Abstract

di Redazione Zerobook - martedì 13 settembre 2022 - 1442 letture

Il presente studio presenta i risultati dell’esame e della caratterizzazione delle pitture murali che decorano la chiesa rupestre Grotta del Crocifisso, situata nel territorio di Lentini (Sicilia orientale, a poche decine di chilometri da Catania e Siracusa).

Le prime pitture murali della chiesa risalgono al XII secolo d.C..

Per la caratterizzazione dei materiali lapidei, dei prodotti di degradazione secondaria e dei pigmenti è stato adottato un approccio multianalitico. A tal fine, sono state utilizzate le seguenti tecniche: microscopia a luce riflessa (RLM), microscopia a luce polarizzata su sezioni sottili (PLM), diffrazione di polveri a raggi X (XRPD), porosimetria a intrusione di mercurio (MIP), fluorescenza a raggi X portatile (p-XRF), microscopia elettronica a scansione (SEM-EDS), spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (FTIR) e spettroscopia Raman (RS).

Il substrato litico e gli strati di rivestimento dell’intonaco sono stati accuratamente caratterizzati dal punto di vista compositivo e testuale, ed è stato stabilito l’uso di materie prime disponibili localmente. Allo stesso modo, sono state riconosciute le fasi cristalline di nuova formazione prodotte da processi di alterazione dei materiali originali. I pigmenti rossi, gialli, marroni e verdi sono stati accuratamente identificati mediante p-XRF e SEM-EDS.

È stato così evidenziato l’uso di "pigmenti di terra" ampiamente disponibili nell’area circostante (vari tipi di ocra).

Il riconoscimento del pigmento blu scuro ha creato qualche problema in più nella sua identificazione, rendendo necessari ulteriori metodi diagnostici. Infatti, l’uso dei più comuni pigmenti minerali è stato categoricamente escluso sia dalla p-XRF che dalla SEM-EDS, poiché non sono stati evidenziati elementi metallici cromofori, ad eccezione di tracce di ferro.

Una combinazione di osservazioni microscopiche dettagliate, insieme all’applicazione di FTIR e RS, ha supportato l’uso di un pigmento organico ottenuto dalla macerazione di guado (Isatis tinctoria).

Il pigmento verde è il risultato di una miscela di guado e ocra gialla. Il guado è ancora oggi facilmente reperibile in Sicilia, e alcune prove sperimentali aggiuntive sono state effettuate su Isatis tinctoria appena raccolta nella zona (trattata con procedure tradizionali).

Nei secoli scorsi, il guado era ampiamente utilizzato per la tintura dei tessuti, ma la sua pratica per le pitture murali è stata provata solo sporadicamente. L’identificazione riportata in questo caso potrebbe essere considerata una novità almeno nel panorama siciliano.


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