diversi momenti che contribuiscono a generare responsabilità e il fare assieme. Nella esperienza di fede i credenti sono colpiti dal richiamo all’essere popolo di Dio. Nelle esperienze laiche ci sono diverse fonti di comunitarismo, e comunque nella tradizione popolare vive la spinta al fare insieme. La conseguenza che si propone a tutti è la speranza fondata, e la messa in evidenza che la realtà è in ultima analisi positiva. Nasce da questo il popolo. Allora si può credere a qualcosa di superiore alla idea di cittadino. Possiamo credere che ad ogni livello della attività umana si introduce un principio di comunità. Si può riscontare questo nell’ascolto delle testimonianza di vita e individuare così le buone prassi, ovvero le esperienze di vita assieme e di lavoro che sono le più significative e che dobbiamo diffondere come racconto delle buone prassi. Secondo l’illuminismo, dalla rivoluzione francese, si è ritenuto che la visione illuminata della vita, le sue strutture di valore, la sua etica, sono diventate patrimonio comune dell’umanità, e che dunque la distinzione fra Chiesa e Stato sia da fare mettendo la religione nella sfera privata, mentre l’etica umanistica informa tutta la vita pubblica. Viene da questo la politica che si definisce al di sopra delle parti e il cittadino come portatore dei diritti. Noi crediamo che al fondo della vita sociale ci sono le esperienze comunitarie, e lo crediamo perché le persone cercano amicizia e confronto e tendono a vivere nelle condizioni migliori il luogo dove ivivono e la rete di relazioni che possono incontrare. Dunque siamo consapevoli che gli interessi cercano rappresentanza politica, e che il servizio delle istituzioni è quello di riconoscere da vicino le forme reali della attività umana e sostenerle. Per questo crediamo nel federalismo e nella sussidiarietà . Dunque entriamo nella politica con l’idea di rappresentare le ragioni delle diverse parti del popolo e di assumerne la rappresentanza, svolgendo il compito di comporre l’unitarietà della società. Le autonomie ad ogni livello della nazione sono per ottenere la forma migliore di costruzione in tutti i punti della società. Il politico deve essere formato dentro l’etica pubblica e il contratto sociale. Da questo lo spessore che si deve chiedere alle forme associative dentro la politica, nei partiti si compone il ruolo di rappresentanza . Siamo così pronti al superamento dello Stato etico, ovvero della delega all’istituzione pubblica per l’affermarsi di una vita regolata e l’attenzione al bene comune. Alle istituzioni chiediamo di porsi al servizio del popolo.


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