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A proposito della Geografia dell’impoverimento


Quando la storia del territorio è vissuta in modo indifferente
mercoledì 10 febbraio 2010, di Emanuele G. - 519 letture

Qualche settimana fa ho pubblicato un breve saggio riguardante la “Geografia dell’impoverimento” che è servito a delineare alcuni aspetti fondamentali per capire quando un territorio è in fase di impoverimento.

Tuttavia, considerare tale analisi come completa è fuorviante poiché lo studio del territorio comporta l’uso di più di una variabile con lo scopo di aumentarne la leggibilità e predisporre tutti quegli strumenti atti a governarlo.

Oggi, intendo aggiungere un ulteriore tassello alla costruzione di un modello quanto più completo di “Geografia dell’impoverimento”. Mi riferisco a una caratteristica che ritengo altrettanto essenziale che va sotto il nome di storia del territorio.

Per molti storia del territorio significa porre in ordine cronologico i principali fatti succedutisi in un dato territorio in relazione alle prove documentali disponibili. E’ una definizione plausibile, ma troppo orientata su un mero principio di cronologia e non in grado di leggere in modo compiuto il territorio.

La storia del territorio è chiamata a darci risposte certamente più esaustive. Essa deve delineare i caratteri dominanti di un territorio nel corso dei secoli. Ci deve informare, innanzitutto, sulle diverse fasi che hanno costituito la storia del territorio. In seguito l’obiettivo è quello di individuare le caratteristiche precipue di ogni fase. Le caratteristiche sono di diverso tipo: amministrativo, economico, sociale, culturale, relazionale e così via discorrendo. La fase successiva ha come scopo di riflettere sui dati raccolti per identificare i caratteri fondamentali di un dato territorio. Questi caratteri fondamentali costituiscono il codice genetico identificativo del territorio. Esso dovrebbe determinare la “governance” del territorio sia nell’amministrazione quotidiana del medesimo che nel complesso lavoro di orientamento nel medio-lungo periodo.

Orbene, dobbiamo rispondere a un interrogativo piuttosto complesso. Il seguente: che ruolo svolge la storia del territorio in relazione alla “Geografia dell’impoverimento”? Il punto di partenza è ricordare la definizione che abbiamo dato alla “Geografia dell’impoverimento”:

Per “Geografia dell’impoverimento” si intende un modello di analisi di un dato territorio caratterizzato da non assegnazione di funzione territoriale, da dinamica reddituale bassa, da un’economia tendente a valori negativi, da un ambiente considerato estraneo dalle comunità stanziali, da diminuzione costante della propria dotazione di infrastruttura e, infine, da un accentuato grado di disaggregazione sociale.

Leggendo attentamente la definizione riportata sopra ci si accorge immediatamente quanto sia importante la storia del territorio.

Tale specifica disciplina agevola in maniera decisiva il complesso lavoro di analisi del territorio.

Ancora, senza avere una conoscenza più che approfondita della storia del territorio non è possibile:

1. Assegnargli una funzione e/o funzioni;

2. Conoscere le dinamiche del lavoro e dell’economia del territorio;

3. Avere una visione chiara delle sue potenzialità ambientali;

4. Coniugare le necessità di infrastrutturazione del territorio con le vocazioni del medesimo;

5. Attivare un sistema valoriale al fine di fornire uno scenario di aggregazione e consolidamento sociale.

Emerge chiaramente che il processo di conoscenza della storia del territorio è un processo dinamico poiché le caratteristiche stesse del territorio (funzione, lavoro, economia, ambiente, infrastrutture e comunità) sono per loro natura dinamiche.

Tutto cambia allorquando ci si riferisce alla “Geografia dell’impoverimento”. In questa ottica la storia del territorio è letta in chiave distorta tesa al mero compiacimento di un passato glorioso che, purtroppo, non è più nella realtà del presente. Un compiacimento accademico di esclusiva riproposizione del passato evitando di collegarlo al presente del territorio. La storia intesa come un’entità immobile e statica. Un insieme meccanicista di date, fatti e personaggi non collegati fra di loro. Meno che meno con il territorio. In fin dei conti considerare remota nel tempo la storia del territorio significa un atto di deresponsabilizzazione criminale nei confronti del presente. Questa lontananza etica si trasforma presto in generale indifferenza. Avere una siffatta mentalità impedisce di operare attivamente per lo sviluppo del territorio. Quando si capirà che la storia del territorio è il motore primo di un territorio? E’ un fiume che lo vivifica. Al contrario un territorio che non riceve impulso dalla propria storia è un’entità amorfe, in declino e statica.

Questo è successo al “Triangolo” Carlentini-Francofonte-Lentini. Un passato davvero glorioso che non è servito a vivificare il presente di un territorio che, di conseguenza, si sta avviando verso un avvenire contraddistinto da un impoverimento sempre più accentuato e grave.

Altrove glorie locali come Gorgia e Jacopo Notaro sarebbero diventate occasioni imperdibili per assicurare uno sviluppo generalizzato all’intero comprensorio. Ma qui sono diventati la ragione di un inutile parlare.

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