Anticipata l’abolizione della leva obbligatoria
al prossimo 1° gennaio. Polo e Ulivo votano insieme. Il voto contrario di Rifondazione comunista
Con una legge che alimenta diversi sospetti sul futuro militare dell’Italia, è stato approvato ieri alla Camera dei Deputati un provvedimento che anticipa la fine della leva obbligatoria al 1° gennaio del 2005. Con 433 sì, 17 no e 7 astenuti il parlamento italiano chiude una parentesi, durata 143 anni, per aprirne una nuova ma che rischia di essere più gerarchica e militarista di quella precedente.
Alla base del nuovo disegno di legge, sponsorizzato dal ministro della Difesa Martino, vi è la convinzione che «il paese deve poter disporre di uno strumento militare capace di corrispondere efficacemente alle nuove esigenze della sicurezza nazionale» all’interno di uno scenario di guerra internazionale. Martino parla inoltre di necessità inesistenti e di missioni di pace fantasiose come quelle di «garantire una presenza professionalmente qualificata in grado di inserirsi negli schieramenti alleati nel contesto delle sempre più numerose missioni di pace della comunità internazionale».
Hanno votato a favore tutti i partiti della maggioranza. Per le opposizioni, favorevoli i Ds, la Margherita e lo Sdi; mentre i Verdi si sono astenuti. Contrari i deputati di Rifondazione comunista, convinti che il nuovo testo sia la negazione stessa dei valori espressi dall’art.11 della Costituzione italiana. «Non condividiamo il ruolo di un esercito professionale inteso come minaccia e aggressione - rileva il gruppo del Prc - L’idea di professionalizzazione dell’esercito che questa legge sottende è legata ad una proiezione futura di natura prettamente militare».
In questi ultimi mesi, la leva obbligatoria dovrà essere prestata dai nati sino al 1985, chi, invece, ha ottenuto il rinvio della leva per motivi di studio, non dovrà più partire. Nel provvedimento, in base al testo approvato ieri, votato dalla Cdl e dal Centrosinistra in un accordo bipartisan, viene anticipata la professionalizzazione delle Forze armate italiane, modificando in sostanza il primo disegno di legge, risalente all’ottobre del 2000. Presentato dall’Ulivo, e contestato anche allora dai deputati di Rifondazione, prevedeva la leva fino alla fine del 2007.
Il provvedimento stabilisce anche che i volontari in ferma prefissata di un anno dovranno essere cittadini italiani di età non inferiore ai 17 anni e non superiore ai 25 e con diploma secondario di primo grado. I militari volontari potranno inoltre chiedere un periodo di rafferma pari ad un altro anno.
Si chiudono le porte di accesso per i giovani che vogliono entrare nelle forze di Polizia che dovranno passare prima un anno nelle forze armate. In pratica, per diventare poliziotti, carabinieri ma anche guardie di finanza, guardie forestali e vigili del fuoco, bisognerà fare obbligatoriamente un anno di naja, percependo 850 euro al mese, che diventeranno 980 dopo il primo trimestre. In Aula la farsa mostra la sua vera natura solo quando nasce una bagarre tra le stesse fila della Cdl. Il motivo: il voto relativo all’articolo che privilegia l’accesso per chi risiede nelle regioni del nord al corpo degli Alpini a cui verrà riservato un "bonus" economico di 50 euro. La Lega urla inni padani, mentre An sottolinea che negli alpini hanno servito la Patria italiani di tutte le regioni, anche di quelle del sud. Fannulloni i bersaglieri. A fare le spese è anche l’obiezione di coscienza, istituita nel 1972, la cui obbligatorietà decade con quella militare. «Il venir meno dell’obbligo della leva rischia di cancellare la ricchissima esperienza di trent’anni di obiezione di coscienza e servizio civile». E’ il parere di Vilma Mazzocco, presidente di Federsolidarietà e Confcooperative. «Speriamo, comunque - ha proseguito la Mazzocco -, che il provvedimento approvato oggi contribuisca finalmente a fare chiarezza sul quadro generale della Difesa in Italia. Le preoccupazioni al momento sono forti. Per avviare al servizio 40.000 giovani, nella finanziaria per il 2005 sarebbe necessario prevedere uno stanziamento di almeno 280 milioni di euro, a fronte dei neanche 120 annunciati».
Vito Scalisi
(Fonte: Liberazione.it)