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Albania: amministrative, astensione estrema


Da Darien Levani - 09 Maggio 2011

Per gentile concessione di AlbaniaNews


martedì 10 maggio 2011, di Emanuele G. - 370 letture

Continuano a scorrere i risultati delle amministrative. A quanto sembra, almeno fino al momento, la sinistra socialista di Edi Rama farebbe il pieno prendendosi 9 dei 12 principali seggi elettorali. Tirana, vero punto di forza del PS rimane ancora incerto. Basha e Rama viaggiano testa a testa, divisi da pochi migliaia di voti. Ma la capitale è il vero campo dove si gioca la vittoria o la sconfitta.

L’impressione è che Basha paga troppo il suo essere stato Ministro degli Interni durante il 21 gennaio, quindi diretto superiore della Guardia della Repubblica. Ma c’è anche un’altra ragione, forse più importante. In tutti questi anni di governo Berisha, la città di Tirana nella mani di Rama ha contribuito a creare un equilibrio, sia mediatico sia economico tra le due principali forze.

Perdere Tirana, per il PS, sarebbe una catastrofe senza precedente. Vincerla, per il PD, sarebbe dare il definitivo colpo di grazia all’opposizione. Credo che anche questa considerazione ha contribuito e non poco nelle urne, i cittadini hanno paura di un super PD che si prende tutto e nella strada della quale può rimanere, solitario, solo il Presidente della Repubblica.

Ma il dato più tragico è quello che si legge quando si va a sfogliare l’affluenza alle urne, che si è fermato al 50%, con dati estremi anche del 30% in alcune zone. Certo, c’è un dato che va tenuto in considerazione, ossa, il fatto che un buon numero di albanesi sono migrati, quindi non possono votare pur risultando nelle liste, ma solo questo non basta a spiegare l’astensione.

Un elettore su due non è andato a votare, in alcune zone anche uno su tre. Tradotto : almeno la meta dei cittadini albanesi ha scelto di non votare, ha preferito andare al bar o vedere il campionato. E’ sintomo della mal fiducia verso la politica, di un astensione estrema che viene concepito come l’unico modo di partecipazione alla vita democratica del paese, di una delusione che dura 20 anni e sembra crescere di giorno in giorno. Anche di questo dovremmo preoccuparsi.

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