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A ciascuno il suo


Era lì, imponente e minacciosa. Ma Bertolaso non l’ha vista.
mercoledì 28 ottobre 2009, di Piero Buscemi - 401 letture

Alla fine Bertolaso ha lasciato la Sicilia con un messaggio di sentenza nei confronti del popolo siciliano, neanche tanto subliminale. L’idea che i siciliani fossero tutti mafiosi era già passata al luogo comune storico, senza particolari contradditori. Tanto per usare una terminologia legale, tanto in voga ultimamente. Bertolaso ha aggiunto un particolare che ci era sfuggito: sono anche abusivi.

Lo ha potuto constatare dalla casa in mezzo ad una delle fiumare dei luoghi del disastro. Abusiva, senza dubbio. Il suo giudizio da esperto. Qualcuno nell’averla notata negli anni, aveva paventato l’ipotesi che potesse essere una esternazione di nuova corrente artistica post-moderna. Qualcun altro si era lasciato pure andare ad un commento di antiesteticità con il resto dell’urbanistica della riviera ionica, caratterizzata da palazzi multicolori che hanno sostituito negli anni, i limoneti che invadevano la costa, proprio affacciati al mare.

Anche questa ultima ipotesi, aveva per un attimo collegato questa zona alla riviera ligure con le sue case colore pastello, addobbate da finestre disegnate sulle pareti esterne che, come risaputo, servivano nel passato a far orientare i pescatori fuori a mare sulla via del ritorno. Il mare e la mani spaccate dei pescatori siciliani avevano lasciato libero spazio a questa manifestazione poetica. Comunque, l’acutezza e l’intuito che hanno indotto Bertolaso a pronunciare la parola “abusiva”, in effetti, non l’avevamo avuta.

Probabilmente, poi, il fatto che i siciliani siano tutti mafiosi e abusivi sarà anche vero. Gli ultimi appalti affidati a società del nord Italia per la realizzazione delle grandi opere della Legge Obiettivo sul territorio isolano, lo dimostrerebbe. Investire in Sicilia comporta non pochi vantaggi. Tra i quali, da non trascurare il messaggio di riunificazione nazionale in tempi di secessionismo. Ma sicuramente, la possibilità di poter avere a priori una storica ed universale giustificazione di intralcio mafioso, nella remota eventualità di una scarsa riuscita delle opere in costruzione.

Certo, i siciliani ci mettono anche del proprio per confermare questa teoria. Presentarsi davanti alle telecamere e dichiarare di non avere ricevuto neanche una lira per le opere di consolidamento ambientale, a seguito dei ripetuti segnali di sfaldamento del territorio susseguiti nei vari inverni, non è una bella immagine. Se poi lo fa un sindaco, è pure un’aggravante. Non ti permette neanche di nasconderti dietro una battuta anacronistica, giocando sul binomio lira-euro, che meriterebbe la didascalia più appropriata di “…neanche un euro cent”.

Poi i problemi dell’età che avanza, fanno il resto. Lo stesso sindaco ha dimenticato la sua dichiarazione trionfale davanti alle telecamere di una emittente privata, nella primavera del 2007. In quell’occasione, il sindaco annunciò l’utilizzo di 1.200.000 (un milione e duecentomila) euro ricevuti dal Ministero dell’Ambiente per la messa in sicurezza di un ponte di viabilità stradale che sovrastava uno dei torrenti, protagonista dell’ultima alluvione del 1° ottobre.

Parlò anche di una somma di pari entità, già stanziata, per la realizzazione di un residence vacanza, da costruire nei pressi del torrente. Un’opera che avrebbe consentito, a sua detta, il rilancio della zona sotto il profilo strettamente turistico. Il residence non fu mai costruito. Per un caso di pura sfortuna. Il 25 ottobre del 2007, due ore consecutive di pioggia intensa furono sufficienti per spazzare il cantiere quasi ultimato del rafforzamento del ponte. Qualcuno si è permesso pure il lusso di supporre: “chissà cosa sarebbe accaduto se il residence fosse stato già realizzato, durante il nubifragio di 4 ore di quest’anno?”

Supposizioni. Semplici congetture, difficili da dimostrare con un riscontro. Un particolare, che sembrerebbe un po’ più certo, è la miopia di Bertolaso. Si, perché durante la sua visita in Sicilia, mettendosi con le spalle al mare e osservando attentamente le colline sovrastanti, non gli è riuscito vedere un particolare che, forse, meriterebbe una indagine più approfondita.

Lo scopo sarebbe quello di provare a scoprire le vere motivazioni che hanno dissestato questa zona, con i risaputi effetti collaterali registrati. Un’ipotesi in più, da sfatare o confermare, per provare a giungere alla verità. Questo particolare era lì, davanti ai suoi occhi. Grande, immensa, rumorosa. Realizzata negli anni ’60 in un territorio geologicamente particolare, lascia seri dubbi sugli approfonditi studi condotti all’epoca, che potessero azzerare teorie malpensanti sui motivi del dissesto ambientale di queste zone.

Era lì, imponente e minacciosa. Era l’autostrada Messina-Catania. Ma Bertolaso non l’ha vista.

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