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A Vittoria i bambini non giocano più (2)

Qualcuno dovrà prima o poi pensarci.
di Sergej - sabato 13 luglio 2019 - 590 letture

Qualcuno dovrà prima o poi pensarci. Su queste nostre città in cui i bambini non possono più giocare sotto casa, per strada. Questa volta è stato un SUV, uno di questi bestioni tanto di moda nell’immaginario nordamericano e dunque dei ceti più permeabili all’americanizzazione delle nostre società europee.

A Vittoria tre bambini sono seduti sotto casa: il SUV li trancia. Uno perde le gambe, l’altro bambino muore sul colpo. In questa Italia ipocrita che appena sente parlare di bambini strepita, cattolicamente palpitante al pensiero di giovani vite recise - mentre a mare muoiono a centinaia, sui gommoni degli immigrati: ma quelli no, sono bambini di serie B e poi si sa, se muoiono a mare cuore che non vede salvo poi osservare un minuto di lagrimuccia televisiva quando qualche corpo viene ripreso da una tv (nordamericana, perché quelle italiane stanno lontane dalle spiagge che non si sa mai).

In questi tempi americanizzati e di guerra tra poveri, tre tizi che stavano dentro al SUV si costituiscono: temevano il linciaggio. Perché anche questa è americanizzazione, la “folla” che è diventata chi abita nelle nostre città periferizzate. Non più cittadini. Non più i diritti e doveri della legge. Ma il favore, e l’euforia che dà il potersi fare giustizia da sé - in assenza dello Stato, in assenza nei quartieri, nelle strade, di qualsiasi cosa che assomigli a una organizzazione: che non sia quella dei gruppi criminali, dei più forti aggregati in famiglie e vassalli. A Vittoria registriamo, in questi giorni di caldo siciliano - mentre al Nord imperversa la bufera climatica - il fatto di cronaca. Che passerà, come tanti altri - è già passato. Fino al prossimo fatto di cronaca che agiterà per qualche minuto le coscienze.

Nel secolo scorso un poeta aveva osservato che le lucciole non brillavano più di notte. E si era rivolto all’indifferenza della modernizzazione rampante chiedendo se non era il caso di riflettere su questa cosa così apparentemente secondaria e infima. Da qualche decennio i bambini non giocano più nelle strade. I genitori portano a scuola i figli utilizzando le automobili convinti in questo modo di proteggerli ma rendendoli sempre più insicuri e incapaci di vivere in maniera autonoma. Gli anziani non attraversano neppure sulle strisce pedonali e restano chiusi in casa nella paura degli scippi e degli urti. È proprio una bella civiltà quella che stiamo costruendo, queste nostre città - questi nostri reciproci e quotidiani rapporti umani. A Vittoria i bambini non giocano più.



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