Il piano di azione europeo per l’alcool individua la necessità di assicurare condizioni di sostegno a casa, a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle comunità, per proteggere i giovani dalle pressioni al bere e ridurre l’estensione e la gravità dei danni alcoolcorrelati...
Nella nostra società sono tanti i problemi legati ai giovani che fanno uso di alcool, per questo il piano di azione europeo per l’alcool individua la necessità di assicurare condizioni di sostegno a casa, a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle comunità, per proteggere i giovani dalle pressioni al bere e ridurre l’estensione e la gravità dei danni alcoolcorrelati.
Uno dei motivi che spinge un giovane a fare uso di droghe è innanzitutto una grande curiosità, tipica dell’età giovanile, di sperimentare nuove emozioni; non va sottovalutato, inoltre, un grande senso di precarietà e solitudine che i giovani tentano di superare tuffandosi nel mondo assordante della discoteca, dove assumono eccitanti per superare le difficili barriere dell’incomunicabilità.
Forte è poi la ricerca del “piacere proibito” che faccia star bene e nello stesso tempo abbia tutte le caratteristiche della trasgressione.
I costi sanitari, sociali ed economici derivati dai problemi alcoolcorrelati dei giovani costituiscono un peso considerevole per la società. Sono 900 mila i giovani con meno di 16 anni che bevono alcolici per abitudine. Secondo un’indagine svolta tra 30 ragazzi di età compresa tra i 14 e 17 anni si è evidenziato che circa il 35% di questi beve alcolici preferibilmente in compagnia.
E’ la birra la bevanda alcolica preferita dagli adolescenti, in quanto la birra appare come una bevanda più economica e moderna, capace di simbolizzare meglio la cultura giovanile. La maggior parte degli adolescenti beve moderatamente; invece una piccola parte, ma significativa sono bevitori forti; chi abusa di alcool e droghe illecite costituisce un problema per se stesso, la famiglia, e per società.
L’assunzione di sostanze può indurre alterazioni celebrali all’adolescente, con gravi conseguenze funzionali e per lo sviluppo psicologico.
Ogni anno l’alcool è responsabile del 10% di tutte le malattie, il 10% dei tumori, il 41% degli omicidi e il 39% degli incidenti automobilistici.
In Europa, un giovane su 4 di età compresa tra 15 e 19 anni, muore a causa dell’alcool che rappresenta rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica.
In molte città i gestori dei pub chiedendo “Sei maggiorenne?” riescono a mettere da parte gli scrupoli e a vendere qualsiasi bibita alcolica ai ragazzi ma ciò non riduce il rischio.
La legge parla chiaro: l’art 689 del codice penale sanziona con un anno di carcere, ammende o sospensione dell’esercizio, il commerciante che vende alcolici a minori di 16 anni.
Tale divieto è tuttavia illusorio, ciò vuol dire che un ragazzino può tranquillamente acquistare alcool in un supermercato senza che nessuno gli impedisca di consumarlo altrove. Probabilmente al celebre “occhio che non vede, cuore che non duole” sarebbe più esatto aggiungere “e lo Stato intasca”.
La prevenzione è l’unico modo per combattere questa piaga, lo Stato dovrebbe erogare leggi che tutelino meglio la salute dei giovani dando priorità all’imprescindibile diritto ad una crescita sana.
Inoltre l’esempio che arriva dai genitori è molto importante: se la prima confidenza con l’alcool nasce in famiglia è più facile che gli adolescenti cedano alla seduzione, per inserirsi sempre di più nel gruppo famigliare.