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Al via il progetto “1943-2015: la memoria non va in vacanza” appuntamento il 23 gennaio

di Giovanni Greco - mercoledì 14 gennaio 2015 - 1693 letture

Favorire una educazione improntata al vivere sociale e, nel contempo, incoraggiare un rapporto responsabile tra cittadini e istituzioni, fondato sulla comprensione delle regole e della convivenza civile: questa la finalità del progetto 1943-2015: la memoria non va in vacanza (http://memorianonvainvacanza.blogspot.com oppure www.unisa.it/centri_e_vari/memoria/index ), iniziativa promossa da docenti, studenti e giornalisti in collaborazione con Unis@und, web radio dell’Università di Salerno, Riferimenti-Gerbera Gialla, associazione antimafia presieduta da Adriana Musella, e l’Università di Salerno. L’idea del progetto nasce con lo scopo di spiegare ai giovani la cittadinanza attiva come cultura dell’impegno, individuale e collettiva, e di introdurli agli strumenti di lettura e analisi dei fenomeni sociali. Rivolto prevalentemente agli universitari e agli studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado (ma possono prendervi parte tutti gli interessati), il Progetto si articola in un calendario di otto incontri con i protagonisti della scena storica, sociale e culturale, che affronteranno con i ragazzi il tema della stragi nazifasciste, del terrorismo e della mafia. A conclusione dell’intero ciclo di incontri gli studenti dovranno presentare un elaborato testuale o multimediale un tema a scelta tra quelli trattati; un’idea per un memoriale corredata da un progetto, da un eventuale bozzetto ecc. Il primo appuntamento è fissato per il 23 gennaio. In quella data, a partire dalle ore 10.30, l’aula “G. De Rosa” di Scienze Politiche dell’Università di Salerno ospiterà il talk show sul tema La memoria storica come patrimonio di tutti. All’incontro, moderato dal collega Vincenzo Raimondo Greco, parteciperanno Stefano De Matteis, Luigino Rossi, Francesco Maria Lucrezi, Giuseppina Cersosimo, Luca Cerchiai, Beatrice Benocci, Marcello Ravveduto. “La memoria – ha scritto Amos Luzzatto -è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente. La guerra nei Balcani, il Medio Oriente in fiamme, il minacciato ’scontro di civiltà’ dimostrano che l’odio fra le genti e le stragi degli innocenti non sono una pura e semplice eredità di un passato sogno di incubi; e allora, alle nostre menti si affaccia la domanda angosciata: ma sarà sempre così, anzi, sempre più così?”. Oggi quella domanda riecheggia ancora più forte alla luce della strage di giornalisti francesi compiuta ad opera di franco-algerini. A dimostrazione che quel “mai più” che spesso ripetiamo nei nostri discorsi non è più sufficiente. Sempre per Luzzatto è necessario far riferimento ai “valori” che “orientano il nostro modo di scavare in profondità nella memoria”. Il primo di questi “si chiama civiltà”, il secondo è la valorizzazione della “varietà umana”, il terzo è rappresentato dal dialogo, dal confronto e dalla trattativa, “come unici strumenti che possono risolvere i contenziosi umani, proibendo, come reato, qualsiasi ricorso alla violenza”. “Memoria”, quindi, come indagine sul passato da effettuare in modo selettivo, “per cercarvi non tanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidarietà e di cooperazione; esempi forse rimasti nell’ombra ma non per questo meno rilevanti, forse al contrario”. E’ questa, in sostanza, quella Memoria che può diventare strumento da perseguire, indagine da effettuare per migliorare il futuro di tutti noi. Verso questo obiettivo tende il Comitato promotore del Progetto.


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