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Addio Legge di Moore


Quell’impossibile crescita infinita sposata dal "modello occidentale". Un articolo di Giulietto Chiesa.
mercoledì 20 aprile 2005, di Simone Olla - 1721 letture

La famosa Intel, numero uno mondiale di un sacco di cose che hanno a che fare con i chips, ha messo una curiosa inserzione sul sito-grande-magazzino di vendita online "eBay". Chi troverà una copia del periodico Electronics del 19 aprile 1965 avrà diritto a un premio di 10.000 dollari.

Cos’ha di tanto importante quella copia? Perchè è un cimelio? Perchè Intel si è ricordata di qualcosa accaduto nel sideralmente lontano 1965?

Perchè quel numero di Electronics contiene la prima formulazione della legge di Gordon Moore, scritta proprio da lui. Tutti quelli che masticano di Internet dovrebbero averlo sentito dire. La legge di Gordon Moore diceva che il numero di transistor che può essere sistemato in un microprocessore sarebbe raddoppiato all’incirca ogni due anni.

Legge che ha funzionato perfettamente, cioè si è rivelata vera quasi al millimetro. Quasi una legge universale dei tempi moderni. Vediamo i numeri. Nel 1971 un microprocessore di Intel conteneva 2250 transistor. Ventidue anni dopo ne conteneva 3 milioni e centomila. Nel 2003, l’altro ieri cioè, ne ospitava 410 milioni.

E, a questo punto, la legge di Gordon Moore comincia a non funzionare più. Ecco il problema di Intel e di tutte le sue sorelle. Cioè, per meglio dire, i microprocessori continueranno ancora a moltiplicare i loro transistor, ma sempre più lentamente. Non li raddoppieranno più ogni due anni, ma ogni quattro anni, poi ogni otto, poi ogni sedici. Perchè? Ma perchè c’è un limite inferiore alla miniaturizzazione e questo limite si chiamano gli atomi, anzi un pochino al di sotto degli atomi, le particelle elementari che compongono gli atomi, i pacchetti di quanti della teoria quantistica. Il limite, sembra, sta già molto vicino e si chiama principio d’indeterminazione di Heisenberg, quando, se ti metti a guardare un oggetto, lo modifichi per il solo fatto che lo guardi. Forse si potrà andare ancora al di sotto, fino ai limiti della costante di Plank, ma ci si andrà in ogni caso molto più lentamente di quello che sta scritto nella legge di Gordon Moore.

Che però ci serve adesso di monito, come una parabola istruttiva. Perchè finalmente, anche attraverso Moore e Intel, potremmo arrivare a capire (se fossimo abbastanza saggi e non solo furbi) che lo sviluppo economico, che la crescita, che i consumi, non potranno svilupparsi all’infinito. Gordon Moore si sta fermando sulle soglie del piccolo e del piccolissimo. Noi tutti ci dovremo fermare sulle soglie del grande e del grandissimo.


L’articolo di Giulietto Chiesa è stato pubblicato su www.megachip.info

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