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Achille Patroclo e gli altri

Gli dèi alle sei : l’Iliade all’ora dell’aperitivo / Giovanni Nucci. - Firenze/Milano : Giunti/Bompiani, 2023. - 253 p., [11] : br. ; 21 cm. - (Bompiani overlook). - ISBN 978-88-301-0991-9.

di Sergej - martedì 6 giugno 2023 - 1048 letture

A un certo punto Giovanni Nucci, a pag. 147 del suo libro, fa una osservazione: riguarda Achille che - dopo l’alterco con Agamennone ed essersi ripreso la schiava Briseide, se ne va sulla spiaggia a piangere: “È un po’ quello che diceva di sé Pasolini: l’indipendenza, che è la sua forza, implica la solitudine, che è la sua debolezza”. Nucci, in parte consapevole, ingaggia una similitudine che accomunano un personaggio della letteratura classica, Achille, e un intellettuale italiano come Pasolini. Due figure tragiche. Due figure “morti giovani” e in modo violento. C’è qualcosa di Achille nella storia di Pasolini? La cosa è piuttosto interessante - anche se Nucci non la sviluppa. Quello di Nucci è un libro pieno di spunti, chi può lo legga.

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Copertina del libro di Giovanni Nucci, Gli dèi alle sei

Il libro di Nucci è uno di quei libri meditati e studiati, scritti con bravura - a volte anche troppo condiscendente verso il pubblico dei distratti quotidiani, ammiccante e “furbo” (il titolo…) e per questo con qualche elemento di troppo (persino la flebile storia dell’amorazzo del personaggio contemporaneo di Mainardi, un po’ come la storia del “manoscritto ritrovato”) ma pazienza. Quel che importano sono le cinque “lezioni” (lectiones, lo si direbbe, in latino medievale) sul tema dell’Iliade e sui “temi” del poema che noi chiamiamo Iliade. Che non a caso giunge opportuno proprio ora. Davanti al peccato originario della civiltà occidentale - il coalizzarsi dei regni occidentali greci contro la città orientale di Troia -, lo stupro perpetrato contro quella civiltà che, allo stesso tempo fu sentito e posto come fondativo della “civiltà” occidentale tutta dopo che proprio in quella guerra furono, “per necessità”, uccisi tutti gli eroi e il mondo dopo, appunto, fu quello di un mondo senza più eroi. Il nostro mondo. Nel decenni scorsi abbiamo vissuto come centrale un altro poema, l’Odissea: le vicissitudini esplorative e dispersive per il mondo dell’astuto Odisseo/Ulisse che tanto sembrava rispecchiare il “carattere” tecnologico della nostra stessa civiltà mercantile. Mentre ora torniamo sulla guerra, perché l’occidente si trova davanti a una nuova svolta, e a una guerra. Per cui torniamo a rileggere l’Iliade. Lo leggiamo, come fa Nucci, con tutto quello che nel frattempo abbiamo attraversato culturalmente - da Simone Weil in poi. Ma sapendo che ora la cosa è più urgente, per cui quei frammenti d’analisi che avevamo fatto marginalmente e quasi en passant, vanno ora ripresi e contestualizzati, “riletti”. Ho un amico che mi ripete spesso: “Sono quarant’anni che provo a tradurre il primo verso dell’Iliade, e ancora non sono riuscito a tradurlo. Sono versi ardui. Non è facile…”. Oggi, ancora una volta, la “necessità” - nella profondità che questa parola traccia - dei tempi storici ci riporta verso quei versi. Sentiamo tutto il peso dei tempi che abbiamo attraversato e che ci hanno condotti fin a qui. Di nuovo all’origine, di nuovo sul luogo del delitto. Di nuovo a dover fare i conti con noi stessi. Con il dolore, con la morte, con la tenerezza. Con la vita che sappiamo non resterà ancora a lungo dentro di noi - proprio come Achille. Che piange in riva al mare e sa che, perché tutto si compia, Ilio dovrà cadere e lui dovrà morire.


Sinossi editoriale

Ci siamo fatti un’idea degli dèi che osservano tutto dall’alto dell’Olimpo: guardano gli eroi combattere nella piana davanti Troia e commentano, parteggiano per gli uni o per gli altri, ogni tanto intervengono muovendo da lì le azioni degli eroi, pedine sulla scacchiera. Ma le cose non stanno esattamente così: non c’è una sola azione della guerra narrata nell’Iliade che non abbia dietro di sé l’intenzione di un dio. Gli dèi entrano nei combattimenti degli eroi, li affiancano, sono dentro di loro, diventano i loro pensieri più nascosti. Giovanni Nucci, che i miti greci li studia da più di vent’anni, rilegge l’Iliade dal punto di vista delle divinità, vere protagoniste del racconto e forze interiori che ci muovono dal profondo. Nello stesso tempo mette in evidenza la forza interpretativa del mito per comprendere la nostra attualità: la pandemia, la guerra, la crisi climatica, l’arroganza delle classi politiche, lo sfruttamento delle risorse, la dissipazione dell’infanzia, la crisi del patriarcato e la condizione femminile, l’identità sessuale, l’incompatibilità tra il vecchio potere e le nuove generazioni.

Giovanni Nucci

Giovanni Nucci, nato a Roma nel 1969, è poeta, autore di narrativa per adulti e ragazzi. Oltre ad aver raccontato e riscritto miti greci e romani, si è anche occupato di Shakespeare, di spiritualità e di uova. Fra i suoi libri più importanti ricordiamo: Ulisse il mare color del vino (E/O 2006 – Salani 2013), E fonderai la più grande città del mondo (Feltrinelli 2010), Francesco (Rizzoli 2013), La storia di tutto (Salani 2017), E due uova molto sode (Italosvevo 2017), La differenziazione dell’umido (Italosvevo 2018), Achille, il midollo del leone (Salani 2020).



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