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Addio a Nelly Kaplan

La regista argentina naturalizzata francese è morta questa mattina in un ospedale di Ginevra all’età di 89 anni per le complicazioni da Covid
di Redazione - giovedì 12 novembre 2020 - 468 letture

È stata un’icona della Nouvelle Vague e del Surrealismo e una scrittrice anarco-femminista con uno spiccato gusto della provocazione, autrice di racconti erotici con lo pseudonimo di Belen: la regista argentina naturalizzata francese Nelly Kaplan è morta questa mattina in un ospedale di Ginevra all’età di 89 anni per le complicazioni del Covid. Nel 1968 Kaplan scrisse con Claude Makovski la sceneggiatura del suo primo lungometraggio, "La fiancée du pirate": il soggetto del film (una donna si vendica degli affronti che tutti gli uomini del suo villaggio le hanno fatto subire) non attira nessun produttore e deve quindi realizzarlo con piccoli mezzi. Il film finalmente esce nel 1969 e pur non trovando distributori viene segnalato alla Mostra di Venezia e così subito dopo la Universal lo distribuisce in Francia e in Usa, dove viene ben accolto.

In Italia per commercializzarlo viene intitolato "Alla bella Serafina piaceva fare l’amore dalla sera alla mattina" (interpretato da Bernadette Lafont), spacciandolo per un filmetto hard. Nata a Buenos Aires nel 1931 da una famiglia di origine ebrea originaria della Russia, a 18 anni lasciò la famiglia e si trasferì a Parigi. A 22 anni Kaplan debuttò nel cinema al fianco del mitico regista Abel Gance, di cui fu l’assistente, collaborando alla realizzazione dei suoi ultimi quattro film: "La torre di Nesle" (1955), "Magirama" (1956), "Napoleone ad Austerlitz" (1960) e "Cyrano contro D’Artagnan" (1964). Come atto d’omaggio al maestro Kaplan gli dedicò il suo primo film, "Abel Gance, hier et demain" (1963). Nel 1965 partendo dai disegni erotici di André Masson, Kaplan realizzò il cortometraggio "Dessins et merveilles" che non venne mai distribuito per problemi di censura. Ha poi diretto i cortometraggi "La Nouvelle Orangerie" (1966), "Les Années 25" (1966) e "Le Regard Picasso" (1969). Nello stesso periodo iniziò a pubblicare sotto lo pseudonimo di Belen raccolte di novelle erotiche femministe, a partire da "Le Réservoir des Sens" (1966, con edizioni successive nel 1988 e nel 1995). Kaplan utilizzò lo pseudonimo anche per il romanzo "Mémoires d’une liseuse de draps" (1974), considerato il suo capolavoro letterario, e presentato come un’autobiografia della stessa Belen. Il volume contiene i temi che permeano l’intera opera sia letteraria che cinematografica di Kaplan: l’impegno per la libertà, intesa sia come libertà dei sensi che come libertà politica, ma anche come libertà di ribellione, libertà di non subire ignominie.

Legatasi sentimentalmente all’attore, sceneggiatore e produttore Claude Makowski (morto lo scorso agosto a Ginevra a causa del morbo di Parkinson), nel 1968 inizia a girare il primo lungometraggio, "La fiancée du pirate". Il secondo lungometraggio è "Papa, les petits bateaux" (1971). Il film successivo, "Néa" (1976), in italiano tradotto con il titolo "Lettere a Emanuelle", è l’unico adattamento ispirato a "La Sorcière", ossia la strega dello storico ottocentesco Jules Michelet. Il suo ultimo film da regista è stato "Plaisir d’amour" del 1991, che presenta un’inversione della leggenda di Don Giovanni. Denso di riferimenti mitologici, offre anche un discreto omaggio a uno dei film surrealisti favoriti, The Most Dangerous Game", realizzato nel 1932 da Irving Pichel ed Ernest B. Schoedsack.

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