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A trent’anni dall’uccisione di Peppino Impastato

Sono passati trent’anni da quella triste notte in cui gli uomini di Tano Badalamenti, sotto suo ordine, decisero di tappare la bocca per sempre a Peppino Impastato facendolo saltare in aria. Un uomo scomodo per tutti quelli che non sanno nemmeno cosa sia la legalità.

di Francesco Genovese - sabato 3 maggio 2008 - 4605 letture

Sono passati trent’anni da quella triste notte in cui gli uomini di Tano Badalamenti, sotto suo ordine, decisero di tappare la bocca per sempre a Peppino Impastato facendolo saltare in aria. Un uomo scomodo per tutti quelli che non sanno nemmeno cosa sia la legalità. Un uomo libero che faceva del suo pensiero la sua missione giornaliera: un pensiero fatto di legalità e giustizia. Faceva informazione vera, andava oltre le maschere e cercava la verità in quelle vie nascoste dove tutto era marcio dai politici alla gente comune; vie nascoste dove la mafia era normalità, dove nessun delitto indignava, così come i traffici di droga e gli interessi dei politici di Cinisi e Terrasini....dove vigeva il silenzio rassegnato della gente comune che rimaneva sorda e cieca di fronte a tutto.

Peppino Impastato guardava oltre le apparenze, ascoltava oltre il rumore del silenzio, e parlava senza peli sulla lingua, denunciava soprusi e magagne, rifiutando a 360° quella montagna di merda chiamata Mafia, di cui la sua famiglia faceva parte.

Lui credeva in futuro migliore ma sapeva benissimo che un giorno lo avrebbero ucciso; non furono solo i mafiosi di Tano Badalamenti ad ucciderlo, ma fu anche il silenzio che rimbombava a Cinisi. Subito dopo la sua morte, fu ucciso una seconda volta da tutti quelli che parlarono di suicidio e non di omicidio, da tutti quelli che parlarono di atto terroristico. Solo grazie al fratello Giovanni, alla madre Felicia, ai compagni di militanza e al centro siciliano di documentazione, fu possibile riaprire le indagini che portarono, soltanto nel 2002, alla condanna all’ergastolo nei confronti di Tano Badalamenti come mandante dell’omicidio.

In fondo non c’erano dubbi sulla matrice mafiosa del suo omicidio, era chiaro quanto fosse stato scomodo Peppino per i mafiosi, la cui perfidia e astuzia aveva approfittato del periodo "caldo" del terrorismo italiano per infangarne la memoria. Ma Peppino era già un eroe da vivo, e nessun depistaggio avrebbe cancellato la sua vita per la legalità.

Da allora un pò di cose sono cambiate grazie ai sacrifici di tanti altri giudici, poliziotti, commissari, uomini di stato e uomini qualunque che hanno combattuto la mafia pagando con la propria vita. Anche la mafia è cambiata in tutti questi anni, e anche se non uccide più fisicamente, continua in modo silenzioso ad uccidere la dignità di tutte quelle persone che vivono nella legalità, oscurando la nostra bella Sicilia(ma anche tutto il paese) con la cappa nera del clientelismo, del pizzo, dei ricatti, degli appalti e delle lobbies. Un modo di operare che è ancora più pericoloso poichè emerge un sostanziale "annidamento" dentro le tane più impensabili del nostro paese.

Peppino Impastato è stato un importantissimo esempio per gli anni che lo hanno seguito, ed è anche grazie a lui che di lotta alla mafia se ne parla di più rispetto a quando era difficile pronunciarne la parola. E’ un peccato quindi che in tutto questo tempo esista ancora quella mentalità mafiosa che rende la mafia stessa un fenomeno sempre più difficile da debellare, perchè è nella mentalità mafiosa che si creano nuovi stereotipi e nuovi idoli; è proprio nella mentalità della gente che dovrebbe nascere il vero rifiuto verso questa dolorosa piaga, e fin quando esisterà una determinata mentalità mafiosa, Peppino Impastato sarà ammazzato ancora una volta puntualmente e insieme a lui tutte le altre vittime di mafia.

Quindi è necessario, affinchè il sacrificio de "La banda del sogno interrotto" non sia vano, vivere di legalità ogni giorno, rifiutando la mafia e tutto ciò che ruota attorno ad essa...soltanto così potremo sperare in un futuro migliore, perchè con la mafia, il futuro non esiste e non è mai esistito.


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A trent’anni dall’uccisione di Peppino Impastato
6 maggio 2008, di : Sergio

bisogna parlare continuamente e sempre di più delle persone di grande valore come Peppino, del loro insegnamento e della necessità di rivoltarsi contro contro tutti quelli che in un modo o nell’altro uccidono, anche se non fisicamente, chi ha veramente il coraggio di vivere e di cambiare. bisogna far parlare la gente comune, dar loro voce senza farsi rimbecillire dai media.