Con un comunicato e una lettera all’Amministratore Delegato del San
Paolo Banco di Napoli, i quadri sindacali della UILCA dell’Area
Campania chiedono che la banca esca dal settore
Il Gruppo San Paolo abbandoni il settore degli armamenti . A
chiederlo, in un comunicato indirizzato all’Amministratore Delegato
del San Paolo Banco di Napoli, sono i quadri sindacali della UILCA
dell’Area Campania.
Dopo l’addio alle armi di Banca Intesa, insomma, altre realtà
bancarie
italiane si stanno ponendo la questione etica legata all’appoggio di
operazioni di compravendita di armi.
Nel caso del San Paolo, questo avviene dall’interno, dagli stessi
impiegati: "Auspichiamo che tale esigenza , sollevata non solo qui in
Campania, ma anche in altre regioni d’Italia , giunga sino a Torino
persuadendo gli amministratori del Gruppo San Paolo della necessità
etica di lasciare definitivamente il settore degli armamenti senza se
e senza ma" scrivono i sindacati.
Il nove Marzo scorso a Bologna Fisac-Fiba e Uilca hanno promosso una
manifestazione proprio sul problema del finanziamento delle banche
all’import/export di armi. In occasione dell’incontro alcuni gruppi
hanno anche inscenato una manifestazione davanti alla sede San Paolo
per denunziare il Pool di Banche che gestirà il credito in Iraq.
"Sono maturi i tempi per scelte che vanno nella direzione di uno
sviluppo etico , responsabile e sostenibile , così come ribadito
dall’impianto della piattaforma per il rinnovo del CCNL dei Bancari
le
cui trattative inizieranno a Roma il prossimo 6 Aprile" prosegue il
comunicato, ricordando che quatto importanti gruppi italiani hanno
già
operato un cambio di rotta in materia di sostegno creditizio e/o
transazionale all’export di armi.
"Auspichiamo che ben presto tale esigenza venga avvertita ed accolta
anche dai vertici del nostro gruppo" conclude il comunicato.
A dare il via a tale disimpegno è stato nel 2001 l’Unicredito
Italiano, la scelta dell’allora presidente del gruppo, Francesco
Casarini, venne confermata dal consiglio di amministrazione che
escluse dalle attività del gruppo ogni tipo di transazione
concernente
la produzione o il commercio delle armi .
Il 22 Novembre del 2001 è la volta di tutte le aziende del gruppo
Monte Paschi di Siena che, ad onor del vero, come singolo Istituto di
Credito aveva cessato sin dal 2000 l’impegno in tale settore.
Nell’Autunno del 2002 si allinea anche il Gruppo Banca Popolare di
Bergamo - Credito Varesino che decide per il blocco di ogni forma di
servizio e di suopporto all’industria bellica : import, export e
transito, finanziamento e bonifici esteri, crediti documentari
all’import - export, fidejussioni ed invio di documenti all’incasso.
Il 18 Marzo di quest’anno un altro grande annuncio, anche Banca Intesa, con un ordine del giorno a firma dell’ Amministratore Delegato,
annuncia definitivamente la propria uscita dal settore degli
armamenti, pur riservandosi la Banca di valutare , previa
comunicazione pubblica, singole operazioni di "peacekeeping".
Articolo di Benedetta Verrini, da Vita.it 01/04/2004,
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=42173