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Aldo Brandirali "Quinta Lezione di Politica"

Nuovo appuntamento per il secondo ciclo della Scuola di Politica organizzato da Democrazia&Comunità e Mi’Mpegno

di Emanuele G. - venerdì 29 maggio 2015 - 2019 letture

Quinta lezione: La vita nel suo cambiamento economico e sociale

RELATORI:

Raffaella Politi;

Valerio Billi.

1 Dentro la condizione umana

1.1 la qualità nello sviluppo

Oggi la produzione ha avuto grandi cambiamenti, il lavoro manuale si è spostato nei paesi che prima erano definiti il “terzo mondo” e, infatti, oggi non ha più senso parlare in tal senso. Per cui si pone la necessità di capire come avviene ora la divisione del lavoro nel mondo.

Il lavoro di ricerca e creativo è favorito dalla libertà nei paesi di democrazia avanzata. Si genera nei punti alti della libertà sociale e individuale. Da questo si capisce che l’osservazione dei dati inerenti lo sviluppo deve essere in grado di farci capire non solo l’indice della produzione di ogni paese, ma il carattere prevalente dell’offerta. Perché la competizione richiama ad offrire le migliori energie di ogni comunità.

Nella area che un tempo chiamavamo di capitalismo sviluppato ora si osserva la dinamica della creatività, della ricerca e dello sviluppo. Per questo ci serve che tale idea di sviluppo non venga ridotta alla crescita percentuale del PIL. Non si può più ottenere la piena occupazione se un paese di moderno sviluppo non si occupa di modificare orari e costi del lavoro. Non si sente il bisogno di allargare il possesso di tante cose, quanto invece di utilità reale delle cose, per una vita migliore.

L’attenzione alla qualità della vita. L’impegno all’equilibrio fra tempo del lavoro e tempo delle relazioni umane. La dinamica della formazione permanente per coloro che debbono stare al passo della velocità evolutiva dei sistemi di organizzazione e di produzione. Queste sono questioni importanti come l’indice di sviluppo.

1.2 Le forme nuove della povertà

Siamo nell’epoca della sovrapproduzione, ovvero si produce di più della necessita, non solo per quello che viene richiesto dalla domanda, nei fatti si produce anche per chi non può comprare.

Assistiamo invece alla società dello spreco, alla distruzione dei prodotti in eccesso e alla morte per fame.

La povertà, che non è più la stessa della divisione in paesi ricchi e poveri, è sommamente presente presso le diffuse forme di ricchezza, si può dire che la povertà è indissolubilmente legata alla ricchezza, questo si esprime in situazione sociali diverse. Nei paesi di ricchezza consolidata la povertà è nell’emarginazione e nella logica dello scarto. Nei paesi di nuovo sviluppo la ricchezza è ingorda e lascia indietro moltissimi.

Unisce queste diverse parti del mondo il fatto che la vita sociale è condotta con il primato dell’economia. La spiegazione della società divisa in classi è ingannevole, sfruttati e sfruttatori è una descrizione del carattere selvaggio dei rapporti sociali, nella realtà le cose non sono così, non è vero che prevale il carattere selvaggio, ma certo la politica è ancora sottomessa alla forza e al potere, per questo si inchina davanti ai poteri economici e finanziari, e non svolge il proprio compito di ricomposizione sociale.

Nella competizione accade il prodursi della solitudine, dove le vicende umane diventano più dure perché manca la parità di occasioni. Ecco il grande tema della politica nel nostro tempo: il primato della politica sull’economia si impone come necessaria responsabilità umanistica della società moderna. L’irriducibilità e la sacralità della persona umana è fondante di un reale umanesimo. Se abbiamo una cultura e dei valori questi si constatano in quella responsabilità politica che dà valore all’idea di bene comune. Le persone devono avere le occasioni per poter vivere il proprio impegno.

Questo non è l’idea del minimo garantito, che collettivizza la povertà. Ma la parità di occasioni permette di educarsi e di camminare nel lavoro e nella libertà. Questo è il contenuto del “bene comune.

1.3 il merito e il lavoro ben fatto

Nel mutamento dei mercati e della competizione mondiale, tutto richiede che si educhi la gioventù alla capacità continua di cambiamento. C’è sempre di meno il posto di lavoro fisso, e la dinamica dell’impegno e della creatività non è una carriera automatica legata al tempo, ma una organizzazione del lavoro che chiede il riconoscimento del merito. Tutto il lavoro è proteso alla genialità e creatività, al vivere bene, con qualità. Nella formazione scolastica di partenza sono essenziali gli insegnamenti per l’adesione alla dinamica del reale, capire e seguire i cambiamenti, rimettersi in discussione ad ogni passaggio professionale. Nel progetto educativo è sempre più necessario superare la divisione fra umanistico e scientifico, la formazione umanistica protesa alla dinamica odierna del lavoro diventa una formazione adatta per affrontare la velocità dei cambiamenti.

Anche la difesa sindacale dei diritti si deve riorganizzare, sapendo partecipare alla vita reale delle imprese, accompagnando la persone non al diritto del posto di lavoro, ma al diritto del giusto trattamento di ciascuno.

La logica dei consumi è investita dal cambiamento, non crediamo più prevalente la ricerca dell’accumulo di beni, mentre il post moderno è proteso a sviluppare il gusto e la bellezza, la qualità del vivere. Le forme di verticalità dell’organizzazione del lavoro, fondate sul merito, devono vincere le posizioni di dominio da poltrona acquisita, come accade fra i dipendenti pubblici. Queste forme statiche di potere si manifestano con difese corporative di diritti aprioristicamente acquisiti.

C’è una politica che si rende forte nella difesa delle corporazioni e delle gerarchie, sono forme di consenso costruito a spese della società nel suo insieme. Ecco perché si pone la questione di far prevalere una politica che abbia il consenso perché aderisce alle forme più positive e attive nella società.

Il lavoro ben fatto, questo deve essere il comune intento del lavoratore e del datore di lavoro, cosa questa che rende il lavoratore più interno al progetto d’impresa, e per questo si possono pensare a contrattazioni nell’idea di cogestione.


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