Da alcuni anni ho intrapreso un bel carteggio telematico con Aldo Brandirali. Un carteggio che si basa su un principio basilare: la libertà senza barriere ideologiche. Un carteggio fra persone che riflettono sul presente e vogliono costruire nuove sensibilità. Le differenze che intercorrono fra di noi non diventano un handicap, bensì un vantaggio. Nella diversità dei nostri orientamenti prendiamo spunto per interloquire. Il dividersi attende alla ideologie. Ideologie che hanno portato solo macerie e posizioni di vantaggio per singoli o gruppi.
Pertanto, capita a fagiolo – è proprio il caso di dirlo – la pubblicazione di una autobiografia/non autobiografia da parte di Aldo Brandirali. Il titolo è oltremodo impegnativo e chiaro nella sua enunciazione: “Vivere sempre intensamente il reale senza rinnegare e dimenticare nulla – una testimonianza”. E’ autobiografia poiché passa in rassegna con formidabile onestà intellettuale la sua vicenda personale dall’infanzia ai giorni nostri. Una vicenda raccontata qual è. E’ non autobiografia in quanto – in realtà – narra le vicende storiche del nostro paese. Dal secondo dopoguerra alla seconda repubblica. Notate l’aggettivo numerale ordinale che fa riferimento al numero due per singolare coincidenza storica.
La lettura del libro ha un leit-motiv ben preciso: “servire il popolo, in libertà”. Cosa significa questo principio per Aldo Brandirali? L’azione di servire è indice di una totale apertura verso il prossimo. Senza nulla in cambio. Servire come modalità principe per entrare in contatto con i propri consimili. Per operare per il bene in comune seguendo valori etici e non ideologici. Servire ti apre al mondo con naturalezza. Il popolo non è un’astrazione marxista. E’ l’insieme delle persone. E’ la forma di aggregazione in cui si organizza l’uomo. L’uomo con i suoi difetti, i suoi pregi, le sue necessità, le sue aspirazioni. Il popolo come umanità vivificata dalla presenza di Cristo. Quando si serve così apertamente il prossimo si raggiunge il massimo grado della libertà. Significa perseguire il bene di tutti mediante la forza positiva della grazia prescindendo da barriere inutili e dannose.
La vicenda di Aldo Brandirali si può dividere in quattro periodi. Il primo, del duro apprendistato alla vita. Periodo in cui comincia a comprendere il significato delle cose. Già è in nuce il “servire il popolo, in libertà”. Siamo negli anni cinquanta. Verso la fine degli anni cinquanta inizia il secondo periodo. Quello dedicato al suo impegno a sinistra. Dal Pci al Partito Marxista-Maoista d’Italia. Viaggerà molto ed avrà l’opportunità di comprendere la realtà italiana. Gli anni settanta sono quelli della crisi in quanto Aldo Brandirali reputa definitivo il fallimento delle ideologie marxiane e marxiste proprio perché hanno costruito un sistema a prescindere dal popolo. Infine, l’esperienza con Cl e Don Giussani dove i suoi dubbi diventano potente arma di impegno verso il prossimo. Finalmente può realmente “servire il popolo, in libertà” organizzando molteplici attività di volontariato sia nella zona del milanese che altrove.
Un libro esemplare che ci da l’opportunità di ripercorrere due viaggi: quello di Aldo Brandirali e quello del nostro paese. “Vivere sempre intensamente il reale senza rinnegare e dimenticare nulla” dovrebbe assurgere a principio guida della nostra vita di tutti i giorni. Forse potremmo viverla meglio e risolvere i drammatici problemi che ci assillano. Quando ci libereremo delle catene che ci impediscono di far trionfare l’umano che c’è in noi?