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Aiuto, non sappiamo l’italiano / di Angelo Panebianco


Articolo di Angelo Panebianco, pubblicato su: Sette, 17 febbraio 2017
sabato 18 febbraio 2017 , Inviato da Redazione - 2033 letture

Gentiloni dovrebbe organizzare una conferenza stampa sul pessimo rapporto tra gli studenti e la nostra lingua. Una minaccia persino più grave del terrorismo.

Di solito, in Italia quando un presidente del Consiglio vuole ritagliarsi un posto importante nella storia, rende pubblica la sua intenzione di impegnarsi nella costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Oggi Gentiloni ha l’occasione di diventare protagonista di un evento memorabile, senza neppure sobbarcarsi i fastidi connessi alla questione del ponte.Gli basterebbe cogliere la palla al balzo – la lettera dei seicento professori che denunciano l’incompetenza linguistica, il pessimo rapporto di tanti studenti con la lingua italiana – per indire una conferenza stampa che resterebbe nella memoria collettiva come un fatto rivoluzionario.

La conferenza stampa dovrebbe essere interamente dedicata all’emergenza nazionale rappresentata dalla incapacità della scuola di insegnare la lingua italiana ai suoi allievi. Gentiloni spieghi perché ciò rappresenti una minaccia per la società persino più grave del terrorismo islamico. Una scuola che non sa più insegnare l’italiano ruba il futuro alla generazione presente e a quelle future. Compromette la possibilità di avere ancora a lungo un diffuso benessere economico nonché una democrazia decente. Il capitale culturale a disposizione dei singoli è la risorsa più preziosa per creare ricchezza e per garantire le condizioni della vita civile. Dilapidare quel capitale – Gentiloni dovrebbe dirlo agli italiani – significa uccidere una società.

Alle denuncia, il premier dovrebbe fare seguire la proposta di un grande piano per fare in modo che gli insegnanti siano messi in grado di insegnare di nuovo con efficacia la lingua italiana. E dovrebbe anche rifiutarsi di rispondere a domande dei giornalisti su argomenti diversi da quelli oggetto della conferenza. Pensate alla scena. I giornalisti presenti si guarderebbero intorno disorientati: ma come, proprio nel Paese in cui a nessuno importa niente della scuola e dei processi educativi un presidente del Consiglio dedica a questi temi un’ intera conferenza stampa? E pensate alle conseguenze.

Forse per la prima volta nella storia della Repubblica la condizione della scuola e gli effetti sulla preparazione degli italiani sarebbero le prime notizie dei telegiornali, occuperebbe le prime pagine dei giornali, diventerebbero tema di discussione in rete. Una cosa mai vista prima. Per effetto dei suddetti eventi straordinari tante persone che non hanno mai manifestato alcun interesse per la scuola sarebbero costrette a pensarci. Diventerebbe poi difficile tornare al tradizionale disinteresse dell’opinione pubblica. Quel disinteresse è la vera causa della distruzione, in atto ormai da molto tempo, di capitale culturale in Italia. Gli studenti che arrivano all’università senza padroneggiare la loro lingua si preparano a “infettare” il mondo delle professioni, sono i portatori insani di un virus, sono pronti a spargere incompetenza e inefficienza in tutti gli ambiti sociali, quello politico incluso.

Se Gentiloni vuole lasciare un segno faccia una scelta controcorrente.


Articolo pubblicato con il titolo: Aiuto, non sappiamo l’italiano di Angelo Panebianco, Sette, 17.2.2017.



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