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A dieci anni dalla morte di De Andrè

A dieci anni dalla sua morte una cosa è certa e cioè che mai nessuno riuscirà a scrivere ciò che ha scritto Faber

di Francesco Genovese - mercoledì 14 gennaio 2009 - 4948 letture

Sono trascorsi dieci anni da quel triste 11 gennaio del ’99, quando la musica italiana ha perso per sempre il più grande suo cantautore: Fabrizio De Andrè.

Che De Andrè sia stato il migliore di tutti è risaputo, così come il fatto che le sue canzoni sono rimaste e continuano a rimanere, come dei libri scritti da secoli che conservano il proprio fascino in modo immutato. De Andrè poeta, cantautore, musicista e scrittore ci ha raccontato tanto: ci ha parlato delle minoranze, delle emarginazioni, delle guerre, delle morti, dei valori, dei disvalori, delle differenze e delle uguaglianze. Ha saputo farci aprire gli occhi sulle ingiustizie ed è riuscito a farci costruire un quadro ben preciso di come era il mondo visto dai suoi occhi; un mondo ben descritto attraverso ogni singola parola delle sue canzoni.

Ci ha parlato delle prostitute della Genova antica e dei loro occhi grandi color di foglia, ci ha parlato di Marinella addolcendole la morte, ha affrontato il tema della solitudine ed ha parlato della morte sotto tanti aspetti e ha raccontato la storia di Franziska, una delle tante anime fragili.

Pacifista e non violento, ha sempre affrontato il tema dei deboli nei confronti delle guerre e delle distruzioni dei popoli. Ha parlato dei drogati, degli omosessuali e dei Rom. Ha saputo parlare delle rivoluzioni e della voglia di ribellarsi di fronte al potere, ha messo in risalto la superficialità dei salotti buoni del conformismo a paragone con i reali problemi di vita e ci ha fatto ascoltare i suoni delle sue origini di una Genova che non c’è più.

E’ riuscito ad umanizzare la figura di Gesù riproponendo il problema delle verità assolute e degli abusi del potere ed è perfino riuscito a scrivere in modo poetico, una canzone sul suo rapimento in Sardegna negli anni ’70.

Questo era De Andrè, un poeta capace di farci sognare e di farci riflettere, aprendo le sue canzoni a qualsiasi tipo di analisi.

Fernanda Pivano lo definì il più grande poeta degli ultimi anni 50 italiani e molti altri lo presero come punto di riferimento. Per il decimo anniversario dalla sua morte i mass media hanno deciso di dedicare interi spazi in sua memoria, riproponendo spezzoni di interviste, concerti, sondaggi internet e gallerie fotografiche.

Ricordo che quando i telegiornali di allora diedero la notizia della sua scomparsa, la maggior parte di essi lo affiancarono a Battisti sicuramente per via della vicinanza con la data di morte del cantante de "La Canzone del sole", e a mio avviso quello fu uno dei più grandi errori del giornalismo nazionale..perchè De Andrè non era e non è paragonabile a nessuno e in particolar modo a Battisti, le cui canzoni non sono mai state dei capolavori ma delle canzonette leggere di poco rilievo. Posso capire il gusto soggettivo della musica, ma ritengo che paragonare due artisti che non hanno niente in comune è da ignoranti.

A dieci anni dalla sua morte una cosa è certa e cioè che mai nessuno riuscirà a scrivere ciò che ha scritto Faber e qualsiasi tipo di omaggio atto a ricordare la sua figura e la sua importanza è sempre poco rispetto a ciò che si merita. Fabrizio De Andrè è la pietrà miliare della musica italiana e per far sì che la sua opera rimanga nella storia futura, bisogna divulgare il più possibile la sua arte e il suo modo di fare musica, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto.

Grazie Faber


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